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Drastiche decisioni

“No. No. Nooo.”

“Che c’è? Oddio, Satti, che ti prende?”

“Non ci posso credere.”

“A cosa, Satti? Cosa è successo?”

“Vieni Doduck, avvicinati allo schermo, vieni a vedere.”

“Eccomi, eccomi, che c’è?”

“Guarda qui, guarda che foto ho trovato!”

“Ehi, e questo chi è?”

“Come chi è? È lui, il triatleta che mi sta corteggiando.

“C’è un triatleta che ti corteggia, Satti?”

“Sì, Doduck, te lo giuro.”

“Ma sei proprio sicura, Satti? Voglio dire, come è successo?Continua a leggere “Drastiche decisioni”

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Un guaio non preventivato

Qui all’Azienda Ridens le cose funzionano in una maniera un po’ strana. E io non lo so se è normale e se poi tutte le altre aziende funzionano allo stesso modo, o magari anche peggio. So solo che qui va così.

Così come? È presto detto: con dei capi egocentrici che lottano ai piani alti per affermare la propria supremazia, e noi poveracci dei piani bassi – semplici manovali – che pure lottiamo, ma solo per fronteggiare le loro decisioni e non soccombere.

E i capi (che sono egocentrici sì, ma neanche troppo intelligenti) come principale, anzi, unico strumento di potere scelgono di utilizzare la comunicazione. O meglio, la non comunicazione. Prendono decisioni sopra le nostre teste, a prescindere dalle nostre vite e dal nostro operato qui. Organizzano ogni cosa nelle tenebre, per poi renderci partecipi del loro volere solo quando è troppo tardi. Si scambiano informazioni segretamente, fanno riunioni in cui dimenticano di invitarci, incontrano clienti fingendo sia stato per caso e poi tuonano su di noi, giocando a chi fa la voce più grossa.

Solo uno dei capi – ve lo dicevo – ha un barlume di lucidità e una vaga parvenza di persona seria. Si tratta di Capo Supremo che – come dice il nome – sarebbe anche il principale padrone di questo posto e potrebbe a sua volta tuonare sugli altri due se solo avesse più tempo a disposizione da passare in azienda, se Emil non gli mandasse in pappa il cervello (ma questa è tutta un’altra storia), e soprattutto se Capo Ridens e Capo2 non esercitassero anche su di lui il temibile potere dell’omertà,  la super forza del “non-raccontare-una-cippa”, nascondendogli pressoché tutto ciò che accade, soprattutto tutte quelle cose che invece, magari, sarebbe bene lui sapesse.

Ebbene, la sorte ha voluto che io mi trovassi nell’ultima settimana a passare circa dieci lunghissime ore di viaggio in macchina con Capo Supremo.

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