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Ventiseiesimo giorno di prigionia.

“Pss… Doduck. Ehi, Doduck.”

“Uhm…”

“Doduck, ho un presentimento.

“Pilush, ma che ore sono?”

“Quasi l’alba.”

“Quasi l’alba?”

“Cinque meno un quarto.”

“Oddio, Pilush. Perché non dormi?”

“Non posso, Doduck. Sto pensando a quando abbiamo lasciato Lavorandia, due giorni fa.”

“E?”

“Appena arrivato il lasciapassare definitivo della Protezione Civile abbiamo chiuso casa in fretta e furia, mentre Ciotti urlava come una pazza.

“Sì. E?”

“Sento che abbiamo dimenticato qualcosa.”

“Sì, Pilush. Ci siamo dimenticati metà dei pannolini lavabili di Ciotti sullo stendino. Lo sai. Errore gravissimo, tra l’altro, che ci costerà tanto in organizzazione quotidiana, nervi e lavatrici extra. Mannaggia.”

“Uhm.”

“Colpa mia,  in parte, che ho organizzato la valigia, ma anche in parte tua, ‘ché è sempre un po’ colpa tua. Ma ne abbiamo già parlato per tutto il viaggio, dai.”

“Infatti.”

“Torna a dormire.”

Credo ci sia dell’altro. Abbiamo spento la ciabatta della sala?”

“Sì.”

“Abbiamo annaffiato le piante sul balcone?”

“Sì.”

“Abbiamo chiuso la finestra del bagno?”

“L’hai chiusa tu, no?”

“Ah, già.”

“Io ho chiuso il gas, e tu l’acqua.”

Abbiamo spazzato per terra?

“Non mi sembra di vitale importanza, comunque sì. L’ho fatto io.”

“Caricabatterie pc?”

“Preso.”

“Uhm.”

“Eddai, rimettiti a dormire.”

“Abbiamo chiuso a chiave il portone?”

“Doppia mandata.”

“Va beh.”

“Davvero, Pilush: abbiamo preso la bambola di Ciotti e le bolle di sapone. Io ho svuotato frigorifero, lavastoviglie e dispensa. Tu hai buttato l’immondizia. Puoi dormire sonni tranquilli…”

“No, tu hai buttato l’immondizia, Doduck.”

“No, tu hai buttato l’immondizia, Pilush.”

“No, tu dovevi buttare l’immondizia, Doduck.”

“Merda.”

 

Cometipare032

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Ventiquattresimo giorno di prigionia.

Se proprio ve lo devo dire siamo un po’ delusi.

Tutte quelle telefonate, tutte quelle questioni. Prefetture, Asl, tecnici, volontari, siti online, social network, ognuno a dirci la propria opinione su questo viaggio.

Stamattina, figurarsi, per scrupolo abbiamo addirittura richiamato la Protezione Civile di Lavorandia dicendo che allora noi si parte, eh? Abbiamo tutto in regola? E quelli ci dicono che sì, tutto a posto, anche se….a ragionarci bene…. sì, insomma, certo, magari se vi foste fatti scrivere due righe dal medico curante del Doduck Papà, cioè, se lui avesse certificato nero su bianco la necessità di assistenza del Doduck Papà, allora probabilmente – forse – avreste avuto una chance in più di passare indenni tutte le frontiere di regione e di non incappare in multe da triliardi di dollari, nonché nel rischio non troppo remoto di reclusione a vita per crimini contro l’umanità.

E così noi via, con i bagagli pronti e Ciotti già sull’uscio, a perdere altre cinque o sei ore di tempo, tentando di recuperare il lasciapassare dei lasciapassare a opera del medico curante per poi inoltrarlo alla scrupolosissima Protezione Civile. Ho detto Protezione Civile? Intendo dire alla scrupolosissima Super Protezione di Civili, per poi attendere ancora un tempo indefinito per un’ultima loro email di nulla osta definitivo.

Insomma, e alla fine? Dopo tutto il ragionare e rimuginare e riflettere e interrogarsi e dopo aver caricato la macchina con mosse chirurgiche, e mascherine, e guanti, ed esserci disinfettati da capo a piedi, tutti e tre, per almeno 57 volte, ed essere finalmente riusciti a imboccare la via, con tutta la documentazione stampata e ben in vista sul cruscotto?

Alla fine niente.

Niente di niente.

Zero vigili, carabinieri o poliziotti.

Nessuna pattuglia o guardia di confine. Neanche un militare o un casellante a chiederci mezza generalità. Nessuno che si sia interessato a noi lungo il tragitto. O che si sia appuntato qualcosa sulla nostra partenza. O che abbia notato il nostro spostamento di kilometri. O che si sia reso conto che siamo finalmente riusciti ad arrivare alla casa dei Doduck Genitori. Niente di niente.

Neanche un misero tentativo di alt o perquisizione.

E noi che eravamo pronti all’avventura…

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Ventitreesimo giorno di prigionia.

Abbiamo telefonato alle prefetture di ogni regione.

Abbiamo parlato con le Usl e le Asur, con la Croce Rossa, i numeri verdi e la Protezione Civile, abbiamo mandato email, compilato autocertificazioni e stampato ogni sorta di documento o giustificativo.

Abbiamo giurato e garantito di essere in ottima salute, di star già osservando un’autoquarantena da settimane e di non voler, in alcun modo, portare focolai di Coronavirus in giro per l’Italia.

Dovremmo essere a posto ma nessuno può rilasciarci un lasciapassare ufficiale: starà alle singole pattuglie che controllano strade e confini valutare i motivi del nostro spostamento e decidere se farci proseguire o meno.

Dunque domani ci proviamo.

Non sapendo quando e se potremo far ritorno a Lavorandia prepareremo bagagli duttili, pronti a ogni evenienza e a ogni stagione, caricheremo poi Ciotti e dieci chili di disinfettante in macchina e partiremo per un viaggio di 500km, attraverso tre regioni, alla volta della casa del Doduck Papà invalido, in soccorso della Doduck Mamma.

Se da qui a 24 ore non leggete nostre notizie su questo blog, preoccupatevi pure.

Che poi oggi era il compleanno di Pilush e parliamoci chiaro: sarebbe poco carino, al suo secondo giorno da trentacinquenne, collezionare un arresto per tentata procurata epidemia.

 

 

 

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Quattordicesimo giorno di prigionia.

Che il Doduck Papà, qualche tempo fa, non se la sia passata troppo bene ve lo avevo già accennato.

E che, dopo qualche tempo, continuasse a non passarsela alla grande, anche.

I 70 anni che compirà fra qualche giorno completano il quadro e lo rendono –  a tutti gli effetti – uno dei soggetti più a rischio di questo momento storico. Sì insomma, uno di quelli che poi i giornali dicono “era anziano, e con patologie pregresse. Amen”.

Per questo, da quando è iniziato il casino, lui e la Doduck Mamma si sono chiusi in casa senza più sentire né vedere nessuno nel raggio di miglia e miglia.

Certo, hanno un bello spazio e una buona dispensa. La loro potrebbe, tutto sommato, essere considerata quasi una bella reclusione, non dico un Castel Gandolfo papale, ma almeno una Sant’Elena napoleonica per quiete e panorama.

C’è un unico problema: l’essere davvero completamente soli in una situazione per loro più precaria che per altri.

Il Doduck Papà necessita infatti di un sacco di cose a cui, in questi mesi, contribuivano alcune persone – dagli infermieri, al fisioterapista, al medico, alla badante – che, al momento, non possono proprio più avvicinarsi alla regale dimora.

Per ora la Doduck Mamma tiene botta. Da sola.

Alti e bassi, ma tiene botta.

Non sapendo, però, per quanto tempo durerà ancora la prigionia e per quanto ella, effettivamente, terrà botta, stasera ho provato a contattare alcuni dei numeri verdi messi a disposizione durante l’emergenza per capire se, eventualmente, vista la situazione-e autodichiarato il mio assoluto benessere-e la mia autoquarantena di già due settimane-e l’assoluto malessere o futuro tale della coppia genitrice-e l’effettiva (non irrisoria) distanza di 500km circa che intercorre fra Lavorandia e la dimora in questione-sarebbe stato, in qualche caso, possibile ipotizzare un’eventuale scavallamento di comune e regione per raggiungere i soggetti in difficoltà.

“Viste le condizioni di salute di suo padre, è autorizzata allo spostamento”, mi hanno risposto. “Spostamento che, proprio per le condizioni di salute di suo padre, è altamente sconsigliato.

 

Risultato immagini per peanuts telefono

 

 

 

 

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Cara Trenitalia, ascolta a mammà!

Cara Trenitalia,

era effettivamente da un po’ di tempo che non sentivo più la necessità di scriverti una delle mie lettere.

E tu avrai pensato fosse tutto finito fra noi, ché ormai che sono diventata mamma mi fossi messa l’anima in pace. Che avessi smesso con queste pretese da giovane pendolare spensierata. Che, anzi, mi mancasse il tempo e la voglia per far polemica.

Ebbene, pensavi male: eccomi qui.

È vero, diventando mamma cambiano tante cose. In parte anche il modo di viaggiare. Ho smesso, per esempio – lo capirai – di prenotare viaggi su Blablacar.

Ho preso invece, molto più spesso, a fare lunghe traversate dell’Italia in macchina – io, Pilush e Ciotti da soli – macinando infiniti km di autostrada, di giorno e di notte, per interminabili ore, allungate anche dalla necessità di fare un numero indefinito di soste per poppate/pipì/rifornimenti/cambi/fame/pianti.

Poi, a un certo punto, ho pensato che – perché no – avrei potuto darti una chance e anzi, cercare di ricostruire il nostro rapporto messo più volte a dura prova, sfidandoti su una nuova e ostica materia: viaggio in treno con neonata. Continua a leggere “Cara Trenitalia, ascolta a mammà!”