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Quarantesimo giorno di prigionia.

Abbiamo passato la mattinata in giardino a sfogliare il libro dei topolini, cercando di riconoscere qualche figura, o almeno il suono di quelle parole lette lentamente e ad alta voce.

Ho raccolto qualche margherita e ne abbiamo sentito il profumo, poi ho intonato alcune canzoncine. Le parole no, son troppo difficili da ricordare, ma la melodia, chissà. Magari la melodia riuscirà a risuonare e, in futuro, la memorizzerà.

A un certo punto il sole ha iniziato a scaldare troppo, ci siamo allora spostati in casa e abbiamo iniziato a preparare una torta al cioccolato. In realtà la torta l’ho preparata io, ma per buona parte del tempo sono stata osservata più o meno attentamente. Un occhio alla torta, e uno alla tv,  diciamo. Fin quando il sonno non ha prevalso. Ultimamente è facile che si addormenti a metà mattinata.

Per il pranzo abbiamo apparecchiato all’aperto. Pilush ha preparato delle farfalle alle zucchine e parmigiano. Certo, il formato di pasta irregolare non è facilissimo da gestire: è servito un po’ di aiuto della Doduck Mamma ma ne ha finito un piatto intero. Anche bere l’acqua dal bicchiere è ancora una bella sfida ma piano piano, e tossendo un po’, ce la si può fare.

La torta, poi, la torta è stata davvero molto apprezzata. Quella per il cioccolato è proprio una sua grande passione!

Dopo pranzo il sonno ha vinto ancora e, dunque, presto a letto per il riposino.

Non è durato tanto, un’oretta non di più, prima di sentire il pianto provenire dalla stanza. Fa così quando si sveglia e vorrebbe alzarsi ma non ci riesce.

Nel pomeriggio abbiamo risposto ad alcune telefonate di auguri. Simpatico che compia gli anni esattamente due giorni dopo la Doduck Mamma

A chiamare sono stati zii e parenti più che altro. Un saluto rapido in vivavoce e nessuna risposta. Sentire ha sentito, ne sono sicura. Ma mai che prenda e si metta a dire anche solo un ciaoChé il telefono è sempre molto attraente, sì, ma solo per premere tasti a caso e vederlo illuminare. Che ci sia della gente che parla dall’altra parte, ora come ora, non può certo capirlo.

Ho recuperato, allora, delle foto, così che vedendo le facce fosse magari più facile collegare persone e voci. Bella idea, tutto sommato. Guardando quelle immagini sul pc siamo riusciti anche a tirare fuori qualche nome. Certo la pronuncia non è ottimale, ma è già qualcosa.

Ha cenato presto con una bella zuppa calda, altro piatto che ultimamente apprezza in particolar modo e ha poi concluso la giornata in fretta, combattendo ancora una volta con gli occhi che si chiudono sempre più presto, per la stanchezza.

Prima che si mettesse a nanna, Ciotti gli ha fatto una carezzina. Per augurare buonanotte a questo nonno ultimamente un po’ sofferente che – oggi che ha compiuto settant’anni – sembra ancora più simile a lei.

 

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Sinca

Da qualche giorno ci siamo rifugiati a casa dei miei genitori. Complice il caldo di Lavorandia da cui fuggire, qualche ora di congedo di maternità facoltativa da poter sfruttare e una serie di incombenze che impegneranno Pilush per un po’, venerdì pomeriggio abbiamo caricato Ciotti e un centinaio di bagagli in macchina e siamo partiti alla volta della “casa dei nonni”.

Da quando vivo a Lavorandia tornare a casa è sempre impegnativo. Oltre ai km da percorrere e ai tempi da organizzare, ogni volta che si torna bisogna fare i conti con le abitudini nuove, con i ricordi che affiorano, con le persone che si sono lasciate e con quelle che si ritrovano. Insomma, con i cambiamenti.

Mia madre ultimamente si è appassionata a questo blog: “dovresti scrivere della mia nuova gatta“, mi ha detto la sera che siamo arrivati.”L’ho trovata un mesetto fa e l’ho chiamata Sinca. È latino. Da sine caudam: senza coda”. Io ho provato a spiegarle che non avrebbe molto senso parlare della sua gatta sul mio blog, che sì, insomma, di solito scrivo di altro, stagismo, sfiga, una lunga serie di sfortunati eventi e compagnia bella. “Beh, il fatto che non abbia la coda è una bella sfiga, sarai d’accordo. Non è neanche tanto bella. Eppure sembra una gatta felice. Puoi scriverlo.”, prova a convincermi.

È che la mamma è nuova qui, su questo sito, ci sta che non abbia capito proprio bene bene come funzioni. Il vero fan di queste pagine, fino a qualche tempo fa, era invece papà che – non brillando certo di salute e costretto a passare molto tempo a casa – si intratteneva quotidianamente davanti al PC leggendo le castronerie che di volta in volta quella sua figlia lontana trovava il coraggio di digitare.

Beh, dopo l’ictus di settembre papà non ha più aperto il computer e questo è un bel problema perché, a ben vedere, rischia di perdersi qualche importante puntata della mia vita. Continua a leggere “Sinca”