Pubblicato in: Portfolio

Cara Trenitalia…

Cara Trenitalia,

passiamo insieme, ormai da mesi, quattro o cinque ore al giorno. Passo più tempo con te che con la mia famiglia o i miei amici. Anzi, a ragionarci bene, passo anche quasi più tempo con te che con Pilush. E, sinceramente, io credevo – almeno all’inizio – che noi avremmo potuto avere un buon rapporto. Io avevo tanta fiducia in te, addirittura da acconsentire, ogni mese, a sottoscrivere un abbonamento ai treni regionali, nonostante tutti i consigli e gli ammonimenti degli scettici che mi dicevano che mi avresti fatta impazzire.

Ebbene. Purtroppo, cara Trenitalia, è confermato. Tu mi fai impazzire.

E non dico tanto per il viaggio di andata, che è all’alba, che il treno è più o meno fresco e quasi vuoto (almeno nel momento in cui salgo io) e che eventuali ritardi sono ben accetti, ché tanto in ufficio prima delle 9.30 non arriva comunque nessuno. No, cara Trenitalia, tu mi fai impazzire al ritorno.

Al ritorno, quando io, dopo una giornata fuori casa, non vedo l’ora di raggiungere il divano. Al ritorno, quando ci sono 35 gradi fuori e 55 gradi dentro al treno. Quando mi proponi vagoni che puzzano prima ancora di salirci. Puzza già la loro struttura esterna e l’aria calda che ne esce. Lo giuro. Mi fai impazzire quando c’è ressa in stazione e tu non hai ancora comunicato il binario del treno, apposta, per vederci poi correre e lottare fino all’ultima spinta. Quando in alcune carrozze non funziona l’aria condizionata e nelle altre trovo persone in via di assideramento che cercano di coprirsi con giornali, zaini, ombrelli e tutto ciò che gli capita per mano. Quando il treno parte già in ritardo perché non si chiudono le porte, o perché c’è un guasto elettrico, o perché bisogna aspettare che passi l’alta velocità, o perché “c’è stato un investimento e l’autorità giudiziaria sta facendo i controlli”.

Allora, cara Trenitalia:

Punto primo: ti vorrei far presente che è molto macabro e scorretto che la tua voce, anche se metallica, sembri esprimere più entusiasmo del solito quando annuncia che il ritardo è causato da “investimento”, come a voler dire “stavolta noi non c’entriamo”;

Punto secondo: comunica pure alla tua “autorità giudiziaria” che se la gente finisce sotto ai treni – deliberatamente o casualmente, mentre sta cacciando qualche Pokemon – non serve che poi facciano perdere il resto dalla giornata a chi invece vorrebbe solo e semplicemente arrivare a casa;

Punto terzo: sappi che è inutile che continui a scusarti: dopo il trentacinquesimo minuto non è più ritardo. È sequestro di persona. Io pago e tu mi devi far arrivare a casa! Non è difficile.

E poi, cara Trenitalia, vorrei spendere due parole sulla totale insopportabilità dei tuoi viaggiatori. (E no, non stare a dirmi che di loro, tu non hai colpa. Certo che ne hai! È sempre colpa tua, cara Trenitalia).

Per semplificarti la comprensione, ho individuato delle categorie:

  • Il passeggero pendolare-da-sempre. Nella sua vita avrà accumulato almeno tre anni e mezzo complessivi di ritardo. Ha dei tic continui. Durante il viaggio parla da solo, sotto voce, e batte sempre qualcosa a ritmo: la mano sulla gamba, la gamba sul sedile, il piede per terra. Quale sia il ritmo da seguire, lo sente solo lui. Solitamente, quando aspetta il treno, sta “al di là della linea gialla” , con lo sguardo perso nel vuoto, facendo seriamente credere, ogni volta, che sia quella buona in cui, al fischio di arrivo, ci si butterà sotto.
  • Il passeggero con-maglia-dietro-la-testa. Dev’essere ipocondriaco. Oppure è solo scemo. Non so, fatto sta che all’interno della sua borsa/zaino, già pieno e pesante, non si dimentica mai di inserire una t-shirt – rubata probabilmente, di nascosto, a qualche figlio – da tirar fuori una volta scelto il proprio posto e da stendere sul sedile, ad altezza nuca, per proteggersi da non so quale attacco di batteri, pidocchi, pulci, zecche, alieni, tanto che anche tu, vedendolo, cominci a sentirti seriamente in pericolo di vita. La maglietta, in rari casi, può essere sostituita da un’asciugamano da bidet. E ho detto tutto.
  • Il passeggero affamato. Neanche il tempo di salire e comincia a tirare fuori biscotti sbriciolosi, panini esplosivi, parmigiane pesanti e quant’altro possa contribuire a far venire la nausea all’intera carrozza. Ora. Fosse un lungo viaggio. Fosse uno di quei treni che attraversa l’Italia, con gente che ha appena salutato la mamma e ne conserva il ricordo grazie alle unte provviste da lei preparate, potrei capire e quasi apprezzare. Ma, santo cielo, si tratta di un treno che ha un tragitto di meno di 200Km, con gente assonnata, all’andata, e già disgustata dalla puzza di sudore, al ritorno. Possibile che il passeggero affamato non possa esimersi dall’estrarre, a tutti i costi, l’artiglieria?
  • Il passeggero sudato. Questa categoria, si aggancia inevitabilmente alla precedente. Ma la puzza – e la nausea da essa causata – in questo caso sono a un livello notevolmente più alto. Il passeggero sudato e puzzolente è il peggio del peggio che si possa trovare in treno. Perché lui non è solo sudato e puzzolente, ma è anche energico e dinamico e così si muoverà per tutto il viaggio – a braccia alzate e ascelle all’aria – facendoti arrivare folate di vento maleodorante in continuazione.
  • Il passeggero telefonante. Di solito, questo tipo di passeggero, sferra il suo attacco non appena tu, passando oltre la puzza di sudore e di parmigiana di melanzane, passando oltre al caldo e al freddo, e accordando l’orecchio al tempo ritmato dal tic del passeggero pendolare, quasi fosse una ninna nanna, riesci finalmente a prendere sonno. Il passeggero telefonante di solito urla. Più è stato faticoso addormentarsi, più lui urlerà forte. All’interno di questa categoria, un particolare plauso va alle signore di colore che, non so se per puro caso, per abitudine, o per una particolare predisposizione fisica di cassa toracica e corde vocali, riescono, durante le loro telefonate, a raggiungere toni e volumi talmente alti che neanche Whitney Houston quando insiste col dirti che ti amerà per sempre.

E infine, cara Trenitalia, vorrei capire un po’ meglio questa tua politica ecologica. Prima ci assilli durante tutto il viaggio con messaggi registrati che annunciano a gran voce che: “Trenitalia ha detto no alla carta stampata e d’ora in poi il biglietto si potrà fare solo online”. E poi – dopo siti internet fuori uso, prenotazioni fallite, tempi scaduti e carte paypal non accettate – quando uno riesce finalmente a concludere l’operazione e ad ottenere il proprio abbonamento mensile, fiero di aver salvato l’intera Foresta Amazzonica, viene immediatamente raggiunto da un tempestivo tuo messaggio in cui ricordi di “stampare la ricevuta del viaggio per mostrarla al capo treno”.

Temo che con questi disastri la sfiga stagistica c’entri poco, cara Trenitalia.

Credo che, in questo caso, sia tutta colpa tua.

Tua (per forza) affezionata,
Doduck

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Autore:

Stagista a tempo pieno. Giura che non se lo meritava.

15 pensieri riguardo “Cara Trenitalia…

  1. Parli di corda a casa dell’impiccato, nel senso che hai scelto di seguire e credo con alterne fortune il blog di uno che con Trenitalia ci campa …. e ci crepa. Ci campa perché è Lei che mi da lo stipendio e di questi tempi, non si sputa in nessun piatto. Ci crepa perché son trentanni che vado avanti e indietro con i treni. So cosa vuol dire rimanere intrappolati in linea aspettando che l’Autorità Giudiziaria dia il nulla osta per riprendere la circolazione. So e conosco la maggior parte dei soggetti viaggianti e te ne potrei aggiungere altri bei soggetti. Il fattone dell’ultima corsa, la banda bassotti e i vari epigoni di varie nazionalità, E poi i poveri diavoli che a bordo treno ci vivono, nel vero senso della parola. Ma quelle sono altre storie e nessuno a voglia di raccontarle. Perché aggiungere dolore?
    Trenitalia non è il male. Le cose le fanno gli uomini. Ci sono quelli che lavorano bene, quelli che lavorano male e quelli che lavorano. Quelli che viaggiano bene e sanno viaggiare e quelli che … No, pensano ai propri interessi. Il servizio non funziona? Non è vero. funziona, con mille e una fatica (Perché non sai cosa c’è dietro ad un treno e ti posso dire che c’è un’umanità che si da da fare a dispetto di tutto e tutti) Non stiamo a guardare l’ombelico degli altri anche perché è difficile trovarlo. In quanto al nostro oramai non sappiamo più dove sia. Dai retta.

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    1. Grazie per il tuo commento, è bello poter avere la visione anche di qualcuno che sta dall’altra parte – dal lato in cui c’è indubbiamente un sacco di lavoro da fare – e migliorare così il dibattito! E comunque credo sia fondamentale non prendersi mai troppo sul serio, il tono ironico del post e dell’intero blog lo dimostrano 😉 buon lavoro!

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      1. Tranquilla. Ho colto il lato ironico. Altrimenti sarebbe stata una colata di livore e ne ho già letto in giro di blog arsenicati contro Trenitalia o i trasporti in genere..
        Quindi … E poi quando viaggio metto il vestito del viaggiatore e sotto sotto impreco anch’io 😛

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