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La conquista del mondo – Fase 2

Emil e Satti sono super trendy, super chic, super wow e super vegane. Saltellano su e giù per i corridoi colorati della loro agenzia, indossando gonne alla moda e parlando incessantemente al cellulare. Sorridono a tutti. Durante le pause caffè tirano fuori dal cassetto della scrivania biscottini “vegetalimabuonilostesso” da offrire ai colleghi e quando ricevono qualche cliente raggiungono livelli di gentilezza, ascolto, dolcezza e coccolosità che in confronto Madre Teresa era una tamarrona.

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Cibo, segreti & complotti (Tag)

Ebbene, è successa questa cosa: manca esattamente una settimana al compimento del mio quarto mese di blog e ieri sono stata nominata per la prima volta in un Tag.

Un Tag, tra l’altro, che ha come tema, il cibo. E come prima volta, mi sembra emblematico.

Comunque. Il Tag – lo scrivo per chi fosse quasi digiuno di WordPress (come Pilush, per esempio, che ha risposto a questa notizia con “Tag, che?”) – è un elenco di regole e domande da rispettare e a cui rispondere personalmente, per poi taggare, appunto, altre persone invitandole a dire la loro; una specie di test da rivista estiva (con la differenza che in fondo non si trovano i profili finali in cui rispecchiarsi), o una sorta di catena di Sant’Antonio 2.0 (con la differenza che se non si risponde al Tag non sono previsti 7 anni di sfiga o cose simili. O almeno spero).

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Ritorno a Lavorandia

Passate le due misere settimane di ferie estive, con la loro sfiga rinnovata e i loro concerti fra gente sudata e esaltata, non mi resta che tornare a scrivere qualcosa sulla mia tragica condizione di stagista, che poi è il motivo per cui questo blog era nato (ed è anche il motivo per cui fra un mese, allo scadere del mio stage, queste pagine si autodistruggeranno).

Dunque, dicevo, le vacanze sono durate due settimane e sono state più veloci di un ghiacciolo che si scioglie al sole, di un’onda che si porta via un castello di sabbia, dell’attimo in cui un piccione prende la mira e decide di cacarti in testa.  Continua a leggere “Ritorno a Lavorandia”

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Malinconico Blues

“Pronto Duduck, come stai?”

“Ciao Terin, qui bene. Voi dell’ufficio-di-là come state? E un po’ che non vi vedo..”

“Bene grazie, senti, scusa se ti disturbo, è che dovremmo chiederti una cosa..”

“Sì certo, dimmi Terin.”

Sai che Romtas manca da un po’ ormai, no?

“Sì certo.”

“Beh, ecco, noi avremmo il bisogno urgente di fargli avere dei documenti da firmare.”

“Ah, ok. E volete che glieli spedisca io?”

“No, ecco. Ci serverebbe che tu, sì insomma, che tu…glieli portassi.” Continua a leggere “Malinconico Blues”

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Sciò!

Oggi ho pranzato al parco. Come tutti i giorni, del resto.

Quello che io chiamo parco è in realtà un giardino, anche abbastanza piccolo, però è vicino all’ufficio e questo basta. È un giardino particolare perché lavora solo con gli impiegati. Niente famiglie, niente bambini che giocano, niente cani che corrono. Solo gente in tailleur o giacca e cravatta. E solo dalle 13 alle 14, perché poi si torna in ufficio.

Questa sua caratteristica, al di là di quanto si possa pensare, non lo rende troppo triste. Quella è un’ora delicata, in cui non si vorrebbe vedere nessuno, sentire nessuno, parlare con nessuno, soltanto morire, da qualche parte, in silenzio. E dunque, va bene cosi. Continua a leggere “Sciò!”

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Il fatto è che ho fame.

“Aspetta almeno fino alle 10. Aspetta almeno fino alle 10. Aspetta almeno fin….”

Il fatto è che ho fame.

E all’inizio di questo stagismo-pendolarismo-lavorofuoricasa pensavo che la cosa, prima o poi, sarebbe passata. Che lo stomaco si sarebbe ristretto. Sì, insomma, che con il passare dei giorni mi sarei abituata a vivere con una mezza colazione buttata giù a forza all’alba, un misero pranzo al sacco consumato dopo 7 ore, e nient’altro fino a sera. In fondo, c’è gente che vive anche con meno ed è comunque felice. Credo. Continua a leggere “Il fatto è che ho fame.”

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Cilàn

 

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Cilàn qui è la segretaria. Non di tutti, ovvio, ma è la SUA segretaria, e questo – ne sono certa – a San Pietro basterà per aprirle le porte del paradiso. E’ la mia dirimpettaia in un ufficio che contiene a malapena le nostre due scrivanie. A volte è compagna di battute ma solo ogni tanto, quando il capo è a distanza di sicurezza. Fedele barboncino per lui, è piccolina di statura e non disturba. Sta zitta perlopiù. Segue le sue mosse con dedizione e abbaia all’occorrenza. Ha sempre una voce cortese quando risponde al telefono, con tutti. E’ esperta in prenotazione voli e tavoli per due a pranzo. La seconda persona non è mai lei. Continua a leggere “Cilàn”