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Puad

Puad è paffuto e riccioluto. Sui capelli neri ha sempre qualche residuo bianco, forse forfora, forse briciole, non saprei.

La voce di Puad inizia grave e finisce acuta, a ogni frase. A volte tende per questo a diventare fastidiosa, ma solo a volte.

Puad è arrivato nell’Azienda Ridens circa un anno fa, un mese dopo di me. Solo stamattina ha finalmente firmato il suo contratto di stage. Ma a Puad non interessa. Puad è un tipo tranquillo e senza troppe pretese. Appassionato di trash e cultura pop anni ’90, è amico di tutti qui. Passa da un ufficio all’altro, facendo qualche battuta o raccontando qualche suo aneddoto e riesce così a intrattenere chiunque, dalla signora che fa le pulizie ai tre capi che – di fronte a cotanta purezza e spontaneità – non possono far altro che farsi due risate da dentro le loro cravatte. Per lo stesso motivo, Puad è il re del gossip aziendale. Sempre aggiornato su ciò che accade, detiene le confidenze di tutti e ogni tanto si lascia scappare più del dovuto creando scompiglio fra gli uffici.

Puad è disponibile ma un po’ pigro, dunque quando può sparisce. Si dilegua. Finge di poterci essere, ma poi scompare. Gli capita soprattutto quando si tratta di fare lavori corporei, che ne so, spostare scatoloni, allestire sale. Puad, sempre ovunque e in mezzo a tutto, ha proprio una capacità innata nel capire quando è il momento di non farsi trovare. Continua a leggere “Puad”

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Di possibili partner e altra brava gente

Non è – davvero – che io non voglia scrivere su questo Blog. È proprio che ogni volta che decido di mettermici gli astri si scombinano e si verificano cataclismi per cui, alla fine, non riesco più a trovare un po’ di tempo, non tanto per scrivere, ma per vivere proprio.

Che poi uno pensa che la vita da ufficio sia tranquilla. Beh, la mia no.

Io, per esempio, in ufficio sto sempre a incontrare gente. Tanta gente.

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Apprendista capo del mondo

Lo so, lo so. Sono passati mesi dall’ultimo post, un tempo esorbitante e inaccettabile per chiunque, figurarsi per chi si occupa di comunicazione e compagnia bella, ché la frequenza è tutto e l’importante è essere costanti, e puntuali, e l’engagement, e la serialità, dove la lasci la serialità?

Ma tant’è. È che sono stati mesi intensi, tra i più pieni che abbia vissuto. E si sa, il tempo vola “quando ci si diverte”!

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L’importante è avere un piano

“Ciao Doduck, quando ci presenti il tuo piano d’azione?”

“Ehm. Salve, Capo Ridens, come sta? È bello vederla passare da queste parti, ogni tanto.

“Sì, sì, Doduck. È bello anche per me. Dicevo, vorrei che tu mi aggiornassi sul tuo piano d’azione. Anzi, no. Vorrei che tu aggiornassi me, Capo2 e Capo Supremo riguardo al tuo piano d’azione. Potresti convocarci in un giorno di questa settimana.

“Convocarvi? Io? Un attimo, Capo Ridens. Cosa intende di preciso con piano d’azione?”

“Eheh, ma come cosa intendo, Doduck. Il tuo piano. Sei qui da quasi due mesi, ormai. Ti sarai fatta un’idea del tuo ruolo e di come svolgerlo, no?”

“Sì, sì. Cioè. Un attimo. No.”

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Procrastinare danneggia gravemente la salute

Avete presente il dolce procrastinare di dicembre, l’allegro rimandare ogni scadenza, ogni bega e ogni impegno a dopo le feste? Avete presente la sensazione di tranquillità data dalla convinzione che poi, da gennaio, tutto sarebbe filato liscio come l’olio? Avete presente quando, a pochi giorni dal Natale, avete deciso di interrompere ogni attività nel punto esatto in cui eravate arrivati, concentrando le poche energie rimanenti per imbottirvi di panettoni e fare maratone di Netflix? Avete presente l’Anno Nuovo, quella cosa che solo un paio di settimane fa sembrava bellissima, soprattutto perché ancora tanto lontana? 

Beh. Ecco. Mi dispiace dirvelo, ma l’Anno Nuovo è arrivato proprio stamattina. E a vederlo da qui, più che una svolta, sembra una merda.

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Ci sono persone che non conoscono i peli superflui

Ci sono persone che riescono a fare dieci cose contemporaneamente.
Ci sono persone che lavorano di giorno, studiano di notte e mangiano nei momenti vuoti.
Ci sono persone che rispettano le scadenze, che mandano cento mail al secondo, che utilizzano le pause pranzo per fare jogging, che si riposano in pochi minuti e poi ripartono.
Ci sono persone che la sera, tornano a casa e si mettono a fare le pulizie di Pasqua. Ogni sera. Anche se mancano almeno cinque mesi, alla Pasqua. Continua a leggere “Ci sono persone che non conoscono i peli superflui”

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Saper cogliere l’essenza

La vita nell’azienda Ridens è frenetica. Non saprei spiegare bene il perché. Qui tutti sorridono, preparano caffè, si abbracciano, si raccontano aneddoti, pranzano insieme scambiandosi cibi vegani e fanno meditazione a metà pomeriggio, eppure, alla fine dei conti, non c’è un attimo di respiro.

C’è frenesia. Ed è una frenesia, certo, ben diversa dalla malsana ansia che si respirava nell’ufficio del Temibile Romtas e che rendeva tutti, in ogni momento, sull’orlo di una crisi di nervi, del tipo: arriva; lavora; produci qualcosa; ricevi un insulto per la cosa che hai appena prodotto; ricomincia da capo e così via,… però ecco, sempre frenesia è.

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Non tutti gli stage vengono per nuocere (forse)

“Pronto?”

“Sì, pronto?”

“Pronto? È lei Doduck? Ci sente?”

“Sì, pronto, la sento. E sono io, Doduck. Ma perché parla al plurale?”

“Ah, pronto, ciao Doduck. Siamo in due, in vivavoce. Si sente bene?

“Sì. Cioè, insomma…ho avuto giorni migliori…Me a lei interessa come sto?”

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Difficile a immaginarsi

Io adoro la pioggia. Giuro. Adoro i temporali forti, quelli con tuoni, fulmini, vento, magari un po’ di grandine…

Adoro la pioggia, l’autunno e l’inverno. Adoro quei pomeriggi/serate in cui si è costretti a rimanere a casa, magari sul divano, magari con un film, o con un libro, sicuramente con il plaid e una tazza calda perché fuori sta diluviando. Una gioia, proprio.

L’estate, per dire, la trovo molto fastidiosa. L’afa, le zanzare, le notti insonni, la sabbia appiccicata sulla pelle, il sudore, il condizionatore rotto, i 40 gradi all’ombra, la macchina sotto al sole, le piante che si seccano, la frutta che marcisce, il turismo spinto e le mille foto di vacanze, l’ostentazione di gioia e divertimento. Insopportabile proprio.

A pensarci bene, giusto una cosa salverei dell’estate: i temporali estivi. Continua a leggere “Difficile a immaginarsi”

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Ritorno a Lavorandia

Passate le due misere settimane di ferie estive, con la loro sfiga rinnovata e i loro concerti fra gente sudata e esaltata, non mi resta che tornare a scrivere qualcosa sulla mia tragica condizione di stagista, che poi è il motivo per cui questo blog era nato (ed è anche il motivo per cui fra un mese, allo scadere del mio stage, queste pagine si autodistruggeranno).

Dunque, dicevo, le vacanze sono durate due settimane e sono state più veloci di un ghiacciolo che si scioglie al sole, di un’onda che si porta via un castello di sabbia, dell’attimo in cui un piccione prende la mira e decide di cacarti in testa.  Continua a leggere “Ritorno a Lavorandia”