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Amara sorte

Oggi Pilush parte.

E anche io parto, in effetti. Approfitto del giorno dell’Immacolata per tornarmene a casa per un weekend lungo, lontano da Lavorandia, capi cattivi colleghe schizzate. Ma il fatto è che io domenica sera tornerò. Pilush, invece, no. Perché Pilush parte proprio. Per lavoro dovrà raggiungere un posto remoto, a miglia e miglia da qui. Pressoché dall’altra parte del mondo. E dovrà starci per almeno 10 lunghissimi giorni.

Una tragedia, insomma. Continua a leggere “Amara sorte”

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Un guaio non preventivato

Qui all’Azienda Ridens le cose funzionano in una maniera un po’ strana. E io non lo so se è normale e se poi tutte le altre aziende funzionano allo stesso modo, o magari anche peggio. So solo che qui va così.

Così come? È presto detto: con dei capi egocentrici che lottano ai piani alti per affermare la propria supremazia, e noi poveracci dei piani bassi – semplici manovali – che pure lottiamo, ma solo per fronteggiare le loro decisioni e non soccombere.

E i capi (che sono egocentrici sì, ma neanche troppo intelligenti) come principale, anzi, unico strumento di potere scelgono di utilizzare la comunicazione. O meglio, la non comunicazione. Prendono decisioni sopra le nostre teste, a prescindere dalle nostre vite e dal nostro operato qui. Organizzano ogni cosa nelle tenebre, per poi renderci partecipi del loro volere solo quando è troppo tardi. Si scambiano informazioni segretamente, fanno riunioni in cui dimenticano di invitarci, incontrano clienti fingendo sia stato per caso e poi tuonano su di noi, giocando a chi fa la voce più grossa.

Solo uno dei capi – ve lo dicevo – ha un barlume di lucidità e una vaga parvenza di persona seria. Si tratta di Capo Supremo che – come dice il nome – sarebbe anche il principale padrone di questo posto e potrebbe a sua volta tuonare sugli altri due se solo avesse più tempo a disposizione da passare in azienda, se Emil non gli mandasse in pappa il cervello (ma questa è tutta un’altra storia), e soprattutto se Capo Ridens e Capo2 non esercitassero anche su di lui il temibile potere dell’omertà,  la super forza del “non-raccontare-una-cippa”, nascondendogli pressoché tutto ciò che accade, soprattutto tutte quelle cose che invece, magari, sarebbe bene lui sapesse.

Ebbene, la sorte ha voluto che io mi trovassi nell’ultima settimana a passare circa dieci lunghissime ore di viaggio in macchina con Capo Supremo.

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