Pubblicato in: Istanze, Portfolio

Proposta che renderà BlaBlaCar un servizio da milioni di dollari

Cara BlaBlaCar,

io ti adoro. Dico sul serio, tu mi hai salvato in molte occasioni. Sei il rimedio all’eterna indecisione che non mi consente di definire i dettagli di un viaggio se non all’ultimo minuto. Sei l’antidoto alla irreparabile mancanza di casa. Sei la cura alla mia totale tirchiaggine.

Io ti adoro, sono una tua ambasciatrice e sempre porto alta la tua bandiera. Ed è proprio per questo che ti scrivo oggi. (E ritieniti fortunata, che a Trenitalia avevo scritto con ben altre premesse).

Ti scrivo perché ho a cuore il tuo servizio e ho una proposta da farti che, ne sono certa, lo consegnerà definitivamente alla gloria mondiale (per quanto siamo tutti d’accordo sul fatto che una app che permette di raggiungere casa con quindici euro al posto dei soliti settanta sia già di diritto nell’olimpo dei migliori amici degli stagisti).

Ci tengo a specificare che solo per questa volta – e per i motivi di cui sopra – offrirò il mio consiglio spontaneamente e senza monetizzare la preziosa consulenza che segnerà il tuo successo.

Ebbene, cara BlaBlaCar, ecco di che si tratta: non credi sia giunto il momento di creare sulla tua piattaforma una sezione a parte per tutti i sociopatici come me che non vogliono rinunciare alla comodità di un passaggio last minute e al piacere di boicottare le Ferrovie dello Stato, ma al solo pensiero di dover ogni volta trovare argomenti di conversazione per 600km sentono salire una tremenda ansia?

Cara BlaBlaCar, il tuo obiettivo futuro dev’essere un uso totalizzante, una altissima frequenza di viaggio tramite la tua app, devi mirare ad accompagnarci in tutti – e dico tutti – gli spostamenti della nostra esistenza (solo così potremo battere il malefico impero di Trenitalia o per lo meno costringerla ad abbassare i prezzi!) e credimi, se sono una che nella vita ha bisogno di viaggiare in media per dieci ore ogni weekend, dovrei poter essere libera di scegliere di aderire all’ideologia del car sharing senza per forza sorbirmi anche la parte sul blablabla. È chiaro, no?

Beh certo, credo dovresti chiamare questa nuova sezione in un modo altrettanto esplicativo: GneGneCar, MmmMmmCar, ZzzZzzCar, non so. Vedi tu. Purché sia palese che durante il viaggio, per nessun motivo, mi si debba chiedere chi sono, cosa faccio, dove lo faccio, perché lo faccio o si debba, ancor peggio, pensare che io possa avere qualche argomento di conversazione da proporre per prima.

Tu devi capire BlaBlaCar che i tuoi utenti sono per il 90% ragazzi tra i 25 e i 35 anni, ovvero persone che preferirebbero farsela a piedi piuttosto che essere costretti a dar seguito a queste che sono domande esistenziali a cui non saprebbero davvero come rispondere.

Perché magari un lavoro non ce l’hanno, perché magari ne stanno facendo sette diversi (o sono inguaribili stagisti frustrati e quindi davvero troppo sensibili all’argomento per parlarne). Perché magari non riescono a dire di preciso quale sia la propria città di origine o forse vengono da un paese specifico ma se lo vogliono dimenticare. Perché magari non studiano, o lo fanno e sono al settimo anno fuori corso.

E invece no, neanche il tempo di mettere piede in macchina, di appoggiare il culo sul sedile, di rendersi conto di aver dimenticato anche stavolta a casa il carica cellulare, che puntualmente inizia un interrogatorio che nasce evidentemente solo dal fatto che tu, con il tuo nome, crei un’assurda ansia da prestazione.

Devi sapere, BlaBlaCar, che i tuoi utenti sono ragazzi che comunicano sui social, che scrivono blog, che passano giornate a guardare serie TV, che tante parole insieme probabilmente non le pronunciano dal ’96.

Sono persone per cui il viaggio ideale sarebbe quello in cui si ascolta musica, si legge o si dorme. Persone che scegliendo il tuo servizio sanno già che dovranno fare un grandissimo sforzo, ovvero affrontare quell’imbarazzante (ma questo imprescindibile, lo ammetto) momento in cui ci si fermerà tutti in autogrill e poi ci si aspetterà a vicenda senza osare chiamarsi per nome o mettersi fretta fra sconosciuti e si perderà dunque un’infinità di tempo in un’estenuante attesa seminascosti fra Pringles e Grisbi al cioccolato.

Come puoi pensare di infierire ulteriormente sulle loro povere esistenze? Perché continuare con questo accanimento su una condivisione che dal passaggio auto mira all’intera vita?

Credimi BlaBlaCar, il blaterale forzato di cui ti vanti a partire dal nome rischia di costarti molto caro. Ne ho viste fallire di startup io, perché qualcuno ha iniziato a lamentarsi del servizio. È questione di attimi e – non si sa bene come o perché – l’applicazione inizia a non essere più scaricata, le macchine ricominciano a viaggiare vuote e nessuno condivide più nulla.

Vuoi mica fare la fine di Uber?

È solo un consiglio, BlaBlaCar, lo ripeto.

Togli quel pressante blabla e non si farà male nessuno.

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Autore:

Stagista a tempo pieno. Giura che non se lo meritava.

48 pensieri riguardo “Proposta che renderà BlaBlaCar un servizio da milioni di dollari

  1. Proprio oggi ho ritrovato un vecchio ritaglio di giornale dove qualcuno auspicava che sui treni, oltre alle carrozze per non fumatori (che a quei tempi su alcune si poteva fumare), anche alcune per “non parlatori”. L’autore avrebbe voluto impiegare quel tempo per studiare ed invece lamentava di trovare sempre qualcuno che inveiva contro il governo o lo intratteneva in conversazioni sui massimi sistemi……

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    1. Eheh, beh, le carrozze “silenzio” ora su alcuni treni esistono. Ovviamente a prezzi irraggiungibili dagli stagisti 😅 Bisogna però ammettere che anche le carrozze con gente che parla o urla permettono ai mal capitati di isolarsi con cuffie o sonno senza il senso di colpa che regala invece BlaBlaCar 😏😌

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    1. Conosco bene la parlantina difensiva ma non riesco mai a portarla avanti troppo a lungo. A un certo punto, inevitabilmente, inizia ad annebbiarmisi la mente e non trovo più neanche mezzo argomento di conversazione 😉

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                  1. Sì? Pensavo che tu l’avessi capito perché:

                    – Scrivo haiku
                    – Ergo sono piuttosto Zen…
                    – …e di conseguenza per me tutto è passeggero (non solo su Blablacar)…
                    – …per cui l’esistenza stessa è precariato, un breve stage di coscienza nel quiescente continuum cosmico

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  2. Una volta feci un allucinante viaggio Nizza-Chambery, ove fra i passeggeri figurava una nonna armena che non parlava una parola di qualunque lingua europea. Quando lo usavo più spesso, la mia tattica era quella di addormentarmi il prima possibile.
    E comunque, in Francia in origine il sito si chiamava “covoiturage” e c’era un’opzione specifica sul blabla o meno durante il viaggio.

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    1. Eheh, a onor del vero bisogna dire che anche fra le preferenze dell’attuale sito di BlaBlaCar si può selezionare l’opzione con un solo “bla” ma credo davvero che nessuno ne tenga conto. Anzi, rischia di risultare ancora più antipatico proporsi con un unico “bla” su una piattaforma chiaramente lanciata verso la socialità! 😀

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  3. Mia cara Doduck,
    Ti scrivo perché ti leggo,ti leggo perché mi fai sorridere. Con la tua falsa innocenza che però è anche autentica. Falsa perché hai capito chi è in realtà Doduck,autentica perché non sei affato sicura di aver capito giusto. Parlare con gli sconosciuti è un tabù. Forse dovresti fingerti muta. Daltronde Doduck cosa farebbe?

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  4. Premetto che molte volte mi è capitato di non voler parlare durante un viaggio ed in quei casi ho adottato le cuffie ‘tattiche’ o il sonno immediato, ma non sono completamente d’accordo con ciò che hai scritto.
    La condivisione permette principalmente ad ognuno di noi, di risparmiare; mettere in comune dei beni aiuta molto infatti. Ma lo scopo di Blablacar non è quello di farti risparmiare (o meglio, non solo) ma quello di creare una community. Nessuno altrimenti ti farebbe entrare nella propria auto personale senza condividere con lui informazioni base della tua vita. E’ un patto di ‘amicizia’ che permette il tutto, è l’unico obbligo morale della piattaforma.
    Personalmente credo che questa sia la forza del sistema, dove si può viaggiare ed intraprendere l’esperienza che il servizio offre.
    Poi sta a te decidere se raccontare te stesso o un astronauta appena atterrato.

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    1. Ciao Riccardo,
      hai ragione e meno male che qualcuno ci riporta alla mente l’importanza della condivisione immateriale oltre che materiale nella sharing economy. Qui si scherza, ovviamente, e si prendono le parti di timidi e sociopatici che a volte magari vorrebbero pure dialogare e instaurare rapporti con il prossimo, ma proprio non ce la fanno!
      In quel caso, meglio muti che a piedi. Non credi? 🙂

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  5. ma tu pretendi troppo. Treni a buon mercato, car sharing muti come tombe. Insomma un viaggio nel surreale silenzio. Non so in quanti eravate sull’auto ma trovare tre o quattro muti insieme è una bella impresa. Magari ci sono ma uno va a est, un altro a ovest il resto boh!
    leggevo proprio oggi di questa blablacar fatta di chiacchieroni incalliti.

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