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Cara Trenitalia, ascolta a mammà!

Cara Trenitalia,

era effettivamente da un po’ di tempo che non sentivo più la necessità di scriverti una delle mie lettere.

E tu avrai pensato fosse tutto finito fra noi, ché ormai che sono diventata mamma mi fossi messa l’anima in pace. Che avessi smesso con queste pretese da giovane pendolare spensierata. Che, anzi, mi mancasse il tempo e la voglia per far polemica.

Ebbene, pensavi male: eccomi qui.

È vero, diventando mamma cambiano tante cose. In parte anche il modo di viaggiare. Ho smesso, per esempio – lo capirai – di prenotare viaggi su Blablacar.

Ho preso invece, molto più spesso, a fare lunghe traversate dell’Italia in macchina – io, Pilush e Ciotti da soli – macinando infiniti km di autostrada, di giorno e di notte, per interminabili ore, allungate anche dalla necessità di fare un numero indefinito di soste per poppate/pipì/rifornimenti/cambi/fame/pianti.

Poi, a un certo punto, ho pensato che – perché no – avrei potuto darti una chance e anzi, cercare di ricostruire il nostro rapporto messo più volte a dura prova, sfidandoti su una nuova e ostica materia: viaggio in treno con neonata. Continua a leggere “Cara Trenitalia, ascolta a mammà!”

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Ampi margini di miglioramento

Una cosa che va alla grande, tra committenti e clienti di tutte le specie, sono le call di allineamento.

Non importa quale sia il progetto, lo stato dei lavori, se ci si conosca già o meno, se ci si stia simpatici. Non c’è giornata lavorativa che passi senza che qualcuno “proponga slot” per “incastrare agende” e mandi dunque un “outlook” per “fissare una call” (con l’obiettivo di “condividere brief, in vista dell’output, come se fosse antani,…“).

E non esiste ancora al mondo un modo per tirarsi indietro in maniera indolore da questo genere di inviti. Al massimo (se proprio), è possibile “rischedulare”.

Parlo delle conference call. Non si tratta altro che di lunghe e noiose telefonate di gruppo (ad alto tasso di inglesismi) che sostituiscono, almeno in parte, lunghe e noiose riunioni fisiche (lo spiego per la mamma che legge e poi si preoccupa).

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Dalle una spinta

Sono giornate frenetiche, tanto per cambiare.

Pilush è stato quattro giorni in trasferta lontano da Lavorandia, lasciando me e Ciotti alle prese con pappe, cambi pannolino, ufficio, spesa, lavatrici, traffico. Insomma, la vita.

Siamo state insieme a passeggio, al supermercato, alla posta, in ufficio, al bar, a buttare la spazzatura, a fare pipì. Ci siamo mosse in braccio, con il passeggino, con la fascia porta bebè, a ogni ora, con il sole, e con la pioggia scrosciante di questo inizio d’autunno.

Abbiamo portato avanti una personalissima lotta contro una zanzara, reduce dall’estate e particolarmente affezionata alla nostra camera da letto. Ne siamo uscite sconfitte, con punture su viso e mani, ma anche con la forte consapevolezza che siamo a metà ottobre e – ok il riscaldamento globale ma – più prima che poi, la natura farà il suo corso e la stagione fredda farà sparire questi terribili mostri. Continua a leggere “Dalle una spinta”

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Di pipì, apprensione e giornate troppo lunghe

La giornata di ieri è stata lunghissima, trascorsa all’Azienda Ridens con Ciotti che – quando proprio non so dove metterla – porto in ufficio e viene intrattenuta da tutti i colleghi come fosse ormai una mascotte (sì, devo ammetterlo: in questo caso l’atteggiamento Ridens dell’azienda – che saltuariamente consente di portare cani, gatti e bimbi in ufficio, come se vivessimo in un mondo felice – aiuta parecchio).

Finito l’orario di lavoro siamo poi corse dalla pediatra. La pipì di Ciotti infatti, da sempre limpida e cristallina come acqua degli angeli, da qualche giorno ha preso a fare un odore più intenso e Pilush, da papà apprensivo qual è (anche se non vuole ammetterlo), ha deciso di non poter più glissare sulla questione. Così – una volta finite le mille riunioni della sua giornata e trattenendosi dall’obbligarci a rivolgerci al pronto soccorso – ci ha costretto a raggiungerlo dalla dottoressa.

La quale ha provveduto a dotare al volo Ciotti di un sacchettino pensato appositamente per neonati e che, posto esattamente lì dove non batte mai il sole, avrebbe dovuto consentire rapidamente di raccogliere un po’ di pipì da far analizzare per scongiurare il pericolo di infezione.

L’analisi, tra l’altro, non avrebbe richiesto alcun laboratorio e nessun giorno di attesa. La dottoressa aveva infatti già pronta una cartina tornasole che, con una sola goccia di pipì, avrebbe dato un responso preciso e immediato che: Sibilla, spostati! Insomma, tutto poteva far sperare che nel giro di poco saremmo finalmente potuti tornare a casa, ponendo fine all’interminabile giornata.

Tutto, ma non Ciotti. La bambina più pisciona del mondo, in grado di farla ovunque (fasciatoi e magliette di mamma e papà inclusi), anche perché costantemente dedita alla poppata e quindi in continuo flusso di liquidi, che ieri sera – a quanto pare – era invece inibita.

Poco ispirata.

Asciutta, proprio. Continua a leggere “Di pipì, apprensione e giornate troppo lunghe”

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Provvidenziale precocità

Appena rientrate a Lavorandia io e Ciotti siamo passate a salutare la prozia suora 96enne e le consorelle all’Istituto dove vivono, pregano, cantano e si raccontano barzellette aspettando con ansia il momento in cui si congiungeranno con Lor Signore.

Da quando c’è Ciotti, le visite all’Istituto sono diventate un po’ più delicate. Fino all’anno scorso infatti ero la pronipote premurosa che andava a trovare la prozia con i biscotti, nonostante gli impegni e la vita fuori: ero per questo adorata da tutte. Da gennaio sono invece la nipote puerpera che va a trovare la zia con una figlioletta non battezzata e un compagno non sposato, insomma: un casino a cui non c’è vassoio di pasticcini che possa rimediare.

In quest’ultima occasione, tra l’altro, Pilush non ci ha potuto accompagnare. Ci siamo dunque presentate da sole suscitando subito nelle sorelle il terribile sospetto di avere di fronte una povera ragazza madre già condannata a rimanere nel peccato a vita. Continua a leggere “Provvidenziale precocità”