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Sessantaseiesimo giorno di prigionia.

Oggi a pranzo mi è stato proposto un brodino con della minestrina.

A merenda, una carota.

A cena, carne bollita pescata dal brodo del pranzo. Ho provato a tirar fuori della maionese di accompagnamento. Sono stata crudelmente bullizzata per il mio ardire.

Dopo cena non ho neanche osato chiedere il consueto dolcetto, visti una Doduck Mamma e un Pilush così improvvisamente complici e ligi a una proposta di dieta ferrea che, fino a sole 24 ore fa, sembrava utopia.

Poi Pilush si è allontanato per poco, una manciata di minuti necessari a mettere il pigiamino a Ciotti. Tanto è bastato alla Doduck Mamma per aprire furtiva la credenza e agguantare la barretta di cioccolato fondente alle nocciole nascosta a mo’ di scorta.

“Ehi, che stai facendo?” ho domandato, incredula.

“Doduck, si vive una volta sola.” ha chiuso, leccandosi i baffi.

 

Snoopy procrastina anche nel pensiero. | Vignetta, Snoopy, Vignette

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Sessantacinquesimo giorno di prigionia.

Tutto pareva funzionare bene. Nella quarantena a casa dei Doduck Genitori, intendo.

Sì, insomma, siamo arrivati qui un po’ titubanti in un giorno di inizio aprile, dopo aver lasciato rapidamente la nostra mansarda di Lavorandia, in piena pandemia.

Abbiamo presto dovuto ridefinire abitudini e priorità iniziando a condividere la quotidianità in un posto diverso, con due persone in più, e dovendoci adattare a orari, bisogni e ritmi al cardiopalma.

Abbiamo discusso e creduto, a volte, di non farcela.

Presto abbiamo però trovato un nuovo equilibrio e raggiunto una dimensione quasi idilliaca fatta di contatto con la natura, giochi all’aria aperta, caldi bagnetti, intraprendenti progetti bucolici, grandi abbuffate.

Queste ultime, in particolar modo, rappresentano per la sottoscritta il principale motivo di gioia di queste giornate, e dell’intera esistenza, se vogliamo. Lasciando infatti agli altri il piacere del lavoro all’aperto io sto approfittando, in questa quarantena, di ogni momento libero da videochiamate, incombenze e lavoro, per sfogarmi impastando, sfornando, cucinando e preparando dolci, salati, e prelibatezze.

È proprio grazie a questa mia estrema passione, e al grande aiuto di Ciotti sempre pronta a mettere le mani in pasta, e anche a Pilush, spesso creativo ai fornelli come nella vita, e alla Doduck Mamma che pure è chef mancata e che allestisce banchetti anche solo aprendo la dispensa o il congelatore sempre colmi, non c’è giorno qui che non inizi e finisca con una grande mangiata! Quale miglior modo di vivere la vita!

Tutto pareva funzionare benissimo, vi dicevo, per l’appunto.

Fin quando oggi a pranzo, mentre eravamo tutti concentrati a saccheggiare l’ennesima tavolata imbandita, Pilush  – con espressione davvero grave – non ha preso a confidarci un suo malessere dovuto al fatto di credere di non riuscire a smaltire tutto quel cibo ingerito quotidianamente.

Sostiene, lo stolto, che nessuno al mondo – a dire il vero – sarebbe in grado di consumare tutta la roba che abbiamo preso a preparare quotidianamente in questo nostro assetto quarantenistico.

Dice che si trova a mangiare talmente tanto, in questi giorni, che neppure tutte le energie spese a lavorare il suo orto o nella costruzione del suo pollaio riescono a compensare l’immane apporto di calorie quotidiano e che, in poche parole, se andrà avanti così ingrasserà fino a raggiungere un punto di non ritorno.

Io, figurarsi, ho continuato a masticare credendo fosse una delle sue tante riflessioni sulla vita che poi non portano comunque mai niente.

Lui, però, lui ha insistito così tanto col dire che la cucina che gli proponiamo è troppo gustosa, e condita, e abbondante e a pregarci di non presentargli più nessuna pietanza per aiutarlo a non cadere in tentazione, che – a un certo punto – la Doduck Mamma (che pure a chili non scherza!) ha colto la palla al balzo proponendo di cominciare, da domani, una dieta ferrea ed estesa a tutta la famiglia.

Che se poi pensiamo che lei e Pilush si sono subito trovati d’accordo ed entusiasti all’idea di perdere peso in vista dell’estate, e che nonno e nipotina sono esclusi dalla proposta perché fisicamente inadatti a un regime alimentare imposto, l’unica della famiglia a rimanere fregata in questo folle digiuno sarò io.

 

Quante calorie ci sono in un biscotto offerto da un'amica ...

 

 

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Sessantesimo giorno di prigionia.

La Doduck Mamma non è una tipa semplice, ormai lo avrete capito.

Le cose, o si fanno come dice lei, o non si fanno proprio. È puntigliosa all’invero simile, convinta nelle sue convinzioni e, a tratti, esasperante.

Tutto sommato, però, è una persona buona. La situazione a casa con il Doduck Papà, in più, non è delle più semplici, dunque io e Pilush tentiamo il più possibile di sollevarla da incombenze a cui non debba rispondere lei direttamente.

E così io mi dedico a faccende domestiche per sentirmi puntualmente dire di aver caricato male la lavastoviglie, di aver messo poco sale nella pasta, di aver sbagliato il posto a vestiti e suppellettili, di aver irreparabilmente rovinato un ordine esistente solo nella sua testa, incrinato un equilibrio che solo lei percepiva, o fatto morire piantine già rinsecchite.

E Pilush – oltre a prestarsi ai lavori contadini più faticosi – aggiusta porte sentendosi recriminare di lasciare fuori posto cacciaviti e attrezzi, aggiorna pc rischiando la gogna per aver spostato icone sul desktop, sostituisce lampadine che lui non ha fulminato ma che per lei sì.

Un’altra cosa di cui si occupa poi Pilush in questi giorni – probabilmente la più spinosa – è uscire a fare la spesa.

In famiglia abbiamo – come tutti, del resto – ridotto le uscite di questo tipo a una ogni dieci giorni circa. Per l’occasione la mamma prepara una lunga lista ragionando su tutto quello che serve, potrà servire o servirà. Divide ogni cosa per reparto, e elenca tutto in ordine di posizione dall’ingresso all’uscita del supermercato così che Pilush, compratore in terra non sua, possa orientarsi al meglio.

Di ciascun prodotto, l’astuta donna, dà poi una spiegazione ulteriore e dettagliata, a partire banalmente da marche in e marche out, fino ad arrivare alle dimensioni e colore ideali di uno o di quell’altro ortaggio, al grado di umidità di un buon pan grattato, al livello corretto di grasso al di sotto del quale desistere dall’acquisto del prosciutto crudo.

Il solerte genero si appunta ovviamente tutto prima di uscire, un po’ per accontentarla, un po’ sperando, prima o poi, di riuscire nella missione di ritirarsi con una spesa che non consenta alla suocera possibilità di ribattere.

Lascia poi casa, ogni volta, confuso e spaventato di fronte a ciò che l’aspetta. E rientra, dopo un paio d’ore spese in elucubrazioni, riflessioni e indecisione, consapevole che – scontrino alla mano – riceverà l’ennesimo cazziatone.

Oggi, per il povero Pilush, si trattava nuovamente di giorno di spesa.

Stamattina ha puntato la sveglia all’alba così da riuscire a recarsi al supermercato presto e avere tutta la calma di dedicarsi alla lista redatta ieri sera, con cura, dalla mamma, prima dell’arrivo dei clienti delle ore di punta.

Ha esplorato ciascun reparto, valutato ogni singolo prodotto tra quelli elencati, ragionato sulle varie offerte, chiesto informazioni a commessi e cassieri, riempito due carrelli di roba e si è, infine, spinto fino al banco del pesce per affrontare la sfida del giorno: reperire la giusta qualità di pesce che la suocera avrebbe trasformato in zuppa per pranzo.

È rientrato a casa fiero di aver trovato tutto quello che lei aveva scritto e, in più, delle seppioline dall’aspetto candido e tenerissimo, e degli scampi dall’aria succosa e croccante e un bello scorfano che di meglio non si sarebbe potuto desiderare e che avrebbe concorso a dar vita a una zuppa da far invidia al re dei sette mari.

E la mamma, una volta ottenute quelle buste piene di roba, ha esaminato ogni singola cosa, facendo osservazioni su date di scadenza troppo prossime, sul numero eccessivo di bottiglie di salsa e esiguo di chili di farina, bocciando formati di pasta a suo dire immangiabili, inveendo contro chi aveva confezionato male questo prodotto o tagliato irresponsabilmente quel pezzo di formaggio, selezionato incoscientemente dal povero ragazzo. È infine arrivata al sacchetto del pesce che ha aperto con grande stupore.

Davvero mai visto pesce tanto bello, e dall’aria così fresca, e dal profumo così intenso.

Si è allora rivolta a Pilush che, avendo percepito una più unica che rara soddisfazione nelle movenze della suocera, già iniziava a gongolare.

Gli ha urlato di raggiungerla in cucina a osservare lui stesso quel meraviglioso pesce solo per poi distruggerlo ancora una volta: che è ovvio che, se questo offriva il banco pescheria oggi, avrebbe dovuto comprarne almeno il doppio!

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Cinquantaseiesimo giorno di prigionia.

Come sia andato, effettivamente, questo 4 maggio, io proprio non lo so.

Mezza Italia oggi è ripartita: ha preso treni, autobus e metropolitane, riaperto uffici e attività, invaso parchi, incontrato congiunti.

Noi no. L’Azienda Ridens infatti, un po’ perché facente parte di quelle imprese dal business non strettamente indispensabile alla sopravvivenza degli umani, un po’ perché resasi conto che – tutto sommato – in smart working si lavora quasi più che offline, dicevo, l’Azienda Ridens ha deciso che, per il momento, non sia il caso di rientrare in sede.

E se ci aggiungiamo Pilush libero professionista, e Ciotti con il nido chiuso, capirete che non abbiamo proprio alcuna fretta, attualmente, di interrompere il nostro lockdown e di lasciare la casa in campagna dei Doduck genitori.

Temo inoltre, ma magari è un pensiero solo mio, che le città come Lavorandia, da oggi ripartite quasi a pieno regime, da domani saranno nuovamente a rischio disastro.

E io le provo anche a capire le persone scese in strada ad abbracciarsi stamattina, quelle corse al parco tutte insieme, o a mettersi in coda in tangenziale. Due mesi di segregazione sono pur sempre due mesi di segregazione. Però mi sembra ci sia anche una buona dose di follia diffusa in questa fase 2, tra chi l’ha pensata, e chi non ha ancora capito quali precauzioni seguire, tra chi predica il distanziamento sociale e chi ora ritiene di poter improvvisamente darsi alla pazza gioia.

Eccitazione e follia.

Ma magari mi sbaglio.

Dal canto nostro, dicevo, ce ne rimaniamo isolati. Mantenendo i nostri ritmi frenetici fra bimba, nonno, videochiamate di lavoro e videomerende fra poppanti. Ci alziamo correndo e finiamo la giornata sfiniti senza aver concluso poi chissà cosa, in attesa di una fase 3, o 4, o 5, in cui chissà, magari potremo semplicemente fermarci un attimo e dormire.

Poi, oggi, mentre io e Pilush, presi dallo sconforto, cercavamo di incastrare appuntamenti e sincronizzare agende manco fossimo manager in carriera, la Doduck Mamma ci ha interrotto per proporci qualcosa che ci avrebbe restituito, sicuramente, una bella quantità di energia vitale.

Speravamo fosse droga.

Desiderio banale e scontato il nostro, secondo la Mamma, rispetto a quanto effettivamente aveva in mente: “usciamo ad abbracciare un albero!”, ha esclamato entusiasta, spiegandoci che la natura avrebbe ricambiato l’abbraccio con calore ed endorfine e che avremmo così svoltato la giornata, o forse la nostra intera vita, grazie all’iniziazione a questa tale dendroterapia non so ché.

Scettici l’abbiamo subito buttata sul ridere – si capisce – e la tenace genitrice, allora, forte della sua competenza in materia naturalistica, ha preso con sé la unenne nipotina Ciotti per una dimostrazione plateale della nostra malafede.

La bimbetta, figurarsi, seguirebbe quella nonna dalle idee strampalate fino in capo al mondo. E via, dunque, subito su e giù per il giardino, in coppia, a ridere e stringere tronchi.

Insomma, oggi è iniziata la fase 2, e a me il comportamento delle persone da stamattina sembra ancora più folle del solito.

Eccitazione e follia.

Ma magari mi sbaglio.

 

W la pazzia | Citazioni snoopy, Charlie brown, Citazioni fantastiche