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Ventiquattresimo giorno di prigionia.

Se proprio ve lo devo dire siamo un po’ delusi.

Tutte quelle telefonate, tutte quelle questioni. Prefetture, Asl, tecnici, volontari, siti online, social network, ognuno a dirci la propria opinione su questo viaggio.

Stamattina, figurarsi, per scrupolo abbiamo addirittura richiamato la Protezione Civile di Lavorandia dicendo che allora noi si parte, eh? Abbiamo tutto in regola? E quelli ci dicono che sì, tutto a posto, anche se….a ragionarci bene…. sì, insomma, certo, magari se vi foste fatti scrivere due righe dal medico curante del Doduck Papà, cioè, se lui avesse certificato nero su bianco la necessità di assistenza del Doduck Papà, allora probabilmente – forse – avreste avuto una chance in più di passare indenni tutte le frontiere di regione e di non incappare in multe da triliardi di dollari, nonché nel rischio non troppo remoto di reclusione a vita per crimini contro l’umanità.

E così noi via, con i bagagli pronti e Ciotti già sull’uscio, a perdere altre cinque o sei ore di tempo, tentando di recuperare il lasciapassare dei lasciapassare a opera del medico curante per poi inoltrarlo alla scrupolosissima Protezione Civile. Ho detto Protezione Civile? Intendo dire alla scrupolosissima Super Protezione di Civili, per poi attendere ancora un tempo indefinito per un’ultima loro email di nulla osta definitivo.

Insomma, e alla fine? Dopo tutto il ragionare e rimuginare e riflettere e interrogarsi e dopo aver caricato la macchina con mosse chirurgiche, e mascherine, e guanti, ed esserci disinfettati da capo a piedi, tutti e tre, per almeno 57 volte, ed essere finalmente riusciti a imboccare la via, con tutta la documentazione stampata e ben in vista sul cruscotto?

Alla fine niente.

Niente di niente.

Zero vigili, carabinieri o poliziotti.

Nessuna pattuglia o guardia di confine. Neanche un militare o un casellante a chiederci mezza generalità. Nessuno che si sia interessato a noi lungo il tragitto. O che si sia appuntato qualcosa sulla nostra partenza. O che abbia notato il nostro spostamento di kilometri. O che si sia reso conto che siamo finalmente riusciti ad arrivare alla casa dei Doduck Genitori. Niente di niente.

Neanche un misero tentativo di alt o perquisizione.

E noi che eravamo pronti all’avventura…

Autore:

Stagista a tempo pieno. Giura che non se lo meritava.

32 pensieri riguardo “Ventiquattresimo giorno di prigionia.

  1. questa cosa per nella simpatia della narrazione dovrebbe farci riflettere, in Italia abbiamo pochi controlli rispetto alla gente che si muove, voglio dire ora voi eravate ok, ma metti che un infetto avesse fatto il vostro viaggio, ecco che il virus proseguiva la sua corsa. Non a caso i contagi sono sempre uguali, ormai dovrebbero essere calati visto che sono settimane che siamo in casa, probabilmente questi spostamenti occulti contribuiscono a tenere alto il numero.
    Io ho notato anche qua da me, quando esco per fare la spesa, nessuno che controlla, andranno solo a fare la spesa? Di gente in giro ce n’è tanta per esserci il coprifuoco. Mahhhh, speriamo bene! Non vedo l’ora che finisca questa situazione….

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  2. Dalle mie parti devo dire che ci sono molti controlli. Mi hanno già fermato un paio di volte (non so se per il mio fascino o per i controlli anti cazzeggio). Ieri addirittura (cosa che onestamount mi ha fatto particolarmente piacere) due personaggi dell’USL sono venuti in azienda a farsi un giretto, trovando tutto perfettamente regolare.

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