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Di lunedì

Mannaggia Pilush, ‘sta gravidanza mi distrugge, ora ci mancava l’incontinenza. Sì, ti ho detto, un minuto e vengo a letto! Fammi solo prendere degli slip asciutti, questi sono zuppi e ne ho già cambiati due paia in cinque minuti. Acque? Ma quali acque! Incontinenza, ti dico, è segnalata fra gli effetti collaterali dell’avere un pancione così grosso. Acque? Dici? Ma non può essere, a quest’ora, e tu domani devi lavorare, e mancano ancora 8 giorni alla scadenza, e la valigia del parto, la valigia non è ancora pronta, non credo si siano rotte le ac….ahi, Pilush, la pancia. Continua a leggere “Di lunedì”

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Reciproco soccorso fra stagisti solitari

Da qualche giorno Pilush se n’è andato a 500 km da casa per un importantissimo lavoro improrogabile pre-vacanze, molti colleghi dell’Azienda Ridens sono partiti per ferie anticipate, viaggi intercontinentali, varie ed eventuali e Lavorandia, in generale, si è progressivamente svuotata rimanendo terra di un’unica categoria di persone: gli stagisti sfigati che non vedranno il mare prima di metà agosto.

Tra le prime linee di questa categoria di persone figuriamo, ovviamente, io e il povero Puad che, stoici, teniamo duro seduti alla nostra scrivania, incuranti dell’afa, della stanchezza e delle foto social di gente che sorseggia drink, su isole lontane.

L’essere rimasti soli in città comporta, per me e Puad, conseguenze diverse, derivanti da nostre diverse caratteristiche psico-fisiche. A me, per esempio – donna incinta, pigra e complicata – questa solitudine forzata regala momenti di estrema gioia dati dalla prospettiva di poter andare a dormire alle 21 o mangiarmi da sola tutti i gelati del congelatore, alternati a momenti di totale noia, accidia, ansia, dati da un pessimismo cosmico persistente e dal fatto di essere costretta a muovermi a piedi, vista la mancanza di un’auto e il divieto assoluto di salire su biciclette, motorini e qualsiasi altro mezzo di locomozione autonomo e vagamente pericoloso.

A Puad, invece, la condizione da scapolo allegro mentre la fidanzata è in vacanza regala esclusivamente libertà, spensieratezza, svago e un unico e solo risvolto negativo: scatolette e surgelati ogni giorno, grazie alla sua nota incapacità in cucina. Continua a leggere “Reciproco soccorso fra stagisti solitari”

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Riprendersi giugno

Giugno arriva all’Azienda Ridens più frenetico che mai. È come se – complice l’inizio dell’estate, e la chiusura delle scuole, e il caldo che, si sa, dà alla testa – in questo mese il tempio del corporate, questa patria del rigore, questo santuario di scadenze e contratti, questa fortezza in cui per tutto l’anno si parla solo aziendalese, decidesse improvvisamente di cambiare aspetto e di iniziare a organizzare eventi e cene e invitare ospiti e a chiamare catering e a fare cose che – solo nella testa di qualche perverso capo – dovrebbero farci percepire come frizzanti e modaioli (sebbene mai ai livelli della Grande Festa Annuale di Primavera).

La verità è che a giugno inizia l’inferno. Eventi che richiedono la presenza in ufficio di noi poveri apprendisti dalle 8 di mattina alle 10 di sera, programmazione che dura settimane e poi ruoli che cambiano di minuto in minuto. Un momento ad accogliere gente all’ingresso, pubbliche relazioni a tutte le ore, e in un attimo ritrovarsi a servire porzioni di quinoa e succo d’ananas in terrazza o ad accompagnare in stazione qualche amministratore delegato pigro e il suo barboncino, mentre la mezz’ora di pausa pranzo a disposizione sfuma irrimediabilmente.

Le aziende festaiole per gli apprendisti sono il peggio del peggio che possa esistere, insomma.

Perché a festeggiare sono solo gli altri.

Mentre noi soccombiamo. Continua a leggere “Riprendersi giugno”

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Dev’essere stato un uomo

“Mannaggia, Pilush, mi dici chi è stato?”

“Chi è stato a fare cosa, Doduck?”

“Ahi!”

“Doduck, sei sicura di star bene? Sei chiusa lì dentro da 45 minuti.”

“Sì. Ahi! Sto bene.”

“Ma si può sapere che stai facendo?”

“La ceretta, Pilush. La maledetta ceretta. Me lo dici chi è stato a inventare questo strumento di tortura legalizzato?”

“Oh no! Ora lascerai tutto il bagno appiccicoso, come l’ultima volta…”

“Non ci provare. Non è proprio il momento della predica, questo. Ahi!”

“Ho capito, ma fai almeno un po’ di attenzione a dove appoggi quelle strisce.”

“Tu credi sia divertente, eh?”

“Ma no, Doduck, non l’ho mai neanche pensato.”

“Oh, certo. Dev’essere stato un uomo.

“A fare che?” Continua a leggere “Dev’essere stato un uomo”