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Mannaggia

Questi sono giorni intensi. E più i giorni sono intensi, più la sfiga stagistica si sente in dovere di agire. Mannaggia.

L’antefatto:

Cilàn, a causa delle sue ferie obbligate, mi ha lasciato nelle fauci del Temibile Romtas. E così, da ieri, il mio tempo in ufficio è diventato una vera lotta alla sopravvivenza. Continua a leggere “Mannaggia”

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Sciò!

Oggi ho pranzato al parco. Come tutti i giorni, del resto.

Quello che io chiamo parco è in realtà un giardino, anche abbastanza piccolo, però è vicino all’ufficio e questo basta. È un giardino particolare perché lavora solo con gli impiegati. Niente famiglie, niente bambini che giocano, niente cani che corrono. Solo gente in tailleur o giacca e cravatta. E solo dalle 13 alle 14, perché poi si torna in ufficio.

Questa sua caratteristica, al di là di quanto si possa pensare, non lo rende troppo triste. Quella è un’ora delicata, in cui non si vorrebbe vedere nessuno, sentire nessuno, parlare con nessuno, soltanto morire, da qualche parte, in silenzio. E dunque, va bene cosi. Continua a leggere “Sciò!”

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Il fatto è che ho fame.

“Aspetta almeno fino alle 10. Aspetta almeno fino alle 10. Aspetta almeno fin….”

Il fatto è che ho fame.

E all’inizio di questo stagismo-pendolarismo-lavorofuoricasa pensavo che la cosa, prima o poi, sarebbe passata. Che lo stomaco si sarebbe ristretto. Sì, insomma, che con il passare dei giorni mi sarei abituata a vivere con una mezza colazione buttata giù a forza all’alba, un misero pranzo al sacco consumato dopo 7 ore, e nient’altro fino a sera. In fondo, c’è gente che vive anche con meno ed è comunque felice. Credo. Continua a leggere “Il fatto è che ho fame.”