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Sedicesimo giorno di prigionia.

Le videochiamate sono state inventate senza ombra di dubbio da qualcuno di molto vicino al demonio.

Per carità, non dico che l’inventrice o l’inventore della prima videochiamata fosse consapevole di stare creando un mezzo con potere illimitato di sfracassamento di maroni. Penso anzi che, lì per lì, debba essergli sembrato una gran cosa questa di poter vedere in faccia gente a miglia e miglia di distanza, in ogni momento e a ogni condizione. Di poter entrare nella vita privata delle persone senza bisogno di chiedere il permesso. Senza orari né limiti. Spesso senza motivo né alcun vero argomento di conversazione. 

Poi però se ne sarà reso conto anche lui/lei – l’inventore/inventrice, intendo – di aver fatto una cazzata. Di aver lanciato qualcosa da cui non ci sarebbe più stato scampo. Se ne sarà reso conto per forza. E infatti non ha potuto far altro che rinnegare la propria invenzione e sparire.

Qualcuno di voi sa di preciso il nome di chi ha inventato la videochiamata?

No, appunto.

Si è dileguato, il furbo. Perché se fosse ancora rintracciabile, passerebbe ora la vita a essere cercato su Skype, Zoom e tutte le altre piattaforme insieme (che sentirebbe squillare contemporaneamente con tutte quelle assurde suonerie) contattato da un sacco di gente che vorrebbe guardarlo in webcam per mandarlo meglio a quel paese!

In questi giorni, grazie all’astuzia di questo genio del contatto telefonico, moltissimi di noi stanno compensando la misantropia verso persone fisiche sviluppando un acutissimo odio verso facce pixellate e spesso impallate. Un’assoluta insofferenza verso voci metalliche. Verso segnali ballerini. Un’assoluta incredulità verso abbigliamenti di dubbio gusto e sfondi dagli arredamenti altrettanto discutibili.

Odio verso gente che chiama a ogni ora, fregandosene del bon ton, incurante della certezza di trovarti col boccone in bocca e inspiegabilmente inconsapevole del fatto che lo stesso identico concetto che ora sente la necessità di spiegare in 47 minuti di videochiamata, fino a qualche settimana fa l’avrebbe espresso con due righe di email.

Mannaggia!

Devo dire la verità, qui a casa eravamo – anche in tempi non sospetti – avvezzi alla videochiamata. Avendo infatti una poppante per casa e genitori lontani era già di rito, ogni sera (Ogni Sera), ricevere la videochiamata dei nonni che volevano vedere la nipotina.

Ma voi riuscite a immaginare cosa voglia dire una videochiamata a sera fra dei sessantenni in brodo di giuggiole e una unenne che a malapena blatera qualche pappananna? Intere serate passate a reggere il cellulare ascoltando lallare da un lato e dall’altro, ecco cosa vuol dire!

Che dire. Il mondo intero sembra davvero non rendersi conto del rischio accidia mortale che portano con sé le videochiamate.

Mi correggo. Il mondo intero tranne due persone – Ciotti e il Doduck Papà – che, senza capirne ovviamente niente, nei loro comportamenti ormai molto simili, a un certo punto di ogni videochiamata iniziano decisi a muovere il rispettivo dito sullo schermo dello smartphone che qualcuno si ostina a puntare loro in faccia, attratti, non si sa come, da un’unica cosa: quella cornetta rossa così ben visibile che sembra non chiedere altro che essere premuta.

E a volte, grazie al cielo, ci riescono pure.

 

Risultato immagini per peanuts telefonare

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#andràtuttobene

Il 2020 è iniziato da una settantina di giorni.
Ho perso 2 chili.
Ciotti ha compiuto un anno.
I capelli mi si sono allungati di circa 3cm.
Pilush, da libero professionista qual è, si è buttato in una decina di progetti diversi.
Ciotti ha deciso che urlerà come una pazza ogni volta che sentirà parlare di nido.
Ciotti non ha ancora accettato l’idea di dover buttare il proprio prezioso tempo con 12 poppanti e 3 simpatiche maestre sorridenti.
Le 3 simpatiche maestre sorridenti dicono che le passerà.
Per quasi due mesi abbiamo ospitato i genitori di Pilush venuti a Lavorandia a farci da nonni, cuochi, baby-sitter, colf e tutto fare.
La ricerca di una casa in cui trasferirci non si è ancora conclusa.
Casa nostra è ancora un bilocale mansardato di 50 metri quadrati.
Pilush ha aggiunto progetti ai progetti e ha lavorato così tanto da poter essere considerato ormai un “non-tanto-libero professionista”.
Mi sono presa la polmonite.
A inizio febbraio, quando non faceva ancora tanto clamore e passava con un po’ di riposo.
Ho passato un mese in malattia, chiusa in casa con i suoceri e lontana dall’Azienda Ridens.
Casa nostra è sempre un bilocale mansardato di 50 metri quadrati.
Nel frattempo, a lavoro, è arrivata una nuova stagista, Capci.
Nel frattempo, a lavoro, è arrivata una nuova responsabile, Sisch.
La stagista Capci sostituisce Griscil, attualmente in maternità.
La stagista Capci è biondina, timidina, ansiosina. Sto cercando di addestrarla in fretta. Mi spiacerebbe soccombesse subito.
La nuova responsabile Sisch affianca Satti, sempre più schizzata.
La nuova responsabile Sisch è mora, alta, combattiva. Dice che insieme potremo fare grandi cose. Prima fra tutte: far soccombere l’incapace Satti.
Stavo finalmente per rientrare a lavoro.
Stavo finalmente per emergere dalla prigionia.

Poi è scoppiata un’epidemia mondiale virale dilagante. Continua a leggere “#andràtuttobene”

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Un lunghissimo viaggio

Il viaggio di rientro a Lavorandia è stato più lungo del previsto. Secondo i piani avremmo dovuto lasciare la casa dei nonni domenica per poter essere in ufficio lunedì mattina, poi però, complice il voler festeggiare con calma il sesto complemese di Ciotti, il timore che di domenica ci sarebbe stato più traffico e la convinzione di poter entrare in ufficio di lunedì pomeriggio sbrigando comunque tutto ciò che ci sarebbe stato da sbrigare, la partenza è slittata al giorno successivo.

Ovviamente lunedì abbiamo trovato in autostrada l’apocalisse. Tir, trasporti eccezionali, operai al lavoro, code chilometriche, caldo mortale, sete, fame, sonno e neanche un autogrill che ci spacciasse dei Pocket Coffee (a quanto pare d’estate li fanno sparire per evitare che si sciolgano).

Così, quando alla quinta ora di viaggio abbiamo realizzato che non saremmo mai arrivati a Lavorandia in tempi utili per recuperare la giornata di lavoro e che Ciotti si stava agitando davvero troppo per consentirci di preservare una qualche sanità psicofisica, abbiamo deciso di fare una deviazione, uscire dall’autostrada e fermarci all’Outlet.

Ora. Vorrei darvi qualche consiglio spassionato: Continua a leggere “Un lunghissimo viaggio”