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Nono giorno di prigionia.

Il problema, con Ciotti, in questi giorni di prigionia è che i suoi ritmi sono un po’ sballati.

Questo vuol dire – tendenzialmente – che al mattino non vuole svegliarsi, che durante la giornata fa qualche pisolino in orari poco consoni e, soprattutto, che la sera non vuole addormentarsi.

Quest’ultima abitudine, in particolare, è devastante per i suoi genitori che chiusi in casa da giorni, senza prospettive e sfiancati da interminabili ore di telefonate o corsi online, vorrebbero concedersi almeno qualche serata di svago e stravaccamento sul divano a guardare serie tv.

Con la pupa sveglia è infatti impossibile fare qualunque cosa di senso, che sia scambiare due parole, preparare la ribollita o seguire la trama di un contenuto multimediale.

Certo, un modo per salvarsi potrebbe essere fare in modo di sfinirla completamente durante la giornata così da farla arrivare all’ora di cena stremata e costringerla a crollare subito dopo aver terminato la pappa.

Un piano da nulla, insomma. Ma la nostra ultima spiaggia.

E così – con malefiche mire – stamattina l’abbiamo tirata giù dal lettino di buon’ora. Ha partecipato allegra alla nostra colazione. Abbiamo passato poi la giornata a palleggiarcela silenziando i microfoni durante le riunioni e oscurando le webcam dalle classi virtuali.

Intanto abbiamo sfogliato libri, impilato cubi, lavato paperotti di gomma, imitato tutti gli animali, calciato palle di spugna, cantato canzoncine, acceso e spento ogni tipo di interruttore, impastato farina, fatto cavalluccio e ghirighirighetto, accarezzato peluche, scoppiato bolle di sapone, bucato palloncini, svuotato e riempito scatole, mangiato biscotti, annusato spezie, lanciato cose.

Abbiamo evitato che si concedesse il secondo pisolino della giornata e abbiamo continuato imperterriti a intrattenerla durante il lavoro nonostante digitasse lettere a caso sulle nostre email, scarabocchiasse le nostre agende e intervenisse urlando in riunione.

Un programma perfetto, studiato e perseguito minuto per minuto, per far sì che il sonno la potesse cogliere in tempo per l’inizio della nostra serata.

Un programma risultato essere – a tutti gli effetti – davvero efficace.

Tanto che alle ore 18.30 in punto, quando ormai cantavamo vittoria e scrollavamo già la lista dei titoli su Netflix consci che ci sarebbe bastato darle un po’ di pappa per cena e accompagnarla in una tanto meritata (sua quanto nostra) nanna, lei – incurante di ogni previsione – è improvvisamente crollata.

Senza darci il tempo di sfamarla. Né di metterle un pannolino. Un pigiama. Di darle un bacio che sancisse la sua buonanotte. Nulla.

E così alle 23.05 ancora dorme, in questa condizione precaria. In questo secondo pisolino della giornata che ha deciso di concedersi prepotentemente e nonostante ogni nostro tentativo di dissimulazione.

Dorme. Ora.

Pronta a svegliarsi nel cuore della notte, affamata, pisciata.

E più incazzata che mai.

 

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Settimo giorno di prigionia.

Non c’è quarantena che tenga: il lunedì è sempre lunedì.

Per l’occasione, stamattina, è tornato a farsi vivo Capo Ridens che – come i migliori condottieri – ha abbandonato la nave che stava affondando ed è sparito per una settimana dopo che l’Azienda Ridens ha ufficialmente chiuso i battenti e tutti noi mozzi ci siamo trovati a boccheggiare nell’aperto mare dello smart working.

Stamattina, dicevo, si è finalmente palesato. Incastrando me e le colleghe in una telefonata di due ore e undici minuti. Semplice telefonata, per fortuna. Niente video. Così mentre lui cercava di tirare le fila, di capire cosa avessimo fatto in questi giorni, cosa fosse rimasto di noi dopo il primo periodo di prigionia e come poter impostare il lavoro di qui in avanti, io preparavo biscotti al cioccolato.

Che vi devo dire, a ognuno il proprio training autogeno.

Ciotti, intanto, si occupava di far tornare all’originario stadio di caos l’appartamento che con tanto zelo, ieri, avevamo riordinato. Ogni tanto poi alleggeriva il lavoro di tutti con urla acute o gridolini striduli assolutamente intollerabili per orecchie umane tanto che, sul più bello, l’ho messa davanti ai cartoni animati. Maria Montessori non me ne vorrà. Facile fare l’educatrice eticamente corretta quando non ti trovi nel bel mezzo di una pandemia!

Sono arrivata al drastico rimedio perché Pilush era, nel frattempo, bloccato davanti al pc. Stamattina ha infatti incominciato un corso online della durata di otto ore al giorno per quindici giorni che gli darà un nuovo attestato che arricchirà il suo cv da libero professionista così che quando tutto questo finirà si ritroverà sul lastrico ma davvero competente.

Ha concluso questa prima sessione online del tutto sfatto e – alzandosi dalla scrivania – ha dunque supplicato che gli trovassi una buona scusa per uscire a prendere un po’ d’aria. Io temevo si trattasse di una scelta pericolosa ma, vista l’insistenza, l’ho riempito di spazzatura e spedito ai cassonetti.

Effettivamente la scelta si è poi rivelata molto pericolosa. Il ragazzo è infatti rientrato in casa, poco dopo, con la faccia smunta e in mano una multa pescata sul cofano della nostra macchina. Il motivo? Il mancato rinnovo del permesso parcheggio per residenti scaduto da 24 ore. L’autore? Un vigile poco carino oltre che del tutto incurante del pericolo. Come avremmo potuto – in questi giorni allo stremo delle forze e al limite della sopravvivenza – recarci in un ufficio pubblico per rinnovare un semplice tagliandino?

E lui stesso…che ci faceva lui – incosciente ausiliario del traffico – in giro per strada, per motivi palesemente non indispensabili? Sottovalutato eroe nazionale pronto a rischiare la vita pur di racimolare gli ultimi 30 euro? E Pilush? Stolto Pilush. C’era davvero tutto questo urgente bisogno di scendere?

Ti chiedo scusa, Presidente.

Perdonali, Peppe. Perché davvero non sanno quello che fanno.  

E comunque, dicevo, non c’è quarantena che tenga.

Il lunedì è sempre lunedì.

Una giornata di merda.

 

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Sesto giorno di prigionia.

Oggi, finalmente, io e Pilush lo abbiamo fatto.

Era da un po’ che cercavamo la giornata giusta, il momento ideale. Capirete, con la vita indaffarata di tutti i giorni, il lavoro, gli impegni, e la bimba in giro per casa,… prendersi un po’ di tempo per queste cose diventa sempre difficile.

Mica voglio dire che sia giusto così. Tutt’altro. Sarebbe cosa buona e giusta farlo spesso. Soprattutto di questi tempi. Magari non tutti i giorni, certo. Ma almeno – dai – una volta a settimana, giù di lì. Anche rapidamente, eh? Ne va del benessere di tutti.

Però spesso non si riesce. Lo so. Non si tratta di mancanza di voglia, davvero. È solo che non capita, o c’è altro da fare. Sì, insomma, passa in secondo piano. Succede così nella routine di tutti i giorni.

Beh, ecco. Poi, all’improvviso, tutti a casa. Stop. Fermi.

È così che finalmente siamo riusciti a farlo!

E dire che sui social già lo avevano previsto. Erano già partiti con le battute e i meme sul fatto che in questi giorni tutti non avremmo fatto altro. ‘Che sì, la prigionia è dura, e dobbiamo fare i conti con abitudini diverse, e ci vuole un attimo per settarsi, e organizzarsi. Ma poi l’italiano è un tipo prevedibile e prima o poi avrebbe capito come passare tutto questo tempo.

E infatti.

Abbiamo perso tempo per tutta la prima settimana di reclusione ma oggi, finalmente, aah!

E per tutto il giorno, eh? Ah, sì, sì, ormai che c’eravamo ce la siamo presa comoda. 

Figurarsi che siamo partiti stamattina dal bagno – che ha le superfici più ostili – e poi ci siamo spostati in camera da letto. E oggi pomeriggio, dopo che Ciotti si è addormentata, cucina e salotto!

Insomma: sulla cassettiera, dietro al divano, dentro alla libreria, addirittura sul frigorifero, sulla televisione! Oh. Tutti quegli angoli in cui uno di solito non arriva, noi oggi li abbiamo toccati. 

Io, davvero, non voglio sembrarvi esagerata, ma siamo arrivati fin dentro alla scarpiera!!

Ore e ore, complicità e sintonia perfetta, senza fermarci mai. Lui davanti, con straccio e olio di gomito. Dietro io, con secchio e mocio.

Mamma, che lavoro di fino!

E non potete capire la sensazione ora.

Dico ora che ci siamo riusciti.

Il piacere che si prova, ora, qui, seduta sul divano. Il pc sulle gambe e profumo di Lysoform ovunque.

Davvero la pace dei sensi!

 

tardi