Pubblicato in: Portfolio

Il bike sharing l’ha inventato Murphy

Ogni mattina uno stagista si sveglia e sa che dovrà correre più veloce della sfiga che lo perseguita.

Soprattutto se deve avere a che fare con il bike sharing, quel servizio di biciclette condivise, messe a disposizione degli utenti, nelle grandi città. Il bike sharing, unito alla sfiga stagistica, diventa un elemento di distruzione totale.

Se avrai bisogno di una bicicletta non la troverai, né nella tua, né nelle 4 stazioni limitrofe. Se invece vorrai posarla, stai certo che tutti i posti saranno pieni. E la probabilità che ogni cosa fili liscia è inversamente proporzionale alla fretta che si ha.

Il bike sharing l’ha inventato Murphy, per dimostrare l’inconfutabilità delle proprie leggi.

Per non parlare delle biciclette rotte, senza sellino, senza pedali, senza catena, gomma a terra. Ho visto stagisti vagare per le vie come anime in pena, su biciclette in fin di vita, in cerca di un posto in cui mollarle. Ne ho visti altri rischiare di spiattellarsi su alberi e muri per freni non funzionanti scoperti troppo tardi. Ho visto ragazzi e ragazze innocenti e puntuali, perdere treni per stare appresso alla propria bicicletta. Ho visto persone scivolare rovinosamente nella pioggia per gomme troppo lisce. Ho visto gente litigare per un ultimo velocipede disponibile. Ho sentito di tessere bloccate, postazioni fuori uso e numeri verdi occupati. Ho visto stagiste dalle borse pesantissime, prendere a calci la colonnina lampeggiante, cercando di sganciare il mezzo, e alla fine essere costrette, puntualmente, ogni sera, a tornarsene a casa a piedi (ogni riferimento a cose o persone è assolutamente non casuale).

E quando vi dicono che c’è crisi e che la sharing economy salverà il mondo, non credetegli! Intendono semplicemente dire che questa economia basata sulla condivisione favorirà una lotta tra specie nel senso più darwiniano del termine, una selezione naturale in cui i deboli soccomberanno e  in cui, alla fine, a salvarsi sarà una e una sola razza: quella dei fortunati.

La razza di chi, iscrivendosi a Airbnb, becca il loft, Parigi centro, a 20 euro a notte e non il monolocale da 15 metri quadri con la moquette pisciata dal cane; di chi, al primo viaggio in BlaBlaCar, incontra l’amore della propria vita e non lo psicopatico logorroico depresso; di chi becca sempre l’ultima bicicletta disponibile e trova pure cinque euro nel cestino. Insomma, la sharing economy è solo per gente dalla botta di culo facile.

Tutti gli altri possono lottare, se credono, ma alla fine soccomberanno.

Gli stagisti, tanto vale che non ci provino neanche.

 

legge di murphy3

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Autore:

Stagista a tempo pieno. Giura che non se lo meritava.

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