Pubblicato in: Portfolio

Con lo scooter in tangenziale…

Pilush, l’anno scorso, ha portato a Lavorandia un suo vecchio scooter pensando che sarebbe stato fondamentale per risolvere il tedio delle nostre vite da giovani fuori sede, consentendoci di abbandonare definitivamente i pedali dello scostante servizio di bike-sharing, pur non costringendoci a sottostare al traffico cittadino obbligatoriamente condiviso da chi si sposta in macchina.

Uno scooter che avremmo potuto utilizzare per andare a fare grosse spese al centro commerciale, per gite fuori porta nel weekend, per rientrare a casa dopo una serata tra amici quando avremmo avuto troppo sonno per camminare, per correre ad appuntamenti a cui saremmo altrimenti arrivati in ritardo, per combattere lo sciopero degli autobus, o anche solo per fare avanti e indietro dall’ufficio senza consumare troppe energie.

Insomma, credeva ci sarebbe stato utile.

Lo scooter in realtà era in possesso di Pilush già da molto tempo, ma negli ultimi anni era rimasto fermo e fedele a casa dei suoi genitori, in attesa che qualcuno gli spolverasse la marmitta, gli oliasse i freni e lo riportasse finalmente alla gloria.

Certo, uno scooter per due significa che è necessario andare sempre insieme nello stesso posto o che uno dei due accompagni e vada a riprendere l’altro. Ma poco male, se considerate che prima di questa soluzione Pilush si era convinto di voler comprare un tandem.

E così, il mezzo, appena arrivato a Lavorandia, ha iniziato la sua nuova vita pieno di energie e pronto a dimostrare tutto il suo vigore, come un’araba fenice risorta dalle ceneri dopo un periodo troppo lungo di latenza. E io stessa, dopo un paio di sfrecciate fra le vie cittadine mi sono iniziata a convincere della sua utilità. Anzi, della sua estrema comodità. Anzi, del fatto che non avrei mai più potuto farne a meno nella vita.

Certo, ogni tanto aveva qualche acciacco, probabilmente frutto dell’età. Nel tempo è stato dal meccanico per cambiare, nell’ordine: dei freni bloccati, un parabrezza rotto, un sellino scucito, una gomma bucata, una batteria andata. Ma nulla che facesse pensare a qualcosa di irreparabile, tutto sommato.

Da qualche giorno però, l’amato scooter ha preso a fermarsi. Improvvisamente e inesorabilmente. Non importa che tu sia fermo a un incrocio, in coda a un semaforo o in mezzo alla tangenziale. Quando lui decide che è il momento, non vuole sentire ragioni. Non c’è supplica che tenga!

Pilush sostiene di avere la situazione sotto controllo e ha comprato due o tre aggeggi elettronici con cui ridare linfa vitale, di volta in volta, allo scooter morente. Cavi e pinze che attacca al suo fedele puledro indipendentemente dal luogo in cui ci si trovi e che, in effetti, con un breve elettroshock, parrebbero riuscire sempre a riportarlo in vita. Almeno fino al successivo Stop.

Eppure, non so perché, ma io sento che ben presto il nostro caro amico biruote ci abbandonerà.

E che lo farà in quell’unica volta in cui staremo andando sufficientemente lontano da Lavorandia, o almeno in un posto in cui non passano autobus.

 

Autore:

Stagista a tempo pieno. Giura che non se lo meritava.

23 pensieri riguardo “Con lo scooter in tangenziale…

  1. Beh, oddio, quanti anni ha questo mezzo pUtentissimo? Perché non so quanto possa andare avanti con l’elettroshock… non sarebbe meglio chidere a un elettrauto, che in panne in tangenziale non è bellissimo…

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      1. Non per essere disfattista, ma anche un mio ex aveva tutto sotto controllo e siamo finiti a riparare la marmitta della macchina ventenne con un tubo di aspirapolvere trovato nella spazzatura, persi nel nulla cosmico in mezzo alle alpi.

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  2. Quanto hai ragione! Non c’è incidente catastrofico al mondo che possa danneggiare un mezzo a motore più di una prolungata inattività. Quando riprende servizio, si potrà tenere faticosamente in vita per un tot, ma poi cede del tutto; e lo fa, ahinoi, secondo la Legge di Murphy.
    (Mi viene in mente un caso molto più grosso ma simile per la dinamica, quello del transatlantico ‘Principessa Mafalda’: sorella gemella di una nave affondata durante il varo, fece servizio dal 1907 alla Grande Guerra, per poi rimanere immobilizzata a Taranto come alloggio galleggiante per i militari. Dato che il conflitto aveva fatto fuori molte navi, anche civili, e c’era crisi, si riciclò la nave dandole una mano di vernice e senza grandi revisioni. Ma il motore sinistro dava sempre più problemi e, visto che nessuno voleva sganciare i soldi per sostituirlo, si decise di cambiare solo l’asse dell’elica, che non aveva bisogno di nulla; e se ne prese, per giunta, uno più sottile per risparmiare. Nel 1927, a 85 miglia dal Brasile, dopo un viaggio travagliato da due lunghissime soste forzate per problemi a quel motore, l’asse dell’elica si sfilò squarciando lo scafo. Dato che a bordo molte strumentazioni non andavano più, comprese quelle di sicurezza, ti lascio immaginare come andò a finire…).
    Questa non è una gufata, giuro: prendila più come un invito a cambiar motorino, perché davvero rischia di lasciarvi a piedi alla periferia della periferia.

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