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50 sfumature di rosso

All’Azienda Ridens nessuno sospettava niente. Della gravidanza, dico. Un po’ perché, in effetti, è ancora presto perché si intraveda qualcosa. Un po’ perché – ve l’ho detto – questi ultimi sono stati giorni frenetici fatti di chiusure di bilanci, di riunioni di fine anno, di cene di inizio estate, di clienti che vanno e che vengono, di caldo, stanchezza, zanzare e pensieri per la testa che ti portano lontano anni luce, solitamente su una spiaggia deserta a sorseggiare un drink.

E anche io, a dire la verità, mi guardavo bene dal dirlo o dal farlo capire in qualche modo. E non tanto per non attirare attenzione o per non affrontare il discorso con Capo Ridens che – poverino – potrebbe non prendere benissimo questa mia scelta a dir poco incresciosa per l’azienda.

No, dicevo, io temporeggiavo più che altro perché qualsiasi credenza popolare vagamente ricordata, pagina Google consultata o app per cellulare installata sconsiglia, da sempre e a gran voce, di rendere pubblica la notizia prima del compimento del terzo mese di gravidanza, pena una sorte tremenda per la futura mamma, il nascituro e tutta la dinastia.

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Poteva essere l’uomo della sua vita

“Mannaggia, Doduck, è successo di nuovo…”

“Cosa Satti? Che ti è successo?”

“L’amore…avevo di nuovo trovato l’amore…

“Ah, ecco.”

“E invece no.”

“Oh, mi spiace.”

“Credo lui non vada bene per me, nemmeno stavolta.”

“Perchè, cos’ha che non va? È di nuovo un macellaio che attenta al tuo veganesimo?

“Ma no, Doduck, che dici!”

“E allora è di nuovo troppo basso per i tuoi gusti?”

“No, no, anzi, avrebbe proprio la giusta altezza!”

“Ma stavolta siamo almeno sicure che sia un uomo, e non tua madre?

“Ma certo, Doduck. Stavolta si trattava proprio di un uomo in carne e ossa, alto al punto giusto, e pure muscoloso!

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La cosa

C’è una cosa, un’annosa questione, che da tempo divide i diversi uffici a piano terra dell’Azienda Ridens, con schiere di dipendenti fermi su ideologie contrapposte.

Ci sono alcuni per cui la cosa – questa cosa – è da ritenersi immorale. Un atteggiamento assolutamente sbagliato. Blasfemo, oserei dire. Questi guardano con circospezione il prossimo, e lo annusano talvolta, per capire se abbia l’aura del peccatore.

Ci sono altri per cui si tratterebbe di qualcosa – tutto sommato – non di fondamentale importanza. Eppure preferirebbero il fatto non si verificasse. Un po’ una questione di principio, mettiamola così.

Per alcuni la cosa è innominabile e il sol pensiero provoca, in questi, rossore.

Qualche collega sostiene di non averlo mai fatto, anzi, sarebbe pronto a giurarlo.

Altri ammettono che sia capitato. Raramente. Ma qualche volta sì.

Poi ci sono gli spioni, contrari o meno non importa. Il loro passatempo è capire se gli altri lo fanno. Sono capaci di appollaiarsi in qualche angolo e di rimanere lì a lungo, concentrati, aguzzando l’udito con la speranza di cogliere qualcuno in flagranza di reato.

Ci sono gli attenti, che non hanno bisogno di sforzarsi: quando qualcuno lo fa, se ne accorgono seduta stante.

Ci sono gli increduli, che ancora non si capacitano di come sia possibile riuscirci così, durante le otto ore di lavoro canoniche.

Ci sono i subdoli, che lo fanno ma poi sono bravissimi a nascondere le prove.

Ci sono estremisti che firmerebbero una petizione pur di proibire queste pratiche in luoghi affollati, e ci sono pessimisti che proverebbero anche, ma non credono di esserne in grado. Non qui. Non così.

Alcuni si chiedono se anche tra gli uffici del primo piano abbiano questo dilemma. Altri, per non si sa bene quale motivo, giurerebbero essere un problema esclusivamente nostro.

E infine ci sono gli schietti. Colleghi e colleghe che non solo adorano la cosa e sono fieri di riuscire nell’impresa (anche se in rapidità, stressati fra una riunione e l’altra), ma che soprattutto, un po’ per indole, un po’ per soddisfazione, un po’ per uno strano perverso divertimento, ci tengono proprio a rendere partecipe tutto l’ufficio, ogni volta che – nel bagno comune – finiscono di fare la cacca.

 

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Contento lui…

“Ehi Puad, Capo Ridens sta facendo i colloqui con il personale. Chissà come si svolgono, che si fa,… Sì insomma, mi hanno detto che magari si rivede il contratto, o si può parlarne per lo meno…”

“So tutto Doduck. Io il colloquio l’ho già fatto!”

“Davvero?”

“Sì e sono felicissimo. È andata proprio così. Mi sono seduto e mi ha fatto una proposta, un contratto vero, dopo questi 18 mesi di stage.

“Oddio, Puad. Ottimo! E io che pensavo saresti rimasto stagista a vita….”

“Sempre scettica tu.”

“Beh, quindi? Che tipo di contratto ti ha proposto?”

“Mi ha proposto un tempo determinato, fino a dicembre.”

“Ah.”

“Ah?”

“Beh. Ok. Cioè, cavolo, fino a dicembre? Sono 9 mesi.”

“Sì, mi sembra ottimo, no?”

“Sì, cioè, insomma. Neanche un anno.”

“Va bene lo stesso, dai…”

“Sì. Va bene lo stesso. Ma perché non ha proposto anche a te un apprendistato?”

“Ah. Boh, non saprei Doduck.”

“All’azienda costa pochissimo ma almeno sono tre anni garantiti.”

“Uhm, forse hai ragione.”

“Un po’ di certezza in più, in questo mondo precario. Non credi?”

“Va beh Doduck, ma sono contento lo stesso.”

“Ok Puad. Hai ragione tu, se sei contento va bene cosi. Altri 9 mesi non sono poi male.”

“No, infatti!”

“E poi non sarà apprendistato ma ti avrà almeno alzato lo stipendio – con un tempo determinato full time – rispetto allo stage, no?”

“Oh, certo Doduck. È anche per questo che sono felicissimo. Sai com’è, dopo un anno e mezzo, i 500 euro mensili iniziavano a pesarmi un po’.”

“Immagino..”

Pensa che ora me ne darà 650.

“650?”

“Sì, Doduck. O 700, forse. Vuole pensarci ancora un po’.

“Ah, vuole pensarci. Mannaggia a lui.”

“Che hai Doduck?”

“650 euro. Full time.”

“Forse 700, hai capito?”

“Puad, mi sembra assurdo.”

“Lo so, anch’io stento a crederci. Sono al settimo cielo, te l’ho detto!”

 

Donald_facepalm

 

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L’ammiratore segreto

Stamattina Satti ha ricevuto un pacco a sorpresa. Uno scatolone piombato in ufficio senza mittente e contenente un dono pensato senz’ombra di dubbio per lei.

Ha immediatamente capito si trattasse di un ammiratore segreto.

Piuttosto romantico, se consideriamo che fra due giorni sarà San Valentino.

Di qualcuno che l’ha studiata a lungo – per di più – e che deve tenerci particolarmente alla sua felicità dato che ha deciso di acquistarle un oggetto che rispecchia perfettamente i suoi gusti: uno zainetto a fantasia floreale.

Sì, ma chi?

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