Pubblicato in: CV, Portfolio

Gente allegra, il Ciel l’aiuta!

La zia suora è la sorella di mia nonna, ha 93 anni e ha preso i voti per l’Ordine di Sant’Anna 75 anni fa.

Per un caso fortuito abita a Lavorandia da sempre, da prima ancora del mio arrivo qui, sebbene il luogo sia a chilometri e chilometri di distanza dalla nostra città d’origine e tanto che la sua effettiva esistenza era niente poco più di una leggenda per noi nipoti, fin quando l’inizio di uno stage nella stessa città della monaca non mi ha portato a verificarne di persona l’autenticità.

Vive, con una trentina di altre sorelle a lei coetanee, in un istituto non troppo distante dall’Azienda Ridens, un luogo buio e austero a cui sono approdata nei miei primi giorni da stagista, in cerca di cibo e di un tetto, come nei migliori romanzi di formazione.

A dispetto del luogo, le suore mi hanno accolto fin da subito con il giubilo che ho scoperto poi contraddistinguere ogni momento della loro giornata, decidendo che – in virtù delle mie visite reiterate – potessi essere un po’ una nipote condivisa a cui smollare caramelle decennali e pasticcini di marmo

La zia suora è bassettina e gracile, ha il naso ricurvo e gli occhi da bambina. Ha la voce sottile e si muove rapida per gli infiniti corridoi dell’istituto, impugnando fiera il deambulatore biruote. È vispa, sveglia e intraprendente. Si alza ogni mattina all’alba e gira di stanza in stanza servendo il caffè alle sorelle prima che si spostino tutte in refettorio per la colazione ufficiale.

Forma, con le altre, una comunità singolare e abbastanza curiosa, fatta di nonnine sempre allegre e dalla battuta facile, che giurerei essere costantemente ubriache se non le avessi viste con i miei occhi bere sempre e solo acqua o succhi di frutta. (Non assicuro nulla, tuttavia, riguardo all’uso di droghe).

Un tempo sono state tutte maestre, secondo la regola del loro ordine che vuole una vita dedicata all’educazione. Ormai anzianotte, passano ora le loro giornate relegate tutte all’ultimo piano di quell’immenso istituto, pregando, ovviamente, ma anche dedicandosi ad attività ludico ricreative organizzate per loro dalla madre superiora e che io ho scoperto un giorno in cui, andando a far visita alla zia verso le sei di pomeriggio, non l’ho trovata in stanza, così come non ho trovato nessuno né nella cappella, né in refettorio, finché non le ho sorprese tutte euforiche, chiuse in una stanza, che battevano mani e piedi in cerchio a ritmo di Viva la pappa col pomodoro.

La zia suora dice di non aver mai avuto un dubbio durante i suoi ultra settant’anni di vocazione, mai un ripensamento o il desiderio di tornare a casa, neppure mentre scappava a piedi con le altre durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale e viaggiava sui carri bestiame con il prete che dava già l’estrema unzione; neanche quando si sono susseguiti lutti in famiglia e quando la lontananza pesava di più; neppure dopo anni costretta a mangiare per almeno tre volte a settimana la minestra di Suor Evelina, la cuoca (Dio ce ne scampi e liberi!).

Si ritiene anzi molto fortunata ad aver avuto la vita che ha avuto, trascorsa in mezzo a quella bella comunità di supporto (sebbene, qualora io pensassi un giorno alla vocazione, il suo consiglio è di – testuali parole – “valutare le Salesiane che sono senza dubbio più emancipate e intraprendenti!”).

Comunità che, come vi dicevo, ha ormai pressoché adottato anche me, interessandosi di volta in volta in primis alla mia dieta, poi alla mia vita lavorativa, e in generale a tutto il resto, domandandomi a turno se dormo abbastanza, se mangio abbastanza, se ho dei termosifoni funzionanti a casa, se anche io guardo la televisione, come trascorro il mio tempo o come riesca – curiosità, questa, della 102enne Suor Zenaide – a infilarmi ogni giorno questi pantaloni duri che chiamo gins.

Una grande euforica famiglia, insomma, che non ha esitato a chiamarmi la settimana scorsa per informarmi della decisione di costringere la zia suora a rimanere fissa a letto, dopo un paio di ricoveri in pronto soccorso a causa di un cuore debole e di una situazione aggravata dalla bronchite.

Così, da qualche giorno, ogni sera dopo il lavoro, passo a trovarla per vedere come sta e la trovo sotto le coperte, circondata dalle sorelle che provano a imboccarla, offrendole la solita minestra di Suor Evelina e che le spiegano che non deve assolutamente provare ad alzarsi finché non si rimette in forze.

E la zia, la zia prova a protestare, poi mi guarda complice e sorride dicendomi che  va bene, obbedirà, ma al massimo fino alla notte della vigilia, ché poi alla festa di Natale e alla tombola in refettorio lei non rinuncia di certo!

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Autore:

Stagista a tempo pieno. Giura che non se lo meritava.

43 pensieri riguardo “Gente allegra, il Ciel l’aiuta!

  1. E brava la zia insieme alle altre 😀 Così bisogna essere, sempre allegre e non prendere mai la vita troppo sul serio, che è una sola e bisogna passarla bene. E lei, nonostante i sacrifici passati e i doveri imposti dall’ordine, non se n’è mai pentita ed è felice così 🙂

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  2. È fantastico leggere di come da vecchi si ritorni bambini. Come nell’acqua il cerchio della vita si allarga e rimbalza sulle sponde del tempo. Come l’acqua la vita è eternamente effimera passando dallo stato liquidodell’infanzia allo stato solido dell’adulto ed infine nello stato vaporoso della vecchiaia per poi salire alta nel cielo e ricadere giù dal paradiso,distillata e leggera. Mia nonna mi ha insegnato a ridere anche quando piove e fa freddo.

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