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Venticinquesimo giorno di prigionia.

“Oh, Doduck! Non mi sembra vero…”

“Pilush?”

“Tutta questa aria, tutto questo verde, tutto questo cielo, questo prato, questi fiori!”

“Eggià. Bello, eh?”

“Tutta questa libertà!”

“Chiamala libertà. Ricordi perché siamo qui?”

“Lo so, lo so.”

“E soprattutto, siamo sempre in quarantena.

“Già.”

“Che poi, pensavo, chissà per quanto durerà ancora questa condizione…”

“È che a me questa campagna mette allegria.

“Ma come? Ma se dicevi che stavamo trovando la nostra dimensione in quel folle isolamento in una micro mansarda cittadina, e che non te ne saresti più voluto andare?”

“Lo so. Ma ora che sono qui, e vedo tutto questo spazio…”

“Sì?”

“Niente. Penso che passerei volentieri tutta la mia vita in campagna.”

“Ah, ecco.”

“Sai cosa credo?”

“Cosa, Pilush?”

“Che già che siamo bloccati qui a tempo indeterminato dovremmo sistemarci un po’.”

“Dici?”

“Ma sì, far finta che, questa in campagna, ora sia la nostra vita normale.”

“Disfare i bagagli?”

“Non solo.”

“E cosa allora?”

“Voglio costruire un recinto.”

“E poi?”

“Poi prenderò tre galline. E una capretta.”