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Di pipì, apprensione e giornate troppo lunghe

La giornata di ieri è stata lunghissima, trascorsa all’Azienda Ridens con Ciotti che – quando proprio non so dove metterla – porto in ufficio e viene intrattenuta da tutti i colleghi come fosse ormai una mascotte (sì, devo ammetterlo: in questo caso l’atteggiamento Ridens dell’azienda – che saltuariamente consente di portare cani, gatti e bimbi in ufficio, come se vivessimo in un mondo felice – aiuta parecchio).

Finito l’orario di lavoro siamo poi corse dalla pediatra. La pipì di Ciotti infatti, da sempre limpida e cristallina come acqua degli angeli, da qualche giorno ha preso a fare un odore più intenso e Pilush, da papà apprensivo qual è (anche se non vuole ammetterlo), ha deciso di non poter più glissare sulla questione. Così – una volta finite le mille riunioni della sua giornata e trattenendosi dall’obbligarci a rivolgerci al pronto soccorso – ci ha costretto a raggiungerlo dalla dottoressa.

La quale ha provveduto a dotare al volo Ciotti di un sacchettino pensato appositamente per neonati e che, posto esattamente lì dove non batte mai il sole, avrebbe dovuto consentire rapidamente di raccogliere un po’ di pipì da far analizzare per scongiurare il pericolo di infezione.

L’analisi, tra l’altro, non avrebbe richiesto alcun laboratorio e nessun giorno di attesa. La dottoressa aveva infatti già pronta una cartina tornasole che, con una sola goccia di pipì, avrebbe dato un responso preciso e immediato che: Sibilla, spostati! Insomma, tutto poteva far sperare che nel giro di poco saremmo finalmente potuti tornare a casa, ponendo fine all’interminabile giornata.

Tutto, ma non Ciotti. La bambina più pisciona del mondo, in grado di farla ovunque (fasciatoi e magliette di mamma e papà inclusi), anche perché costantemente dedita alla poppata e quindi in continuo flusso di liquidi, che ieri sera – a quanto pare – era invece inibita.

Poco ispirata.

Asciutta, proprio.

Anche dopo un’ora di attesa. Nonostante i continui “pshh, pshh” sussurrati dalla sua mamma, nonostante i video di fiumi e cascate mostrati dal papà, nonostante la dottoressa stesse per mollarci lì.

Erano ormai le 20 quando stremati abbiamo dato ancora un’ultima occhiata al sacchettino e vi abbiamo finalmente trovato poche gocce del prezioso nettare. Alla velocità della luce e già con le chiavi nella serratura la pediatra ha immerso la cartina nel liquido e ad altrettanta velocità ci ha comunicato che no, non si trattava di nessuna infezione, niente di niente. Andatevene a casa, adesso!

“E allora la puzza?”, ha continuato a insistere Pilush sulle scale.

“Magari dipende da qualcosa che ha mangiato”, ha tagliato, veloce, la dottoressa.

“Ah. Potrebbe essere il brodo di verza di questi giorni!”, ho realizzato io.

“Dovremmo smettere di darle della verza”, ha proseguito Pilush.

“Dovremmo smettere di darle della verza!?”, ho alzato il volume della voce io, cercando di rubare un’ultima informazione alla dottoressa che si stava ormai allontanando.

“Smettete semplicemente di annusarle i pannolini!!”, ha chiuso lei, prima di scomparire in fondo alla via.

 

 

 

 

 

Autore:

Stagista a tempo pieno. Giura che non se lo meritava.

11 pensieri riguardo “Di pipì, apprensione e giornate troppo lunghe

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