Pubblicato in: Portfolio

Dalle una spinta

Sono giornate frenetiche, tanto per cambiare.

Pilush è stato quattro giorni in trasferta lontano da Lavorandia, lasciando me e Ciotti alle prese con pappe, cambi pannolino, ufficio, spesa, lavatrici, traffico. Insomma, la vita.

Siamo state insieme a passeggio, al supermercato, alla posta, in ufficio, al bar, a buttare la spazzatura, a fare pipì. Ci siamo mosse in braccio, con il passeggino, con la fascia porta bebè, a ogni ora, con il sole, e con la pioggia scrosciante di questo inizio d’autunno.

Abbiamo portato avanti una personalissima lotta contro una zanzara, reduce dall’estate e particolarmente affezionata alla nostra camera da letto. Ne siamo uscite sconfitte, con punture su viso e mani, ma anche con la forte consapevolezza che siamo a metà ottobre e – ok il riscaldamento globale ma – più prima che poi, la natura farà il suo corso e la stagione fredda farà sparire questi terribili mostri.

Abbiamo ricevuto il supporto di amici e colleghi: chi ci ha invitato a pranzo a casa, chi si è rimbalzato la pupa durante irrinunciabili meeting di lavoro, chi è passato a trovarci dopo cena per una tisana.

E lei non ha accusato troppo il colpo, devo dire. Anzi, passare di braccia in braccia le piace. Stare tutte queste ore appiccicata alla mamma anche, a quanto pare. Tanto che in queste serate, le è sembrato giusto pure posticipare la nanna e continuare a gattonare per casa euforica, almeno fino a mezzanotte. Grazie Ciotti, grazie. Ti voglio bene anch’io.

Poi ieri notte è rientrato Pilush e io ho visto finalmente la luce in fondo al tunnel.

Pilush, come prima cosa, ci ha liberate dalla zanzara della stanza.

Si è sdraiato poi vicino a Ciotti e i due sono crollati in un sonno profondo che durava ancora stamattina mentre io, silenziosamente, mi godevo la quiete della cucina, mi preparavo un meritato caffè e uscivo ricaricata e serena alla volta dell’ufficio, consapevole di aver definitivamente superato vittoriosa queste 96 ore di battaglia con la vita.

Poi, arrivata giusto al semaforo all’angolo, la macchina è morta.

La causa? Un evidente piccolissimo errore di valutazione risorse-tempi-distanze. Una, direi, minima dimenticanza. Una irrisoria defaillance su una questione effettivamente trascurabile e, anzi, tutto sommato sopravvalutata dai più, diciamocelo.

Insomma, mi sono dimenticata necessitasse, ogni tanto, di benzina.

Dimenticanza causata, tra l’altro, da un periodo particolarmente critico – ve l’ho raccontato – alla fine del quale – fossi stata un’auto affezionata alla sua proprietaria – avrei sicuramente chiuso un occhio invece di decidere di infierire, e così platealmente, per giunta.

E quella invece no, si è bloccata davanti a tutti e non ne ha voluto sapere più.

E io, io che ero uscita di casa così fiera e avevo già iniziato a pregustarmi il sapore di tale rivalsa sulla vita, non ho potuto far altro che scendere, constatare la sconfitta, e alzare bandiera bianca.

Autore:

Stagista a tempo pieno. Giura che non se lo meritava.

7 pensieri riguardo “Dalle una spinta

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