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Un brutto colpo

Mi confermate che l’anno nuovo è iniziato da pochi giorni?

No, perché solo la prima settimana di rientro in ufficio mi è sembrata durare mesi.

È come se l’impegnativo capodanno fosse già lontano anni luce, come se avessi già lavorato per infinite e infinite ore, come se avessi perso la mia libertà da un numero indefinito di giorni. Mi sembra essere passato un tempo lunghissimo, insomma, con l’aggravante che le vacanze di Pasqua rimangono comunque ancora lontanissime.

In questi dieci primi giorni lavorativi del 2018 ho ricevuto email da clienti che non sentivo da secoli, ho avuto riunioni con gente di cui non ricordavo più il nome, ho inaugurato almeno quindici presentazioni PowerPoint su altrettanti nuovi progetti e ho già consumato tutte le lattine di tonno della dispensa.

Insomma, è stato un rientro impegnativo. Continua a leggere “Un brutto colpo”

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Pensa a tutto lui.

“Pronto, Doduck? Allora, confermato, arriviamo lì da te il 31, saremo in dieci.”

“Ehi, pronto Pilush, aspetta. Come, il 31? In dieci? Dove?”

“Ma sì, Doduck, te ne avevo parlato il mese scorso. Mi sembrava fossi d’accordo all’idea di passare il capodanno a casa tua in campagna, con i miei amici.”

“Ma, Pilush, ne avremo parlato per sbaglio chissà quando. Poi tu sei partito per il mondo e…”

“Beh, ma ora sono tornato. Sarà una grande festa! Ho già pensato a tutto io.

“No, Pilush, un attimo. Qui a casa ci sono già i miei, ceneranno in sala con i loro amici.”

“Bello! Più siamo, più ci divertiamo!”

“No, temo tu non abbia capito. Loro saranno già un sacco di persone, non posso aggiungere altri dieci invitati, non credi?”

“Ah.”

“Dobbiamo trovare un’alternativa”

“Hai ragione, Doduck.”

“Devi chiamare subito i tuoi amici e dire che purtroppo…”

“Purtroppo… faremo il cenone nel seminterrato!

Continua a leggere “Pensa a tutto lui.”

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“Ridatemi tutto!”

Oggi è successa una cosa che ha dell’incredibile.

Si tratta di Puad, il cicciottoso stagista che allieta le nostre giornate e che all’ora di pranzo, come di consueto, si è avviato a casa in macchina per consumare in solitaria il solito pacco di Tortellini Rana.

È salito nel suo appartamento per non più di mezz’ora, lo giura. Il tempo di mangiare rapido e guardare al massimo una puntata di cartoni animati. Fatto sta che appena ridisceso in strada si è accorto di essere stato vittima di un tremendo quanto rapidissimo furto: Continua a leggere ““Ridatemi tutto!””

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Cara Virginia, se mi vedessi…

Il fatto è che qui all’Azienda Ridens non abbiamo una sala per la pausa pranzo.

 

Neanche una sala relax o per il caffè, a dire il vero.

 

E se in Google, Apple e AirBnb pensano che lo spazio ricreativo sia fondamentale, se nella nuova era aziendale si sente la necessità di mettere a proprio agio i dipendenti perché solo così possono essere produttivi e super creativi, se perfino Virginia Woolf sosteneva che “non si può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non si è mangiato bene”,  qui – per quanto siano tutti sorridenti, friendly e zen – non c’è uno straccio di posto in cui poter consumare un triste pasto freddo che non sia la propria scrivania.
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Oh, mamma!

“No, Pilush, la mia mamma ci mette la farina O, quella per pizza”.

“Sì ok, Doduck, ma la mia mamma ci mette anche un po’ di quella di semola, io proverei.”

“La mia mamma però fa quella specie di fontana, sul ripiano di marmo. Aspetta, dammi qua, fammi provare.”

“Ma noi non abbiamo un ripiano, tanto meno di marmo.”

“Ah. Già. E allora?”

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