Pubblicato in: Portfolio

Trentaseiesimo giorno di prigionia.

Trentaseiesimo giorno di smart working.

Che se contiamo un minimo di 4 ore di videochiamata al giorno, togliendo i sabati e le domeniche, e la Pasqua, ma aggiungendo le telefonate, le email, i messaggini, e la Pasquetta, fanno un sacchissimo di energie perse appresso alle colleghe dell’Azienda Ridens.

A fare cosa? Molto poco di quello che facevamo fino al mese scorso, quando passavamo le nostre giornate in ufficio. Non abbiamo più incontrato alcun cliente, se non tramite qualche brevissima apparizione video. Non abbiamo più fatturato molto, si può immaginare. Non abbiamo neanche più incrociato i colleghi degli altri uffici, discusso con i fornitori, o archiviato documenti.

No. Abbiamo passato tutte queste ore a parlare. Parlare e progettare possibili scenari futuri. Nuovi percorsi, nuovi prodotti, nuove esperienze da proporre ai nostri clienti. Per far sentire che l’Azienda Ridens è vicina, ora che ci si trova tutti più lontani.

La nostra è un’Azienda a sfondo culturale, abbiamo dunque a che fare con una materia dai contorni indefiniti che abbiamo cercato di adattare alle esigenze del mondo di questi giorni. Lo abbiamo fatto davvero ogni giorno, da più di un mese,  e non solo continuando a confrontarci fra di noi (io, la Responsabile Satti, la stagista Capci e la nuova collega Sisch) ma cercando costantemente uno scambio con Capo Ridens.

Su suo consiglio abbiamo ipotizzato, inizialmente, di spostare tutta la nostra offerta online, girando dei video, montandoli e inviandoli via email a tutti i nostri partner. Sempre con lui ci siamo interrogate sulla qualità di questi video decidendo, un giorno, di allestire set cinematografici per prodotti eccellenti, un altro, di cedere sulla qualità in virtù di una maggiore rapidità di creazione. Ulteriori confronti ci hanno poi portato a immaginare proposte che si muovessero solo sullo streaming. Abbiamo continuato a seguire i suoi consigli, in seguito, arrivando ad abbandonare anche questa idea, pensando che l’ideale fosse continuare a immaginare contenuti offline per quando l’emergenza sarà rientrata. Abbiamo poi deciso di assecondarlo quando ci ha parlato di un’intuizione, quella di spostare tutto sui social network, o di creare uno store online o di procurarci delle biciclette e procedere con consegne a domicilio.

Insomma, un migliaio di ore di elucubrazioni virtuali da cui, al momento, non è ancora nato nulla – e dico nulla – di concreto.

Capo Ridens, dal canto suo, non può ovviamente ammettere che la quasi totale colpa di tutti questi ragionamenti inconcludenti sia solo ed esclusivamente sua, della sua indecisione, della scarsa capacità di guidare il proprio team, e della sua incompetenza anche.

Ma noi, noi già da qualche giorno abbiamo questo sospetto. Aggiunto alla sensazione che la vita ci stia sfuggendo di mano, che non possiamo continuare così per molto, che ok l’avere un sacco di tempo a disposizione, ok la quarantena, ok tutto. Ma se dobbiamo andare avanti così a costruire e distruggere ogni singola cosa, tanto vale la cassa integrazione!

Così oggi, dopo l’ennesima idea mutata in corsa, Satti (con un moto di orgoglio da Responsabile di un ufficio ormai allo sbando) ha deciso di prendere in mano la situazione.

Ci ha allora convocato tutte in videochiamata – neanche a dirlo – e ha iniziato un discorsetto sul fatto che – anche se è sicuramente tutta una questione di karma e ogni nostra idea fallita fin’ora ha, probabilmente, a che fare con l’Universo che sta cercando di dirci qualcosa – da oggi il nostro ufficio adotterà quella che lei ha definito tecnica del MULO.

Consiste, a suo dire, nell’andare avanti nonostante il divagare e procrastinare di Capo Ridens. Procendendo a testa bassa senza farsi domande, né cercare risposte. E scavando solchi profondi. Tanto profondi che neanche l’Universo avrà più il coraggio di opporre resistenza.

Insomma, abbiamo davanti ancora parecchi giorni di reclusione e la vedo sempre più scura.

 

A proposito di domande imbecilli... | Vignetta, Personaggi dei ...

Pubblicato in: Portfolio

Ventottesimo giorno di prigionia.

Qualche giorno fa, ve l’ho raccontato, abbiamo assistito a un pessimo tentativo di comunicazione interna in tempo di crisi da parte dei nostri superiori, Capo Ridens primo fra tutti.

Dopo quella videochiamata di gruppo a dir poco fallimentare che ha lasciato l’intero team dell’Azienda Ridens nello sconforto più totale per informazioni mancanti, lontananza dichiarata, sgomento dato da una solitudine forzata e prolungata (soprattutto per alcuni colleghi che vivono da soli) mi è venuta un’idea che – non potrete che essere d’accordo con me – aveva tutte le caratteristiche per essere la trovata del secolo, la svolta del mondo mondiale, o perlomeno una genialata per aziende sull’orlo di una scissione interna ai tempi del Covid-19.

Così, dopo aver titubato per una trentina di ore, ho preso il coraggio a quattro mani e ho scritto una email accorata con mittente l’intera mailing list dei dipendenti Ridens:

Cari colleghi tutti,

ieri, dopo una mezz’oretta dalla fine del nostro aperitivo online, ho notato tre persone ancora in videochiamata. Non so cosa ci facessero lì, a me son sembrate un po’ come quelli che rimangono a chiacchierare per strada, dopo che la festa è finita, perché hanno ancora voglia di stare in compagnia (forse avevano solo dimenticato di disconnettersi, ma non è questo il punto!).

Dunque mi è venuta un’idea per queste giornate a distanza in cui magari qualcuno si sente più solo, a volte spaesato dopo un corso sulla non-sicurezza in azienda, o semplicemente un po’ annoiato, o sull’orlo di una crisi di nervi per ascolto prolungato di Zecchino d’Oro (ma mi rendo conto che questa è una condizione che può toccare solo alcuni di noi). 

Questo è il link della call di ieri che da oggi potrebbe diventare il bar virtuale a cui chi vuole può accedere durante la giornata!

Il luogo in cui prendere un caffè insieme, o condividere la schiscetta tramite webcam, o in cui incontrarsi per raccontarsi qualcosa, aggiornarsi su come procedono le attività di lavoro o anche solo conversare sul meteo. 

Lo spazio è lì. Ci si può connettere a qualsiasi ora, anche senza darsi appuntamento, provando semplicemente a fare un salto e vedere chi c’è. Un po’ come succedeva al Bar dell’Azienda Ridens, appunto.

Che ne pensate? Magari sarà bello!
Doduck

Un’idea davvero geniale. Ve l’ho detto. Che se non fosse nata dall’ultima dei dipendenti Ridens ma dalla mente di qualche Responsabile HR sarebbe rimbalzata sui vari canali aziendali di tutto il pianeta, avrebbe vinto premi, e conquistato il mondo. Ne sono certa.

Una trovata talmente sorprendente che ha lasciato, appunto, tutti molto sorpresi.

È evidente.

Se no non si spiegherebbe il silenzio che ha portato con sé e che è durato per un’intera settimana. Sette lunghissimi giorni che quasi riuscivano a convincermi del fatto che quella super idea, in realtà, non se la fosse filata nessuno.

Poi, oggi – quando ormai, dopo un primo momento di onnipotenza, ero tornata a sentirmi un’inutile apprendista – ecco dal nulla un’email di Capo Ridens risvegliatosi, chissà come, dal torpore:

Doduck.
Stai davvero invitando tutti i tuoi colleghi a passare le proprie giornate al bar?
Forse dovrei licenziarti.
Eppure, non so bene perché, ma mi sembra un’ottima idea.
E brava Doduck!
Peanuts 2018 giugno 25 - Il Post

 

Pubblicato in: Portfolio

Ampi margini di miglioramento

Una cosa che va alla grande, tra committenti e clienti di tutte le specie, sono le call di allineamento.

Non importa quale sia il progetto, lo stato dei lavori, se ci si conosca già o meno, se ci si stia simpatici. Non c’è giornata lavorativa che passi senza che qualcuno “proponga slot” per “incastrare agende” e mandi dunque un “outlook” per “fissare una call” (con l’obiettivo di “condividere brief, in vista dell’output, come se fosse antani,…“).

E non esiste ancora al mondo un modo per tirarsi indietro in maniera indolore da questo genere di inviti. Al massimo (se proprio), è possibile “rischedulare”.

Parlo delle conference call. Non si tratta altro che di lunghe e noiose telefonate di gruppo (ad alto tasso di inglesismi) che sostituiscono, almeno in parte, lunghe e noiose riunioni fisiche (lo spiego per la mamma che legge e poi si preoccupa).

Continua a leggere “Ampi margini di miglioramento”