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Ventottesimo giorno di prigionia.

Qualche giorno fa, ve l’ho raccontato, abbiamo assistito a un pessimo tentativo di comunicazione interna in tempo di crisi da parte dei nostri superiori, Capo Ridens primo fra tutti.

Dopo quella videochiamata di gruppo a dir poco fallimentare che ha lasciato l’intero team dell’Azienda Ridens nello sconforto più totale per informazioni mancanti, lontananza dichiarata, sgomento dato da una solitudine forzata e prolungata (soprattutto per alcuni colleghi che vivono da soli) mi è venuta un’idea che – non potrete che essere d’accordo con me – aveva tutte le caratteristiche per essere la trovata del secolo, la svolta del mondo mondiale, o perlomeno una genialata per aziende sull’orlo di una scissione interna ai tempi del Covid-19.

Così, dopo aver titubato per una trentina di ore, ho preso il coraggio a quattro mani e ho scritto una email accorata con mittente l’intera mailing list dei dipendenti Ridens:

Cari colleghi tutti,

ieri, dopo una mezz’oretta dalla fine del nostro aperitivo online, ho notato tre persone ancora in videochiamata. Non so cosa ci facessero lì, a me son sembrate un po’ come quelli che rimangono a chiacchierare per strada, dopo che la festa è finita, perché hanno ancora voglia di stare in compagnia (forse avevano solo dimenticato di disconnettersi, ma non è questo il punto!).

Dunque mi è venuta un’idea per queste giornate a distanza in cui magari qualcuno si sente più solo, a volte spaesato dopo un corso sulla non-sicurezza in azienda, o semplicemente un po’ annoiato, o sull’orlo di una crisi di nervi per ascolto prolungato di Zecchino d’Oro (ma mi rendo conto che questa è una condizione che può toccare solo alcuni di noi). 

Questo è il link della call di ieri che da oggi potrebbe diventare il bar virtuale a cui chi vuole può accedere durante la giornata!

Il luogo in cui prendere un caffè insieme, o condividere la schiscetta tramite webcam, o in cui incontrarsi per raccontarsi qualcosa, aggiornarsi su come procedono le attività di lavoro o anche solo conversare sul meteo. 

Lo spazio è lì. Ci si può connettere a qualsiasi ora, anche senza darsi appuntamento, provando semplicemente a fare un salto e vedere chi c’è. Un po’ come succedeva al Bar dell’Azienda Ridens, appunto.

Che ne pensate? Magari sarà bello!
Doduck

Un’idea davvero geniale. Ve l’ho detto. Che se non fosse nata dall’ultima dei dipendenti Ridens ma dalla mente di qualche Responsabile HR sarebbe rimbalzata sui vari canali aziendali di tutto il pianeta, avrebbe vinto premi, e conquistato il mondo. Ne sono certa.

Una trovata talmente sorprendente che ha lasciato, appunto, tutti molto sorpresi.

È evidente.

Se no non si spiegherebbe il silenzio che ha portato con sé e che è durato per un’intera settimana. Sette lunghissimi giorni che quasi riuscivano a convincermi del fatto che quella super idea, in realtà, non se la fosse filata nessuno.

Poi, oggi – quando ormai, dopo un primo momento di onnipotenza, ero tornata a sentirmi un’inutile apprendista – ecco dal nulla un’email di Capo Ridens risvegliatosi, chissà come, dal torpore:

Doduck.
Stai davvero invitando tutti i tuoi colleghi a passare le proprie giornate al bar?
Forse dovrei licenziarti.
Eppure, non so bene perché, ma mi sembra un’ottima idea.
E brava Doduck!
Peanuts 2018 giugno 25 - Il Post

 

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Ventisettesimo giorno di prigionia.

La prigionia procede oramai da giorni.

Ventisette pieni, per me, Pilush e Ciotti. Almeno una quarantina per i Doduck Genitori, che hanno preferito chiudersi nella loro casa in campagna, senza alcun contatto esterno, già da quando tutto il Paese era ancora per le strade a dire #litalianonsiferma.

È passato un sacco di tempo, insomma, da quando ciascuno di noi ha incontrato un’ultima persona in carne e ossa.

Qui a casa della Doduck Mamma, infatti – vista la situazione di salute particolarmente delicata del Doduck Papà – spesa, farmaci e generi di prima necessità vengono consegnati da gente di buona volontà che li abbandona a distanza di sicurezza, sul prato, per un paio d’ore prima che qualcuno di noi vada a recuperarli.

L’unica altra forma di vita, oltre a noi cinque, è la gatta Sinca e il numero indefinito di gattini che da qualche giorno porta in grembo. Loro, un tot di uccellini svolazzanti, qualche ragno, formica, lucertola e poi nulla. Fine. Nessuno, nel raggio di kilometri.

E devo dire che tutti noi andiamo molto fieri di questo autoisolamento a cui stiamo tenendo botta per la nostra salute e quella della nazione intera. Che se stessimo tutti chiusi in casa, come dice Conte ma anche Fiorello, insomma, come consigliano tutti, forse usciremmo prima da sta cacchio di situazione. Mannaggia!

Poi, oggi, nel pieno di un lento e deserto pomeriggio domenicale, a un certo punto qualcuno ha suonato al portone.

Si è fatto avanti Pilush, l’impavido. Ha aperto la serratura, socchiuso appena l’uscio e provato a vedere chi fosse. Si è trovato davanti una giovane signora, con la mascherina in volto e dei guanti in lattice blu a porgergli due ramoscelli d’ulivo.

“Abbiamo fatto benedire le palme e stiamo facendo il giro di casa in casa a consegnarle.” ha detto, la sprovveduta, con la faccia da Maria Maddalena.

Mannaggia.

Cara signora Maddalena, ma a quale punto del decreto ha letto il permesso di uscire per consegna palme a domicilio? Prima o dopo il fatto dei cani e dei bambini? Ma davvero ancora non ci siamo, Maria Santa? Cioè, se perfino Amadeus dice che bisogna stare a casa, significa che proprio non si può mettere fuori il naso, no? Vuol dire che non si può uscire. Niente. Nisba. Punto e basta. Ok? Né per un aperitivo, né per un saluto veloce, né per una stretta di mano, né men che meno per andare a citofonare a casa di sconosciuti – ritirati da giorni e con fatica a vita privata in mezzo al nulla – alle 15 di una tranquilla domenica pomeriggio, con un ulivo poi. Fosse stato almeno un uovo di cioccolato.

Che poi lei l’ha fatto sicuramente per una buona causa, signora Maddalena, e avrà anche preso tutte le precauzioni del caso. E domenica prossima è pure Pasqua, siamo d’accordo. Ma io. Io ero appena riuscita ad addormentare Ciotti. E, non ho mai capito bene come funzioni con Gesù, ma le assicuro che Ciotti – non c’è San Tommaso che ne possa dubitare – Ciotti appena sente un citofono risorge.

Mannaggia.

Charles M. Schulz • La vita è come una bicicletta con dieci ...

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Ventiseiesimo giorno di prigionia.

“Pss… Doduck. Ehi, Doduck.”

“Uhm…”

“Doduck, ho un presentimento.

“Pilush, ma che ore sono?”

“Quasi l’alba.”

“Quasi l’alba?”

“Cinque meno un quarto.”

“Oddio, Pilush. Perché non dormi?”

“Non posso, Doduck. Sto pensando a quando abbiamo lasciato Lavorandia, due giorni fa.”

“E?”

“Appena arrivato il lasciapassare definitivo della Protezione Civile abbiamo chiuso casa in fretta e furia, mentre Ciotti urlava come una pazza.

“Sì. E?”

“Sento che abbiamo dimenticato qualcosa.”

“Sì, Pilush. Ci siamo dimenticati metà dei pannolini lavabili di Ciotti sullo stendino. Lo sai. Errore gravissimo, tra l’altro, che ci costerà tanto in organizzazione quotidiana, nervi e lavatrici extra. Mannaggia.”

“Uhm.”

“Colpa mia,  in parte, che ho organizzato la valigia, ma anche in parte tua, ‘ché è sempre un po’ colpa tua. Ma ne abbiamo già parlato per tutto il viaggio, dai.”

“Infatti.”

“Torna a dormire.”

Credo ci sia dell’altro. Abbiamo spento la ciabatta della sala?”

“Sì.”

“Abbiamo annaffiato le piante sul balcone?”

“Sì.”

“Abbiamo chiuso la finestra del bagno?”

“L’hai chiusa tu, no?”

“Ah, già.”

“Io ho chiuso il gas, e tu l’acqua.”

Abbiamo spazzato per terra?

“Non mi sembra di vitale importanza, comunque sì. L’ho fatto io.”

“Caricabatterie pc?”

“Preso.”

“Uhm.”

“Eddai, rimettiti a dormire.”

“Abbiamo chiuso a chiave il portone?”

“Doppia mandata.”

“Va beh.”

“Davvero, Pilush: abbiamo preso la bambola di Ciotti e le bolle di sapone. Io ho svuotato frigorifero, lavastoviglie e dispensa. Tu hai buttato l’immondizia. Puoi dormire sonni tranquilli…”

“No, tu hai buttato l’immondizia, Doduck.”

“No, tu hai buttato l’immondizia, Pilush.”

“No, tu dovevi buttare l’immondizia, Doduck.”

“Merda.”

 

Cometipare032

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Venticinquesimo giorno di prigionia.

“Oh, Doduck! Non mi sembra vero…”

“Pilush?”

“Tutta questa aria, tutto questo verde, tutto questo cielo, questo prato, questi fiori!”

“Eggià. Bello, eh?”

“Tutta questa libertà!”

“Chiamala libertà. Ricordi perché siamo qui?”

“Lo so, lo so.”

“E soprattutto, siamo sempre in quarantena.

“Già.”

“Che poi, pensavo, chissà per quanto durerà ancora questa condizione…”

“È che a me questa campagna mette allegria.

“Ma come? Ma se dicevi che stavamo trovando la nostra dimensione in quel folle isolamento in una micro mansarda cittadina, e che non te ne saresti più voluto andare?”

“Lo so. Ma ora che sono qui, e vedo tutto questo spazio…”

“Sì?”

“Niente. Penso che passerei volentieri tutta la mia vita in campagna.”

“Ah, ecco.”

“Sai cosa credo?”

“Cosa, Pilush?”

“Che già che siamo bloccati qui a tempo indeterminato dovremmo sistemarci un po’.”

“Dici?”

“Ma sì, far finta che, questa in campagna, ora sia la nostra vita normale.”

“Disfare i bagagli?”

“Non solo.”

“E cosa allora?”

“Voglio costruire un recinto.”

“E poi?”

“Poi prenderò tre galline. E una capretta.”

 

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Ventiquattresimo giorno di prigionia.

Se proprio ve lo devo dire siamo un po’ delusi.

Tutte quelle telefonate, tutte quelle questioni. Prefetture, Asl, tecnici, volontari, siti online, social network, ognuno a dirci la propria opinione su questo viaggio.

Stamattina, figurarsi, per scrupolo abbiamo addirittura richiamato la Protezione Civile di Lavorandia dicendo che allora noi si parte, eh? Abbiamo tutto in regola? E quelli ci dicono che sì, tutto a posto, anche se….a ragionarci bene…. sì, insomma, certo, magari se vi foste fatti scrivere due righe dal medico curante del Doduck Papà, cioè, se lui avesse certificato nero su bianco la necessità di assistenza del Doduck Papà, allora probabilmente – forse – avreste avuto una chance in più di passare indenni tutte le frontiere di regione e di non incappare in multe da triliardi di dollari, nonché nel rischio non troppo remoto di reclusione a vita per crimini contro l’umanità.

E così noi via, con i bagagli pronti e Ciotti già sull’uscio, a perdere altre cinque o sei ore di tempo, tentando di recuperare il lasciapassare dei lasciapassare a opera del medico curante per poi inoltrarlo alla scrupolosissima Protezione Civile. Ho detto Protezione Civile? Intendo dire alla scrupolosissima Super Protezione di Civili, per poi attendere ancora un tempo indefinito per un’ultima loro email di nulla osta definitivo.

Insomma, e alla fine? Dopo tutto il ragionare e rimuginare e riflettere e interrogarsi e dopo aver caricato la macchina con mosse chirurgiche, e mascherine, e guanti, ed esserci disinfettati da capo a piedi, tutti e tre, per almeno per 57 volte, ed essere finalmente riusciti a imboccare la via, con tutta la documentazione stampata e ben in vista sul cruscotto?

Alla fine niente.

Niente di niente.

Zero vigili, carabinieri o poliziotti.

Nessuna pattuglia o guardia di confine. Neanche un militare o un casellante a chiederci mezza generalità. Nessuno che si sia interessato a noi lungo il tragitto. O che si sia appuntato qualcosa sulla nostra partenza. O che abbia notato il nostro spostamento di kilometri. O che si sia reso conto che siamo finalmente riusciti ad arrivare alla casa dei Doduck Genitori. Niente di niente.

Neanche un misero tentativo di alt o perquisizione.

E noi che eravamo pronti all’avventura…