Pubblicato in: Istanze, Portfolio

Cara Trenitalia, ascolta a mammà!

Cara Trenitalia,

era effettivamente da un po’ di tempo che non sentivo più la necessità di scriverti una delle mie lettere.

E tu avrai pensato fosse tutto finito fra noi, ché ormai che sono diventata mamma mi fossi messa l’anima in pace. Che avessi smesso con queste pretese da giovane pendolare spensierata. Che, anzi, mi mancasse il tempo e la voglia per far polemica.

Ebbene, pensavi male: eccomi qui.

È vero, diventando mamma cambiano tante cose. In parte anche il modo di viaggiare. Ho smesso, per esempio – lo capirai – di prenotare viaggi su Blablacar.

Ho preso invece, molto più spesso, a fare lunghe traversate dell’Italia in macchina – io, Pilush e Ciotti da soli – macinando infiniti km di autostrada, di giorno e di notte, per interminabili ore, allungate anche dalla necessità di fare un numero indefinito di soste per poppate/pipì/rifornimenti/cambi/fame/pianti.

Poi, a un certo punto, ho pensato che – perché no – avrei potuto darti una chance e anzi, cercare di ricostruire il nostro rapporto messo più volte a dura prova, sfidandoti su una nuova e ostica materia: viaggio in treno con neonata.

L’intuizione non era male, lo ammetterai. Viaggiando in treno si può allattare, intrattenere, cambiare la bimba senza la necessità di fermarsi per intere mezz’ore.

Si va più veloce, le distanze si accorciano, le case dei nonni si avvicinano. Sì, cioè, c’è l’inconveniente di non riuscire a portarsi troppi bagagli ma a quello avremmo ovviato spedendo le valigie e il papà in macchina.

Beh, cara Trenitalia, ci abbiamo provato. Ma come non detto.

Lasciamo perdere proprio.

Mannaggia a me, anzi, che queste cose le penso.

Perché tu, giuro, tu davvero non ce la puoi fare.

Guarda: passi anche il fatto che il posto riservato al passeggino si trovi nel bel mezzo del corridoio della carrozza, e proprio davanti alla porta scorrevole. Roba che ti distrai un attimo e alla prima stazione la bimba si ritrova giù dal treno, agganciata al trolley troppo ingombrante di qualche signora maldestra.

Passi anche l’aria condizionata sparata, in ogni stagione, con una potenza che potrebbe stendere un cavallo. Far ammalare un eschimese.

Passi tutto, davvero.

Ma il fasciatoio, santo cielo. Il fasciatoio!

Davvero credi che su un treno di 11 carrozze, possa bastare un unico bagno dotato di fasciatoio?

E davvero credi sarebbe passato inosservato il fatto che l’unico bagno in questione si trovi in testa al treno, adiacente alla prima classe?

Ti spiegherò una cosa, cara Trenitalia. La gente che può permettersi i posti in prima classe è gente che, tendenzialmente, può permettersi anche di lasciare il bebè a casa con tre baby sitter, o di portarselo appresso con nutrici e allevatrici al seguito. È gente che non deve sbattersi molto, ché tanto ai pannolini ci pensa la tata. È gente a cui del tuo fasciatoio interessa ben poco. È gente che tutt’al più si porta dietro il barboncino vestito in Vuitton. Altro che neonati lagnosi!

Sai chi è invece molto interessato al tuo fasciatoio?

Noi, cara Trenitalia! Noi che prenotiamo last minute un biglietto in super super economy con tariffa young, noi a cui riservi un posto in coda al treno solo perché non puoi relegarci nel vagone merci, noi a cui non offri un giornale, una bibita e uno snack dolce o salato ma che lasci digiuni e a morir di sete durante i tuoi interminabili ritardi.

A noi. A me e a Ciotti, serve moltissimo quel fasciatoio!

E trovo molto ingiusto che per raggiungerlo io debba attraversare undici carrozze, con dieci chili di bimba appoggiata su un avambraccio (bimba che ripetutamente si protrae per accarezzare ogni distrazione entri nel suo panorama visivo), e il borsone del cambio sull’altro (borsone che per l’occasione avrà un peso tendente a infinito).

Trovo ingiusto e anche poco furbo che io non possa cambiare una puzzolentissima cacca prima di aver percorso a piedi almeno 3km di treno.

Trovo davvero antipatico e scortese che, con in braccio questa bomba a orologeria pronta a esplodere in pianto (la rapidità in questi casi è tutto), io debba perdere tempo prezioso nello slalom fra bagagli sporgenti, gomiti troppo lunghi e pure i carrelli che distribuiscono gli snack di cui sopra, e che puntualmente occludono del tutto il passaggio, frenando la corsa e costringendoci ad attendere che si versi alla signora impellicciata un caffè che vorremmo tantissimo anche noi ma che non è incluso nel misero biglietto da poveracci.

Trovo proprio cattivo che si debba essere costretti, in tali precarie condizioni di stanchezza e stress, ad attraversare pure il vagone bar sapendo già di non potersi fermare neanche per un cornetto.

E che ci si debba addentrare anche nella carrozza “silenzio”, per i passeggeri della quale – più che per gli altri – la questione “urla inconsolabili di un neonato” potrebbe essere critica.

E trovo davvero alquanto spiacevole che alla fine della traversata ci si debba mettere in coda dietro a tutte le altre mamme di poppanti accumulatesi necessariamente davanti all’unico bagno. E che una volta guadagnata la postazione ci si debba pure affrettare – nonostante la precarietà data dal luogo, dal viaggio, dagli scossoni, dal filo d’acqua che di più non ne esce – per non scatenare l’ira di tutte le altre genitrici impazienti in fila.

E che ci si debba poi, ovviamente, una volta riportate le neonate natiche al loro originario splendore, rimettere in cammino per tentare di raggiungere nuovamente il vagone di partenza, prima che una sosta del treno con derivante discesa e salita passeggeri possa ulteriormente complicare una situazione già ai limiti della sopravvivenza.

Insomma, l’ultima volta io e Ciotti, prese dallo sconforto, abbiamo aspettato che il treno si fermasse e ce la siamo fatta a piedi sulla banchina la traversata a ritroso, figurati.

Mannaggia a te, cara Trenitalia.

Si vede proprio che non sei mamma!

 

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Autore:

Stagista a tempo pieno. Giura che non se lo meritava.

20 pensieri riguardo “Cara Trenitalia, ascolta a mammà!

  1. Visto di persona.
    In Francia, sui treni a lunga percorrenza, toilette separate uomini e donne, più l’Espace Famille, e accanto a quella l’Espace Nurserie.
    Sui Railjet austriaci c’è la Family Zone, con spazio giochi, cinema per i bambini, e ovviamente la nursery con tutto quello che serve.
    Che altro dire?

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  2. Cara Dodock sei troppo speranzosa che Trenitalia pensi alle mamme come te. Per lei sei un peso da scoraggiare per il futuro.
    Certo non è stata una passeggiata. Sempre convinto che il treno non fa per noi – non sono mammo ma idealmente ti sono vicino.

    Piace a 1 persona

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