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Provvidenziale precocità

Appena rientrate a Lavorandia io e Ciotti siamo passate a salutare la prozia suora 96enne e le consorelle all’Istituto dove vivono, pregano, cantano e si raccontano barzellette aspettando con ansia il momento in cui si congiungeranno con Lor Signore.

Da quando c’è Ciotti, le visite all’Istituto sono diventate un po’ più delicate. Fino all’anno scorso infatti ero la pronipote premurosa che andava a trovare la prozia con i biscotti, nonostante gli impegni e la vita fuori: ero per questo adorata da tutte. Da gennaio sono invece la nipote puerpera che va a trovare la zia con una figlioletta non battezzata e un compagno non sposato, insomma: un casino a cui non c’è vassoio di pasticcini che possa rimediare.

In quest’ultima occasione, tra l’altro, Pilush non ci ha potuto accompagnare. Ci siamo dunque presentate da sole suscitando subito nelle sorelle il terribile sospetto di avere di fronte una povera ragazza madre già condannata a rimanere nel peccato a vita.

E dire che quella pargoletta, dagli occhioni vispi, ogni volta ci prova a farle ricredere. A convincerle tutte, dalla Superiora in giù, che, tutto sommato, anche se non battezzata, non sia una creatura demoniaca. Ma sono sagge loro, e sanno come non cedere alle tentazioni, o meglio, come concedersi giusto di darle qualche bacetto sui piedini o qualche pizzicotto sulle guance senza dimenticare di ribadire ripetutamente l’assoluta importanza del primo sacramento.

Quel giorno però è successo qualcosa.

Mentre ero impegnata in mille convenevoli e mandavo giù a forza un tazzone di caffè annacquato ripetendo che sì, l’avremmo battezzata prima o poi, e magari ci saremmo anche sposati, e magari saremmo anche andati a messa qualche volta e magari, magari,… e cercavo intanto di preservare Ciotti da quel nugolo di suore sdentate e un po’ rintronate che la circondavano come api sul miele, e tentavano di raggiungerla e slinguazzarsela, la bimba – senza alcun preavviso e come non aveva ancora fatto mai nella sua vita – ha iniziato a indicare con il ditino insistentemente qualcosa alle mie spalle.

Non ci avrei neanche fatto troppo caso se la Superiora, super eccitata, non avesse iniziato a gridare “Vuole andare da Sant’Anna! Sant’Anna!” facendo notare a tutto il refettorio come, appunto, Ciotti si stesse spontaneamente protraendo verso il quadro che ritraeva in tutto il suo splendore la Santa protettrice del loro ordine monastico.

E glielo avrei anche provato a spiegare – alla Gran Madre e alle altre nonnine – che la pupa si trova ora in una fase in cui qualsiasi quadro, soprattutto se grande e colorato come quello sfarzoso della Santa alle nostre spalle, la affascina e incuriosisce più di qualunque peluche o giocattolo sonoro.

E che sarebbe capace di rimanere incantata a guardarlo per ore, tentando anche di parlarci con vagiti e gorgoglii, come aveva appunto iniziato a fare in quel momento.

E che lo avrebbe comunque fatto, anche se si fosse trattato di un’immagine qualunque, o del ritratto di Belzebù in persona.

Ma poi la Superiora ha aggiunto convinta: “Non può che trattarsi di vocazione precoce! Credo voglia farsi suora!“, mentre le sorelle esplodevano in un’ovazione.

E a quel punto – lo capirete – mi è stato impossibile riuscire a trovare ulteriori giustificazioni agnostiche che reggessero.

“Credo anch’io”, non ho potuto far altro che concludere.

Mentre le suorine se la stavano già portando in processione per la stanza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Autore:

Stagista a tempo pieno. Giura che non se lo meritava.

25 pensieri riguardo “Provvidenziale precocità

    1. Ma neanche troppo dai, buttano lì qualcuna di quelle frasi che da una suora ti puoi aspettare, poi però ci ricevono sempre con gioia. Non sono così male, tutto sommato. Oppure dissimulano bene (anche se questo potrebbe essere peccato 😉 )

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