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Sessantottesimo giorno di prigionia.

“Pronto, Doduck?”

“Pronto, Sisch? Dimmi?”

“Ti disturbo?”

“Ehm, no, cioè, un attimo, sto impastando la pizza, dammi solo un secondo. Eccomi, eccomi.”

“Oh, scusa, Doduck. Se ti ho chiamato così, all’improvviso…”

Di sabato sera…

“Di sabato sera, sì. È che stavolta con Satti abbiamo passato davvero il segno, e raggiunto livelli di insulti mai raggiunti durante una lite tra colleghe.”

“O mannaggia.”

“Puoi dirlo forte. Da oggi pomeriggio abbiamo deciso di non rivolgerci più la parola. Mai più.”

“Ottimo.”

“Ho allora chiamato Capo Ridens per metterlo al corrente della situazione e spiegargli che l’ufficio non andrà avanti se le due responsabili non si parlano.”

Lapalissiano.”

“E che io non vedo alternative se non la frammentazione.”

“Frammentazione?”

“Dividerlo in due.”

“Ah.”

“Io, Squadra A, Satti, Squadra B. E divisione netta di tutte le altre risorse.”

Risorse?”

“Tu e la stagista Capci, fate parte dell’ufficio insieme a noi.”

“Chiaro.”

“Ti chiamavo per questo, Doduck: Satti potrebbe continuare a fare malamente quello che fa, portando con sé Capci.”

“Povera Capci…”

“Lo so, dispiace un po’ anche a me. Ma non faccio tanto testo dato che io non mollerei con Satti neanche il mio peggior nemico! Tu e io, però, penso che tu e io, senza quella palla al piede, potremmo fare grandi cose. Sì, insomma, a te andrebbe di seguirmi?”

“Ehm, oddio, così su due piedi, di sabato sera, e con il forno acceso…

“Oh, ma non devi rispondermi subito. Pensaci pure qualche ora ma dammi una risposta entro lunedì mattina.”

“Lunedì mattina?”

“Lunedì mattina io e Satti ci parleremo per l’ultima volta, in colloquio davanti a Capo Ridens, per risolvere la questione. Sarà allora che – se avrò il tuo ok – potrò annunciare la fine di un ufficio burrascoso e la nascita di un duo pronto alla conquista del mondo!”

 

 

I Peanuts in... 60 noccioline!

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Tredicesimo giorno di prigionia.

“Ehi, Doduck…”

“Ehi, Pilush…”

“Tu che ne pensi?”

“Che ne penso di che cosa?”

“Il Presidente ha messo ulteriori divieti. Hanno chiuso tutte le attività non indispensabili.”

“Ah, già.”

“E?”

“Penso abbia fatto bene.”

“Uhm.”

“No?”

“Forse. Ma ora tutti correranno a fare la spesa.”

“Ma no, Pilush, che dici? I supermercati rimarranno aperti.”

“Uhm.”

“Ma sì, certo.”

“Ma magari finiranno le scorte.”

“Direi di no.”

“E tu che ne sai?”

“Non lo so, a dire il vero, ma tutti dicono di stare tranquilli.”

Mah.”

“Ma sì, Pilush, anche i tg parlano chiaro.”

“Senti, Doduck.”

“Eh.”

“Penso che dovremmo iniziare a razionare il cibo che abbiamo.”

“Ma se ti ho detto che non c’è motivo di agitarsi!”

“Ma non dico di agitarci, infatti. Solo di fare più attenzione a quello che consumiamo…”

“Tipo?”

Evitiamo di consumare in un’unica volta più di un ingrediente.

“Temo di non seguirti.”

“Che ne so, oggi a pranzo abbiamo mangiato pasta salsiccia e zucchine…”

Lo so bene!

“Beh, avremmo potuto preparare oggi una pasta con le zucchine e domani una con la salsiccia.”

“Eddai, Pilush.”

“E invece delle scaloppine ai funghi, stasera potremmo farci una fettina ai ferri, così i funghi rimarrebbero per domani.”

Non rinuncerò ai funghi, stasera. Scordatelo!”

“Invece della pizza al prosciutto che tu e Ciotti avete impastato l’altra sera, avreste dovuto preparare della pizza margherita, così avremmo ancora del prosciutto a disposizione.”

“E perché non una pizza al pomodoro, così avremmo ancora anche la mozzarella?”

Ben detto, Doduck!

“Smettila, Pilush.”

“Anche la torta al cioccolato fatta ieri era un po’ eccessiva.”

“Ma una torta al cioccolato senza cioccolato, che torta è?”

“E forse potremmo fare colazione una mattina con solo caffè, e quella dopo con solo latte. Caffellatte ogni mattina mi sembra davvero un po’ azzardato, di questi tempi.”

“Temerari, proprio.”

“Non dico di arrivare a togliere anche il cibo a Ciotti…”

“Ci mancherebbe.”

“Però sbaglio o stasera le hai dato pollo e patate? E merluzzo e pomodorini, ieri?”

“Pilush!!”

“Ok, ok. Dico solo che – magari – dovremmo iniziare a fare un po’ più di attenzione.”

“Senti. Non c’è motivo di preoccuparsi. Davvero.”

“Ne sei sicura?”

“Ma sì, andrà tutto bene. Il Presidente lo ripete convinto ormai da un mese!

“Ecco. Appunto.”

 

 

Risultato immagini per peanuts pizza

Elenco dei principali motivi che mi portano a credere che la vita sia bellissima, ma non oggi e non qui.

Venerdì pomeriggio in un ufficio semideserto. Pilush partito da una settimana. Neve.  Unico mezzo di locomozione: bicicletta. Neve e temperature esterne sotto lo zero. Frigorifero vuoto. Nessuna voglia di andare a fare la spesa. Residenza e rispettivo seggio elettorale a 500km di distanza. Bustine di the terminate. Cioccolato in casa terminato. Tulipani secchi nel vaso. Lista di cose da fare in aumento. Libri universitari intonsi. Dolori premestruali. Nessuno con cui condividere un sushi all you can eat. Autobus affollati. Ore troppo lunghe. Giornate troppo corte. Molti nemici. Poco onore. Pigiama morbido tra la biancheria sporca. Puzza indicibile che sale dalla doccia. Pilush lontano per le prossime due settimane. Mancanza di aumenti considerevoli nello stipendio appena arrivato. Neve. Nessuno con cui guardare Netflix sul divano. Biscotti finiti. Prosciutto finito. Capelli da lavare. Alberi spogli. Instagram. Amiche troppo impegnate per vedersi. Gente antipatica troppo libera di farsi vedere. Sacchetti biodegradabili che si rompono. Insistenti sms da Vodafone. La brutta faccia del proprietario di casa. Piedi freddi. Trasferta lavorativa programmata fra 4 giorni. Pioggia. Bidone della spazzatura da svuotare. Neve. Nessuna offerta di lavoro alternativa. Salatissima bolletta del gas. Nessuna concreta possibilità di vincere alla lotteria. Ascensore bloccato. Nessuno che voglia più passare la serata a giocare a Monopoli. Pulizie di casa rimandate da settimane. Neve. Nessuna torta in forno. Cassiera lenta. Discorsi politici qualunquisti. Persone nervose. Un sacco di lavoro da fare. Nessuna ispirazione. Email in attesa di risposta. Un sacco di strada da percorrere. Corso formativo obbligatorio per apprendisti. Labbra screpolate. Nessuna pizza in congelatore. Nessun minestrone in offerta. Emil che continua a raccontare del suo dolore alla gamba. Satti che brucia incenso per purificare la nostra aura. Nessuno con cui guardare l’ultima puntata di MasterChef scaricata. Centralinisti saccenti. Estetiste irraggiungibili. Peli ingestibili. Toni di voce sgradevoli. Stagione estiva troppo lontana. Vacanze pasquali non previste. Nulla di bello da guardare stasera in tv. Maglione infeltrito. Pioggia. A corto di passatempi. A corto di idee. A corto di stimoli. A corto di gioia. A corto di carta igienica. E di deodorante ascellare al borotalco. Supermercato lontano. Supermercato molto caro. Pilush che rimanda ancora il suo ritorno. Cassa d’acqua trasportata a piedi. Nessuno con cui condividere un kebab. Foto sfocate. Sessione scaduta. Caldaia lenta. Notti brevi. Sonno arretrato. Noia. Accidia. Tedio. Ansia. Fame. Freddo. Pipì. Doppie punte. Ultimo feedback ricevuto dal capo: “Doduck, questo materiale fa schifo.”

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Oh, mamma!

“No, Pilush, la mia mamma ci mette la farina O, quella per pizza”.

“Sì ok, Doduck, ma la mia mamma ci mette anche un po’ di quella di semola, io proverei.”

“La mia mamma però fa quella specie di fontana, sul ripiano di marmo. Aspetta, dammi qua, fammi provare.”

“Ma noi non abbiamo un ripiano, tanto meno di marmo.”

“Ah. Già. E allora?”

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