La cosa

C’è una cosa, un’annosa questione, che da tempo divide i diversi uffici a piano terra dell’Azienda Ridens, con schiere di dipendenti fermi su ideologie contrapposte.

Ci sono alcuni per cui la cosa – questa cosa – è da ritenersi immorale. Un atteggiamento assolutamente sbagliato. Blasfemo, oserei dire. Questi guardano con circospezione il prossimo, e lo annusano talvolta, per capire se abbia l’aura del peccatore.

Ci sono altri per cui si tratterebbe di qualcosa – tutto sommato – non di fondamentale importanza. Eppure preferirebbero il fatto non si verificasse. Un po’ una questione di principio, mettiamola così.

Per alcuni la cosa è innominabile e il sol pensiero provoca, in questi, rossore.

Qualche collega sostiene di non averlo mai fatto, anzi, sarebbe pronto a giurarlo.

Altri ammettono che sia capitato. Raramente. Ma qualche volta sì.

Poi ci sono gli spioni, contrari o meno non importa. Il loro passatempo è capire se gli altri lo fanno. Sono capaci di appollaiarsi in qualche angolo e di rimanere lì a lungo, concentrati, aguzzando l’udito con la speranza di cogliere qualcuno in flagranza di reato.

Ci sono gli attenti, che non hanno bisogno di sforzarsi: quando qualcuno lo fa, se ne accorgono seduta stante.

Ci sono gli increduli, che ancora non si capacitano di come sia possibile riuscirci così, durante le otto ore di lavoro canoniche.

Ci sono i subdoli, che lo fanno ma poi sono bravissimi a nascondere le prove.

Ci sono estremisti che firmerebbero una petizione pur di proibire queste pratiche in luoghi affollati, e ci sono pessimisti che proverebbero anche, ma non credono di esserne in grado. Non qui. Non così.

Alcuni si chiedono se anche tra gli uffici del primo piano abbiano questo dilemma. Altri, per non si sa bene quale motivo, giurerebbero essere un problema esclusivamente nostro.

E infine ci sono gli schietti. Colleghi e colleghe che non solo adorano la cosa e sono fieri di riuscire nell’impresa (anche se in rapidità, stressati fra una riunione e l’altra), ma che soprattutto, un po’ per indole, un po’ per soddisfazione, un po’ per uno strano perverso divertimento, ci tengono proprio a rendere partecipe tutto l’ufficio, ogni volta che – nel bagno comune – finiscono di fare la cacca.

 

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Contento lui…

“Ehi Puad, Capo Ridens sta facendo i colloqui con il personale. Chissà come si svolgono, che si fa,… Sì insomma, mi hanno detto che magari si rivede il contratto, o si può parlarne per lo meno…”

“So tutto Doduck. Io il colloquio l’ho già fatto!”

“Davvero?”

“Sì e sono felicissimo. È andata proprio così. Mi sono seduto e mi ha fatto una proposta, un contratto vero, dopo questi 18 mesi di stage.

“Oddio, Puad. Ottimo! E io che pensavo saresti rimasto stagista a vita….”

“Sempre scettica tu.”

“Beh, quindi? Che tipo di contratto ti ha proposto?”

“Mi ha proposto un tempo determinato, fino a dicembre.”

“Ah.”

“Ah?”

“Beh. Ok. Cioè, cavolo, fino a dicembre? Sono 9 mesi.”

“Sì, mi sembra ottimo, no?”

“Sì, cioè, insomma. Neanche un anno.”

“Va bene lo stesso, dai…”

“Sì. Va bene lo stesso. Ma perché non ha proposto anche a te un apprendistato?”

“Ah. Boh, non saprei Doduck.”

“All’azienda costa pochissimo ma almeno sono tre anni garantiti.”

“Uhm, forse hai ragione.”

“Un po’ di certezza in più, in questo mondo precario. Non credi?”

“Va beh Doduck, ma sono contento lo stesso.”

“Ok Puad. Hai ragione tu, se sei contento va bene cosi. Altri 9 mesi non sono poi male.”

“No, infatti!”

“E poi non sarà apprendistato ma ti avrà almeno alzato lo stipendio – con un tempo determinato full time – rispetto allo stage, no?”

“Oh, certo Doduck. È anche per questo che sono felicissimo. Sai com’è, dopo un anno e mezzo, i 500 euro mensili iniziavano a pesarmi un po’.”

“Immagino..”

Pensa che ora me ne darà 650.

“650?”

“Sì, Doduck. O 700, forse. Vuole pensarci ancora un po’.

“Ah, vuole pensarci. Mannaggia a lui.”

“Che hai Doduck?”

“650 euro. Full time.”

“Forse 700, hai capito?”

“Puad, mi sembra assurdo.”

“Lo so, anch’io stento a crederci. Sono al settimo cielo, te l’ho detto!”

 

Donald_facepalm

 

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Proposta che renderà BlaBlaCar un servizio da milioni di dollari

Cara BlaBlaCar,

io ti adoro. Dico sul serio, tu mi hai salvato in molte occasioni. Sei il rimedio all’eterna indecisione che non mi consente di definire i dettagli di un viaggio se non all’ultimo minuto. Sei l’antidoto alla irreparabile mancanza di casa. Sei la cura alla mia totale tirchiaggine.

Io ti adoro, sono una tua ambasciatrice e sempre porto alta la tua bandiera. Ed è proprio per questo che ti scrivo oggi. (E ritieniti fortunata, che a Trenitalia avevo scritto con ben altre premesse).

Ti scrivo perché ho a cuore il tuo servizio e ho una proposta da farti che, ne sono certa, lo consegnerà definitivamente alla gloria mondiale (per quanto siamo tutti d’accordo sul fatto che una app che permette di raggiungere casa con quindici euro al posto dei soliti settanta sia già di diritto nell’olimpo dei migliori amici degli stagisti).

Ci tengo a specificare che solo per questa volta – e per i motivi di cui sopra – offrirò il mio consiglio spontaneamente e senza monetizzare la preziosa consulenza che segnerà il tuo successo. Continua a leggere “Proposta che renderà BlaBlaCar un servizio da milioni di dollari”

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Buongiornissimo!

Dopo i giorni di totale accidia di cui vi raccontavo, causati dalla mancanza di Pilush, dalla mancanza di cibo, e dalla mancanza di gioia di vivere ho deciso che avrei dovuto passare un weekend all’insegna della leggerezza e serenità in modo da riprendermi un po’ in vista di una nuova settimana devastante.

E la mia idea di leggerezza e serenità non è molto complessa, a pensarci bene. Tanto più che fuori nevicava, ho deciso che la felicità sarebbe coincisa con il rimanere chiusa in casa, in pigiama, a dedicarmi a qualcosa di bello.

Ho optato dunque – in un primo momento – sulla cucina. Avevo immaginato di passare la mattinata a preparare torte e biscotti che sicuramente avrebbero aiutato.  Ho così iniziato a sfogliare ricettari e blog finché, vista la mancanza di slancio, di creatività e di ingredienti, non ho ripiegato su tre teglie di patate al forno con rosmarino ché non saranno come il cioccolato, ma in quanto a gusto, nulla da dire. Continua a leggere “Buongiornissimo!”

Elenco dei principali motivi che mi portano a credere che la vita sia bellissima, ma non oggi e non qui.

Venerdì pomeriggio in un ufficio semideserto. Pilush partito da una settimana. Neve.  Unico mezzo di locomozione: bicicletta. Neve e temperature esterne sotto lo zero. Frigorifero vuoto. Nessuna voglia di andare a fare la spesa. Residenza e rispettivo seggio elettorale a 500km di distanza. Bustine di the terminate. Cioccolato in casa terminato. Tulipani secchi nel vaso. Lista di cose da fare in aumento. Libri universitari intonsi. Dolori premestruali. Nessuno con cui condividere un sushi all you can eat. Autobus affollati. Ore troppo lunghe. Giornate troppo corte. Molti nemici. Poco onore. Pigiama morbido tra la biancheria sporca. Puzza indicibile che sale dalla doccia. Pilush lontano per le prossime due settimane. Mancanza di aumenti considerevoli nello stipendio appena arrivato. Neve. Nessuno con cui guardare Netflix sul divano. Biscotti finiti. Prosciutto finito. Capelli da lavare. Alberi spogli. Instagram. Amiche troppo impegnate per vedersi. Gente antipatica troppo libera di farsi vedere. Sacchetti biodegradabili che si rompono. Insistenti sms da Vodafone. La brutta faccia del proprietario di casa. Piedi freddi. Trasferta lavorativa programmata fra 4 giorni. Pioggia. Bidone della spazzatura da svuotare. Neve. Nessuna offerta di lavoro alternativa. Salatissima bolletta del gas. Nessuna concreta possibilità di vincere alla lotteria. Ascensore bloccato. Nessuno che voglia più passare la serata a giocare a Monopoli. Pulizie di casa rimandate da settimane. Neve. Nessuna torta in forno. Cassiera lenta. Discorsi politici qualunquisti. Persone nervose. Un sacco di lavoro da fare. Nessuna ispirazione. Email in attesa di risposta. Un sacco di strada da percorrere. Corso formativo obbligatorio per apprendisti. Labbra screpolate. Nessuna pizza in congelatore. Nessun minestrone in offerta. Emil che continua a raccontare del suo dolore alla gamba. Satti che brucia incenso per purificare la nostra aura. Nessuno con cui guardare l’ultima puntata di MasterChef scaricata. Centralinisti saccenti. Estetiste irraggiungibili. Peli ingestibili. Toni di voce sgradevoli. Stagione estiva troppo lontana. Vacanze pasquali non previste. Nulla di bello da guardare stasera in tv. Maglione infeltrito. Pioggia. A corto di passatempi. A corto di idee. A corto di stimoli. A corto di gioia. A corto di carta igienica. E di deodorante ascellare al borotalco. Supermercato lontano. Supermercato molto caro. Pilush che rimanda ancora il suo ritorno. Cassa d’acqua trasportata a piedi. Nessuno con cui condividere un kebab. Foto sfocate. Sessione scaduta. Caldaia lenta. Notti brevi. Sonno arretrato. Noia. Accidia. Tedio. Ansia. Fame. Freddo. Pipì. Doppie punte. Ultimo feedback ricevuto dal capo: “Doduck, questo materiale fa schifo.”

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