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Di oroscopi e ore d’aria

Questi sono giorni statici. Il Temibile Romtas è sparito, letteralmente. Nessuno sa bene che fine abbia fatto. Cilàn crede sia in malattia. Quale sia questa malattia, per quanti giorni durerà, se sia contagiosa o meno, nessuno può dirlo. Certo è che LUI ha cancellato tutti i suoi appuntamenti per questa e per la prossima settimana e si è volatilizzato nel nulla.

La sparizione di Romtas ha lasciato un clima strano, quel tipo di libertà serena ma controllata di quando il professore si allontanava e in classe iniziava l’anarchia, ma sempre con un orecchio al corridoio ché, quando meno te lo aspetti, quello torna e mette note a tutti.

C’è chi ha triplicato le passeggiate al bagno o alla macchinetta, chi intanto ha approfittato della fotocopiatrice del corridoio per stamparsi la dichiarazione dei redditi, chi si dedica al surfing spietato sui siti di gossip online e chi, come me, traduce dall’inglese interviste video di sociologi americani su temi impossibili. Eh sì, perché come in ogni classe che si rispetti, anche qui c’è lo sfigato di turno a cui fare del sano bullismo quando il professore non c’è. La sfigata sono io, per l’appunto.

Quella della “traduzione dall’inglese” è un’annosa questione con cui mi sono scontrata più di una volta in questi brevi mesi di stage. Più che la traduzione in sé, la questione è sui sociologi e sulle loro teorie che, se già di difficile comprensione in italiano, presentate in un inglese biascicato e strascinato diventano proprio impossibili.  

Ma i sociologi sono gente attenta e precisa e non posso credere che non si rendano conto del fatto di essere totalmente criptici sia nei concetti sia nella forma, anzi sono proprio convinta che lo facciano apposta. Si mangiano le lettere e usano parole mai sentite perché sanno che, da qualche parte nel mondo, c’è qualche stagista sottopagato che passerà ore, cuffie alle orecchie, a cercare di intendere quello che loro provano a dire. Con scarsi risultati naturalmente e mettendo a dura prova il proprio sistema nervoso (e quello di Pilush, ça va sans dire).

Ecco, ho capito questo sulla vita e sul successo: mi sentirò veramente realizzata solo quando sarò io a rilasciare interviste in un italiano incomprensibile e qualche stagista, da qualche parte della terra, passerà le proprie giornate a mandare la mia faccia al rallentatore per cercare di tradurmi.

Bullismo e interviste a parte, comunque, devo ammettere che il clima da “ora d’aria” ha contagiato anche me e così stamattina, essendo giovedì, mi sono concessa il tempo di leggere l’oroscopo settimanale del grande profeta Rob Brezsny che, dall’alto della sua lungimiranza, mi indicava alcune domande sul futuro, a cui rispondere per stimolare il flusso dei miei pensieri.

Dunque chiudo, riportando di seguito domande e risposte (e qualora voleste stimolare il flusso anche voi, potete farlo nei commenti qui sotto):

1) Quali sono le tre domande alle quali vorresti trovare una riposta nelle prossime 43 settimane?

  • Come può essere che nessuno protesti per la grossa disparità che c’è tra il numero di giorni lavorativi e quelli di weekend?
  • Perché, alla macchinetta, bevande dallo stesso nome, nella colonna di sinistra costano 40 cent e in quella di destra 35?
  • Quale piano malefico c’è alla base dei finestrini del regionale chiusi a chiave, nei bollenti pomeriggi di giugno?

2) Delle numerose avventure che sarebbe piacevole affrontare, quali sono le due che ti darebbero più forza?

  • Dopo l’ennesima consegna imposta con termini e scadenze assurde, congedarmi dall’Ufficio di Romtas con “francamente, me ne infischio.”
  • fare il giro del mondo in 80 giorni e un viaggio sulla luna e conquistare il pianeta e… comunque non ne otterrei la stessa forza che al punto 1.

3) Qual è la cosa che vorresti cambiare del tuo atteggiamento o della tua vita?

          Sfiga. Sfiga. Sfiga.

4) Quale nuovo privilegio ti sarai conquistato nell’aprile del 2017?

         Che per aprile 2017 io abbia già rilasciato un’intervista in italiano “stretto”?

 

 

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Autore:

Stagista a tempo pieno. Giura che non se lo meritava.

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