Pubblicato in: Portfolio

Trentesimo giorno di prigionia.

La casa della Doduck Mamma – che ci ospita da circa una settimana – è un vecchio casolare in campagna, dalla miriade di stanze e anfratti.

È la classica “casa della nonna” piena di cianfrusaglie, angoli inesplorati e sorprese dietro ogni anta. Queste caratteristiche la rendono il luogo ideale in cui trascorrere una quarantena, soprattutto con una bebè da intrattenere. Offre, infatti, spazio a volontà e, in generale, una marea di stimoli. Figurarsi che la piccola Ciotti – che pure sembrava vivere serafica la sua reclusione in mansarda con mamma e papà – da quando è arrivata qui sembra aver acquisito nuova linfa vitale: si sveglia e si addormenta con il sorriso (e a orari molto più ortodossi), sgambetta allegramente su e giù per la casa, sperimenta modi per salire a scendere le scale, si rotola fra le pratoline in giardino e canticchia la-la-la battendo le manine, ciondolando beata di qua e di là, di tanto in tanto.

Come ogni “casa della nonna” che si rispetti, nel casolare della Doduck Mamma non mancano miriadi di provviste. Pasta, farina, biscotti, chili di legumi, litri di olio e innumerevoli barattoli di salsa, marmellate e conserve fatte in casa, succhi di frutta, scatole e scatolame, frigoriferi e congelatori pieni, vecchie madie e antiche credenze strabordanti di varie leccornie e ogni tipo di ben di Dio. A casa delle nonne funziona così.

Che poi la mamma non esca di casa da più di un mese – come vi raccontavo – è esplicativo del fatto che tale abbondanza di provviste non è condizione straordinaria ma quotidiana amministrazione. Insomma, lei non è stata una di quelle che sono corse a svuotare i supermercati al primo Decreto Conte o all’inizio dell’ansia da lockdown. No. Lei i supermercati li ha sempre svuotati, a ogni spesa ordinaria. E ne è sempre andata piuttosto fiera, dicendo che in caso di avverse condizioni meterologiche, guerre o pandemie, si sarebbe potuta benissimo rinchiudere nel suo fortino con i propri cari e sopravvivere senza bisogno di chiedere più niente a nessuno (e se consideriamo il nevone di qualche anno fa che l’ha bloccata nel suo bunker per una decina di giorni, non le resta che un conflitto mondiale per dimostrare la piena efficacia delle sue risorse).

Capirete allora la sorpresa, e lo sgomento, che ha colto tutti noi oggi quando, contro a ogni logica del mondo esistente, a un certo punto, dopo aver aperto ogni stipo di questo modello di casa autosufficiente e immune a necessità di scambi con l’esterno, ci siamo resi conto di essere inaspettatamente e inesorabilmente rimasti a corto di caffè.

Davvero una sconcertante scoperta, per di più fatta agli albori di un intenso pomeriggio ricco di videochiamate di lavoro programmate in sequenza e senza soluzione di continuità.

Insomma, ho cercato e ricercato incredula, convinta di dover per forza trovare un pacco nascosto, una scorta della scorta, una latta dimenticata o anche solo un paio di chicchi solitari rimasti per sbaglio in fondo a un cassetto.

Ma nulla. Anche dopo un’approfondita ricerca non ho trovato niente.

Nulla se non un fondo di Nescafé. Solubile. Decaffeinato.

Scaduto nel ’95.

A casa delle nonne funziona così.

 

La cucina di Nonna Papera Giallo Mare Minimal Teatro - Eventi a ...