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Oh, mamma!

“No, Pilush, la mia mamma ci mette la farina O, quella per pizza”.

“Sì ok, Doduck, ma la mia mamma ci mette anche un po’ di quella di semola, io proverei.”

“La mia mamma però fa quella specie di fontana, sul ripiano di marmo. Aspetta, dammi qua, fammi provare.”

“Ma noi non abbiamo un ripiano, tanto meno di marmo.”

“Ah. Già. E allora?”

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L’importante è avere un piano

“Ciao Doduck, quando ci presenti il tuo piano d’azione?”

“Ehm. Salve, Capo Ridens, come sta? È bello vederla passare da queste parti, ogni tanto.

“Sì, sì, Doduck. È bello anche per me. Dicevo, vorrei che tu mi aggiornassi sul tuo piano d’azione. Anzi, no. Vorrei che tu aggiornassi me, Capo2 e Capo Supremo riguardo al tuo piano d’azione. Potresti convocarci in un giorno di questa settimana.

“Convocarvi? Io? Un attimo, Capo Ridens. Cosa intende di preciso con piano d’azione?”

“Eheh, ma come cosa intendo, Doduck. Il tuo piano. Sei qui da quasi due mesi, ormai. Ti sarai fatta un’idea del tuo ruolo e di come svolgerlo, no?”

“Sì, sì. Cioè. Un attimo. No.”

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Zucche sbilenche, Morti burloni e Santi mattacchioni

Spesso mi capita di legare determinati periodi dell’anno al ricordo che nella mia mente ho di quei giorni. Halloween, Ognissanti e il giorno dei Morti, per esempio, sono una triade molto apprezzabile e che mi risvegliano pensieri diversi.

Dagli zero ai dodici anni, per me quei giorni hanno significato giornate passate nella casa in campagna, giochi tra fratelli, primi caminetti accesi, passeggiate nel bosco e soprattutto regali. A tal proposito, a farla da padrone, fra i tre giorni di festa era sicuramente il 2 novembre. Le origini terroniche di Doduck vogliono infatti che nel giorno dei Morti, i defunti cari alla famiglia passino di casa in casa per lasciare doni e dolciumi ai più piccoli. Lo so, è un usanza strana e un po’ macabra. Insomma, una bella tradizione. Continua a leggere “Zucche sbilenche, Morti burloni e Santi mattacchioni”

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Saper cogliere l’essenza

La vita nell’azienda Ridens è frenetica. Non saprei spiegare bene il perché. Qui tutti sorridono, preparano caffè, si abbracciano, si raccontano aneddoti, pranzano insieme scambiandosi cibi vegani e fanno meditazione a metà pomeriggio, eppure, alla fine dei conti, non c’è un attimo di respiro.

C’è frenesia. Ed è una frenesia, certo, ben diversa dalla malsana ansia che si respirava nell’ufficio del Temibile Romtas e che rendeva tutti, in ogni momento, sull’orlo di una crisi di nervi, del tipo: arriva; lavora; produci qualcosa; ricevi un insulto per la cosa che hai appena prodotto; ricomincia da capo e così via,… però ecco, sempre frenesia è.

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La conquista del mondo – Fase 2

Emil e Satti sono super trendy, super chic, super wow e super vegane. Saltellano su e giù per i corridoi colorati della loro agenzia, indossando gonne alla moda e parlando incessantemente al cellulare. Sorridono a tutti. Durante le pause caffè tirano fuori dal cassetto della scrivania biscottini “vegetalimabuonilostesso” da offrire ai colleghi e quando ricevono qualche cliente raggiungono livelli di gentilezza, ascolto, dolcezza e coccolosità che in confronto Madre Teresa era una tamarrona.

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Romanticismo d’oltralpe

“Hi, Doduck! Here is Bepò, from Switzerland, can you remember me?”

“Hi, Bepò, yes, sure, just like it was yesterday…do you understand?”

Bepò abita in Svizzera. È il figlio di una coppia di amici storici dei miei genitori, di quegli amici incontrati negli anni dell’università, ai tempi delle feste a casa e delle spaghettate notturne, ai tempi di euforia, chitarre e di Knock, knock, knockin’ on Heaven’s door. Continua a leggere “Romanticismo d’oltralpe”

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Difficile a immaginarsi

Io adoro la pioggia. Giuro. Adoro i temporali forti, quelli con tuoni, fulmini, vento, magari un po’ di grandine…

Adoro la pioggia, l’autunno e l’inverno. Adoro quei pomeriggi/serate in cui si è costretti a rimanere a casa, magari sul divano, magari con un film, o con un libro, sicuramente con il plaid e una tazza calda perché fuori sta diluviando. Una gioia, proprio.

L’estate, per dire, la trovo molto fastidiosa. L’afa, le zanzare, le notti insonni, la sabbia appiccicata sulla pelle, il sudore, il condizionatore rotto, i 40 gradi all’ombra, la macchina sotto al sole, le piante che si seccano, la frutta che marcisce, il turismo spinto e le mille foto di vacanze, l’ostentazione di gioia e divertimento. Insopportabile proprio.

A pensarci bene, giusto una cosa salverei dell’estate: i temporali estivi. Continua a leggere “Difficile a immaginarsi”

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“Tu tieniti pronta!”

La sfiga stagistica non avrebbe potuto assegnarmi settimana migliore della prossima per concludere il mio stage. Qui infatti si sta lavorando da mesi – a uffici unificati – per organizzare una serata storica, un Super Super Evento a cui dovrà partecipare tutto il meglio dell’élite di Lavorandia; una super super cena che si svolgerà, per l’appunto, la settimana prossima. Anzi, la sera stessa del mio ultimo giorno di lavoro. Che a volerlo fare apposta, oh!

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La fine. Inesorabilmente, la fine.

“Doduck, svegliati! Sono le 7!!”

“Impossibile Pilush, ho impostato non una ma due sveglie ieri ser…aaahh! OMMIODDIO Pilush. Sono le 7!!!! Com’è possibile?”

“Alzati, vestiti, sbrigati!!”

“Mannaggia Pilush, perché questo coso non ha suonato? Ehi, aspetta. È spento. Pilush! Il cellulare non si accende più.”

“Non può essere, Doduck, ti è già successo la scorsa settimana.”

“No, Pilush, quello era l’ALTRO cellulare. Ora sembra morto anche QUESTO.”

“Ahah, mi stai dicendo che hai fatto fuori due telefoni in 5 giorni?Continua a leggere “La fine. Inesorabilmente, la fine.”

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Ritorno a Lavorandia

Passate le due misere settimane di ferie estive, con la loro sfiga rinnovata e i loro concerti fra gente sudata e esaltata, non mi resta che tornare a scrivere qualcosa sulla mia tragica condizione di stagista, che poi è il motivo per cui questo blog era nato (ed è anche il motivo per cui fra un mese, allo scadere del mio stage, queste pagine si autodistruggeranno).

Dunque, dicevo, le vacanze sono durate due settimane e sono state più veloci di un ghiacciolo che si scioglie al sole, di un’onda che si porta via un castello di sabbia, dell’attimo in cui un piccione prende la mira e decide di cacarti in testa.  Continua a leggere “Ritorno a Lavorandia”