Pubblicato in: Portfolio

Romanticismo d’oltralpe

“Hi, Doduck! Here is Bepò, from Switzerland, can you remember me?”

“Hi, Bepò, yes, sure, just like it was yesterday…do you understand?”

Bepò abita in Svizzera. È il figlio di una coppia di amici storici dei miei genitori, di quegli amici incontrati negli anni dell’università, ai tempi delle feste a casa e delle spaghettate notturne, ai tempi di euforia, chitarre e di Knock, knock, knockin’ on Heaven’s door.

Di quegli amici con cui poi ci si invita a vicenda ai rispettivi matrimoni; amici con cui si rimane in contatto nonostante trasferimenti e nuovi lavori, prima e dopo cambi di abitudini e di pannolini; amici che da anni vivono a più di 1000 km di distanza e che nonostante tutto, a ogni Natale, si ricordano di spedire il bigliettino di auguri, rigorosamente per posta, con relativa foto di famiglia aggiornata.

Io e Bepò abbiamo la stessa età e ci conosciamo da quando siamo nati, anche se, a tutti gli effetti, le volte in cui ci siamo incontrati fisicamente si potrebbero contare sulle dita di due mani. Bepò e sua sorella sono “gli amici svizzeri” da sempre presenti nella vita mia e di mio fratello; quegli amici lontani che quando lo racconti agli altri “fa molto figo”, che rivedere le foto scattateci in età diverse, in luoghi diversi, durante singole giornate passate insieme a distanza di anni, è così tenero, e con cui ogni volta però, quando capita davvero l’occasione di incontrarsi – vuoi per le diverse abitudini, vuoi per il tanto tempo passato lontani, vuoi per la timidezza smodata dei fratelli Doduck, vuoi perché queste cose vanno sempre un po’ così – si finisce per cadere nell’imbarazzo più totale.

Certo, la lingua, a tutti gli effetti, è uno dei maggiori fattori problematici. Credo possiate immaginare che, con degli svizzeri che parlano metà francese e metà tedesco, la comunicazione non risulti proprio lineare. L’ultima volta che ci siamo visti – circa 4 anni fa – la mamma di Bepò ha chiesto a mio fratello: “Tu parle français?”, “Yes”, ha risposto lui deciso, facendo crollare ogni nostra credibilità e ogni speranza in un rapporto che andasse oltre quello a gesti. (Questa risposta, come potete immaginare, è rimasta nella storia delle nostre famiglie e ancora se ne ride.)

“Doduck, sorry for my bad english…” mi ha scritto per l’appunto, l’altra sera, Bepò in chat, dopo anni dall’ultima volta che ci siamo incontrati e scusandosi per il suo inglese non proprio al massimo.

Tranquillo, Bepò. Già, con il fatto che tu abbia lasciato da parte francese e tedesco, siamo a cavallo.

Ha continuato dicendomi che mi scriveva perché voleva chiedermi un favore e io non ho potuto che sentirmi onorata di continuare questa tradizione di fratellanza portata avanti per anni dalle nostre famiglie. E così gli ho chiesto di che si trattasse. E lui mi ha spiegato che fra qualche settimana sarà il compleanno della sua fidanzata e che mi scriveva in merito a un bel regalo da farle. E io ho pensato che, wow, figo, non solo fratellanza, ma anche amore, romanticismo,… très jolie! E così gli ho chiesto di darmi più dettagli e di dirmi se aveva per caso avuto qualche idea. E lui mi ha scritto che, in realtà, aveva già le idee ben chiare sul regalo e che si trattava, però, di una cosa che era assolutamente impossibile reperire in Svizzera. E che, appunto, aveva deciso di contattarmi, dopo aver trovato, su internet, il negozio italiano in cui poter comprare l’oggetto.

Beh, in effetti cominciava a chiarirmisi la faccenda, ché potevo anche immaginarlo che Bepò non arrivasse a scrivermi dopo anni solo e semplicemente per il mio essere une femme. E lui ha continuato dicendo che però, questo negozio italiano da cui avrebbe ordinato il regalo faceva spedizioni solo su territorio italiano e che dunque mi aveva scritto, in realtà, per chiedermi se avesse potuto fare arrivare il pacco a casa mia e se poi io avessi potuto spedirglielo in Svizzera, specificando che il tutto sarebbe costato tantissimo, ma che non importava perché naturalmente avrebbe rimborsato lui.

E ok, Bepò, va bene, mi piace, e se è una cosa così esclusiva che per arrivare a lei deve farsi una doppia spedizione – che poi Bepò, tu sei svizzero e non puoi nemmeno immaginare quanto tempo perderò in coda, qui in Italia, andando in posta a spedire un pacco – sì, insomma, io sarò lieta di essere il vostro Cupido! Ma ora, ti prego, dimmi almeno di che si tratta, che non sto più nella pelle!

“A pasta-machine”.

No, aspetta Bepò, credo che tu ti sia confuso con la lingua. Cosa intendi, di preciso, per “pasta-machine”?

“I mean, something like this:”

pasta-machine

No, no. Fammi capire, Bepò: tu pensi a un super regalo romantico, con settimane di anticipo, con doppia spedizione, scomodando gente d’oltralpe…e a quel prezzo per giunta! E alla fine che è? Una macchina per fare la pasta? Mannaggia!

E ok, lasciamo perdere, se credi, anni di lotte femministe, di desiderio di emancipazione, di ideali di donne lavoratrici e uomini a casa, di scioperi e di voglia d’indipendenza. Lasciamo perdere Simone de Beauvoir e Betty Friedan e passiamo anche sopra al fatto che se, in Italia, ti presentassi alla tua fidanzata ventenne con una macchina per la pasta, come minimo ti ritroveresti lo stampo per i ravioli in fronte. Ok, Bepò? Lasciamo perdere tutto questo, se vuoi…

Ma, mannaggia, Bepò – ammesso e non concesso che lei, poi, questo tuo regalo non solo lo accetti ma magari, anche, lo apprezzi – hai almeno pensato a come potreste mai, voi, svizzeri, di origine franco-tedesca, riuscire in qualche modo a prepararvi un piatto di pasta che sia degno di questo nome?

Chè, voglio dire…di come sia andato l’ultimo vostro tentativo ce ne ricordiamo tutti…

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Autore:

Stagista a tempo pieno. Giura che non se lo meritava.

12 pensieri riguardo “Romanticismo d’oltralpe

  1. Volendo credere che la lotta femminista posso aver concesso alla donna l’opzione di poter scegliere se desidera lavorare in casa o in qualche altro non meglio specificato posto, voglio nuovamente credere che questo regalo nasconda un significato del tipo “ti amo così tanto, che non riesco ad immaginare la mia vita senza di te, sei indispensabile alla mia felicità come il cibo”.
    Spero ci sia un bigliettino di questo genere insieme, magari anche un braccialetto, o un peluche….al limite dei fiori.

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    1. “Sei indispensabile alla mia felicità come il cibo” mi sembra una giustificazione bellissima per aver regalato alla propria ragazza una macchina per la pasta! La suggerirò sicuramente al mio amico qualora le cose dovessero mettersi male! 😀

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