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Oh, mamma!

“No, Pilush, la mia mamma ci mette la farina O, quella per pizza”.

“Sì ok, Doduck, ma la mia mamma ci mette anche un po’ di quella di semola, io proverei.”

“La mia mamma però fa quella specie di fontana, sul ripiano di marmo. Aspetta, dammi qua, fammi provare.”

“Ma noi non abbiamo un ripiano, tanto meno di marmo.”

“Ah. Già. E allora?”

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L’importante è avere un piano

“Ciao Doduck, quando ci presenti il tuo piano d’azione?”

“Ehm. Salve, Capo Ridens, come sta? È bello vederla passare da queste parti, ogni tanto.

“Sì, sì, Doduck. È bello anche per me. Dicevo, vorrei che tu mi aggiornassi sul tuo piano d’azione. Anzi, no. Vorrei che tu aggiornassi me, Capo2 e Capo Supremo riguardo al tuo piano d’azione. Potresti convocarci in un giorno di questa settimana.

“Convocarvi? Io? Un attimo, Capo Ridens. Cosa intende di preciso con piano d’azione?”

“Eheh, ma come cosa intendo, Doduck. Il tuo piano. Sei qui da quasi due mesi, ormai. Ti sarai fatta un’idea del tuo ruolo e di come svolgerlo, no?”

“Sì, sì. Cioè. Un attimo. No.”

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Procrastinare danneggia gravemente la salute

Avete presente il dolce procrastinare di dicembre, l’allegro rimandare ogni scadenza, ogni bega e ogni impegno a dopo le feste? Avete presente la sensazione di tranquillità data dalla convinzione che poi, da gennaio, tutto sarebbe filato liscio come l’olio? Avete presente quando, a pochi giorni dal Natale, avete deciso di interrompere ogni attività nel punto esatto in cui eravate arrivati, concentrando le poche energie rimanenti per imbottirvi di panettoni e fare maratone di Netflix? Avete presente l’Anno Nuovo, quella cosa che solo un paio di settimane fa sembrava bellissima, soprattutto perché ancora tanto lontana? 

Beh. Ecco. Mi dispiace dirvelo, ma l’Anno Nuovo è arrivato proprio stamattina. E a vederlo da qui, più che una svolta, sembra una merda.

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Ci sono persone che non conoscono i peli superflui

Ci sono persone che riescono a fare dieci cose contemporaneamente.
Ci sono persone che lavorano di giorno, studiano di notte e mangiano nei momenti vuoti.
Ci sono persone che rispettano le scadenze, che mandano cento mail al secondo, che utilizzano le pause pranzo per fare jogging, che si riposano in pochi minuti e poi ripartono.
Ci sono persone che la sera, tornano a casa e si mettono a fare le pulizie di Pasqua. Ogni sera. Anche se mancano almeno cinque mesi, alla Pasqua. Continua a leggere “Ci sono persone che non conoscono i peli superflui”

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Zucche sbilenche, Morti burloni e Santi mattacchioni

Spesso mi capita di legare determinati periodi dell’anno al ricordo che nella mia mente ho di quei giorni. Halloween, Ognissanti e il giorno dei Morti, per esempio, sono una triade molto apprezzabile e che mi risvegliano pensieri diversi.

Dagli zero ai dodici anni, per me quei giorni hanno significato giornate passate nella casa in campagna, giochi tra fratelli, primi caminetti accesi, passeggiate nel bosco e soprattutto regali. A tal proposito, a farla da padrone, fra i tre giorni di festa era sicuramente il 2 novembre. Le origini terroniche di Doduck vogliono infatti che nel giorno dei Morti, i defunti cari alla famiglia passino di casa in casa per lasciare doni e dolciumi ai più piccoli. Lo so, è un usanza strana e un po’ macabra. Insomma, una bella tradizione. Continua a leggere “Zucche sbilenche, Morti burloni e Santi mattacchioni”

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Saper cogliere l’essenza

La vita nell’azienda Ridens è frenetica. Non saprei spiegare bene il perché. Qui tutti sorridono, preparano caffè, si abbracciano, si raccontano aneddoti, pranzano insieme scambiandosi cibi vegani e fanno meditazione a metà pomeriggio, eppure, alla fine dei conti, non c’è un attimo di respiro.

C’è frenesia. Ed è una frenesia, certo, ben diversa dalla malsana ansia che si respirava nell’ufficio del Temibile Romtas e che rendeva tutti, in ogni momento, sull’orlo di una crisi di nervi, del tipo: arriva; lavora; produci qualcosa; ricevi un insulto per la cosa che hai appena prodotto; ricomincia da capo e così via,… però ecco, sempre frenesia è.

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La conquista del mondo – Fase 2

Emil e Satti sono super trendy, super chic, super wow e super vegane. Saltellano su e giù per i corridoi colorati della loro agenzia, indossando gonne alla moda e parlando incessantemente al cellulare. Sorridono a tutti. Durante le pause caffè tirano fuori dal cassetto della scrivania biscottini “vegetalimabuonilostesso” da offrire ai colleghi e quando ricevono qualche cliente raggiungono livelli di gentilezza, ascolto, dolcezza e coccolosità che in confronto Madre Teresa era una tamarrona.

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Non tutti gli stage vengono per nuocere (forse)

“Pronto?”

“Sì, pronto?”

“Pronto? È lei Doduck? Ci sente?”

“Sì, pronto, la sento. E sono io, Doduck. Ma perché parla al plurale?”

“Ah, pronto, ciao Doduck. Siamo in due, in vivavoce. Si sente bene?

“Sì. Cioè, insomma…ho avuto giorni migliori…Me a lei interessa come sto?”

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Romanticismo d’oltralpe

“Hi, Doduck! Here is Bepò, from Switzerland, can you remember me?”

“Hi, Bepò, yes, sure, just like it was yesterday…do you understand?”

Bepò abita in Svizzera. È il figlio di una coppia di amici storici dei miei genitori, di quegli amici incontrati negli anni dell’università, ai tempi delle feste a casa e delle spaghettate notturne, ai tempi di euforia, chitarre e di Knock, knock, knockin’ on Heaven’s door. Continua a leggere “Romanticismo d’oltralpe”