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50 sfumature di rosso

All’Azienda Ridens nessuno sospettava niente. Della gravidanza, dico. Un po’ perché, in effetti, è ancora presto perché si intraveda qualcosa. Un po’ perché – ve l’ho detto – questi ultimi sono stati giorni frenetici fatti di chiusure di bilanci, di riunioni di fine anno, di cene di inizio estate, di clienti che vanno e che vengono, di caldo, stanchezza, zanzare e pensieri per la testa che ti portano lontano anni luce, solitamente su una spiaggia deserta a sorseggiare un drink.

E anche io, a dire la verità, mi guardavo bene dal dirlo o dal farlo capire in qualche modo. E non tanto per non attirare attenzione o per non affrontare il discorso con Capo Ridens che – poverino – potrebbe non prendere benissimo questa mia scelta a dir poco incresciosa per l’azienda.

No, dicevo, io temporeggiavo più che altro perché qualsiasi credenza popolare vagamente ricordata, pagina Google consultata o app per cellulare installata sconsiglia, da sempre e a gran voce, di rendere pubblica la notizia prima del compimento del terzo mese di gravidanza, pena una sorte tremenda per la futura mamma, il nascituro e tutta la dinastia.

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Un uovo oggi o un pulcino domani

Pilush, sto male. Malissimo. Non credo riuscirò più ad alzarmi da questo divano.”

“Eddai, Doduck. Credevo le attività all’Azienda Ridens si fossero ormai un po’ rallentate,…”

“Sì, ma temo di aver accumulato così tanta stanchezza da essere tipo arrivata a un punto di non ritorno.”

“Sempre esagerata.”

“Ho mal di testa, mal di pancia, e..”

“…male di vivere.”

“Sì, anche. Sono uscita prima dall’ufficio e a malapena sono riuscita a pedalare fino a casa…”

“Ma scusa, non dovrebbe arrivarti il ciclo a breve?”

“Cosa vorresti dire, Pilush? Non provare a fare come quei maschi che riconducono qualsiasi malessere della donna alla sindrome premestruale. NON CI PROVARE!”

“Ok, ok. Dico solo che magari c’entra qualcosa con questa spossatezza, tutto qui.”

“Shhh, Pilush… Sto troppo male,…”

“Ok, Doduck. Cosa posso fare per te?”

“Un attimo, un attimo. Credo di dover vomitare.”

“Addirittura?”

“No, aspetta. Pericolo rientrato.”

“Doduck, vuoi che chiami un dottore?”

“Lascia stare, Pilush. Vorrei solo mi preparassi qualcosa da mangiare.

“Ah, ecco.”

“Eddai, ti dico che sto male! Evita il sarcasmo, almeno, no?”

“Va bene, Doduck. Che vuoi mangiare? Preparo un piatto di pasta? Vuoi una fettina di carne? Abbiamo anche delle verdure bollite, del formaggio,…”

“Pilush, mi viene da vomitare, ti ho detto!”

“Ok, Doduck. Senti, mi aspettano per gli allenamenti. Credo tu possa provvedere da sola al tuo sostentamento, stasera.

“No, Pilush! Aspetta, ti prego!  In frigorifero dovrebbero esserci ancora quei peperoni fritti. Potresti scaldarli e cuocerci dentro un ovetto? Ti prego!”

“Impossibile Doduck. I peperoni li ho fatti fuori oggi a pranzo.”

Li hai fatti fuori?

“Sì, Doduck, erano in frigo cotti da due giorni.”

“Hai fatto fuori i peperoni?”

“Già.”

Niente peperoni, e niente ovetto?

“Sì.”

“Ommioddio, Pilush. Sigh. E ora come, sigh, faccio, sigh, senza peperoni, stasera?”

“Doduck. Stai davvero piangendo perché ho mangiato dei peperoni?

“Sigh. No. Sigh.”

“Senti, Doduck, a proposito di ciclo…”

“Ancora stai lì a pensare al ciclo?”

“È solo che, ragiondandoci, non sono un po’ troppi giorni che mi dici che sta per arrivare?”

“Ti dico di smetterla, Pilush, sigh. Il ciclo non c’entra nulla in questa storia, sigh.

“Già, Doduck…”

“Sigh.”

“…in un certo senso, lo temo anch’io….”

 

 

– TO BE CONTINUED –

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