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Un lunghissimo viaggio

Il viaggio di rientro a Lavorandia è stato più lungo del previsto. Secondo i piani avremmo dovuto lasciare la casa dei nonni domenica per poter essere in ufficio lunedì mattina, poi però, complice il voler festeggiare con calma il sesto complemese di Ciotti, il timore che di domenica ci sarebbe stato più traffico e la convinzione di poter entrare in ufficio di lunedì pomeriggio sbrigando comunque tutto ciò che ci sarebbe stato da sbrigare, la partenza è slittata al giorno successivo.

Ovviamente lunedì abbiamo trovato in autostrada l’apocalisse. Tir, trasporti eccezionali, operai al lavoro, code chilometriche, caldo mortale, sete, fame, sonno e neanche un autogrill che ci spacciasse dei Pocket Coffee (a quanto pare d’estate li fanno sparire per evitare che si sciolgano).

Così, quando alla quinta ora di viaggio abbiamo realizzato che non saremmo mai arrivati a Lavorandia in tempi utili per recuperare la giornata di lavoro e che Ciotti si stava agitando davvero troppo per consentirci di preservare una qualche sanità psicofisica, abbiamo deciso di fare una deviazione, uscire dall’autostrada e fermarci all’Outlet.

Ora. Vorrei darvi qualche consiglio spassionato:

  • se vi trovate alla prima settimana di saldi, non andate all’outlet;
  • se il termometro ha superato i 36° e cercate refrigerio, non scegliete un outlet;
  • se siete con una neonata e con Pilush (sebbene intuisca che questo possa non essere probabile per tutti allo stesso modo), evitate in ogni modo l’outlet.

Pilush sta infatti attraversando una sorta di “crisi mistica del guardaroba”. Sostiene di avere abiti che non lo rappresentano, di voler cambiare stile, di non potersi più presentare alle persone indossando certa roba.

“Inizierò dalle t-shirt”, ha esordito, quel giorno, con tono minaccioso.

“Vorrei comprarne di belle, da poter mettere quando mi presento ai clienti, che rappresentino la mia indole creativa, ma con stile.” ha proseguito, entrando nel primo store, con me e la sorridente Ciotti al seguito.

“Ne comprerò altre sette o otto, non di più” ha proseguito dopo averne acquistate tre e provate trentasette, in altrettanti negozi, mentre io iniziavo a preoccuparmi.

“Certo, poi sarà il turno dei pantaloni.” ha tuonato. E qui anche Ciotti, la sdentata, ha iniziato ad adombrarsi.

“Delle scarpe, delle giacche e delle cinture.” ha proseguito, mentre perdeva definitivamente l’appoggio delle sue donne.

“Ma non prenderò tutto oggi.” ha tenuto a rassicurarci, vedendo me stremata e Ciotti sull’orlo di una crisi di pianto, dopo la sua terza ora di shopping.

“Si tratta di un processo lento, di un cambiamento che ha a che fare anche con l’essere diventato genitore. Dovresti pensarci anche tu, Doduck.” ha attaccato, a sorpresa.

“Ora che sei una mamma, non puoi più andare in giro conciata in quel modo.” ha infierito.

“Ti aiuterò io.” ha specificato.

“Smaltiremo tutto quello che abbiamo nell’armadio. Compreremo insieme dei capi degni della nostra nuova vita. E poi…”, ha detto, preparandosi a darmi il colpo di grazia,…

“E poi cominceremo anche a stirare.”

 

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Autore:

Stagista a tempo pieno. Giura che non se lo meritava.

38 pensieri riguardo “Un lunghissimo viaggio

  1. Mio marito era un fanatico delle camicie, camicie indossate sempre, che io stiravo sempre! Poi, non perché fossi finalmente rinsavita, per quello ci è voluto molto più tempo, ma per motivi relativi a una brutta caduta che mi ha lasciato un ricordo indelebile di limitazione e dolori alla schiena, ho smesso di stirare, per lui, per me, per tutti. Lui, per un po’, ha stirato, diminuendo la frequenza dei cambi di camicie, poi è passato alla tintoria, che ha dovuto presto abbandonare per motivi economici e semplici calcoli matematici: Ogni 10 lavaggi risparmiati circa avrebbe potuto comperarsi una camicia nuova! E fu così che è passato felicissimamente e per sempre alle t-shirt e qualche rara camicia non stiro. Le camicie superstiti subiscono un trattamento da me consigliato: lavaggio delicato, centrifuga moderata, appendere subito sull’attaccapanni, stendere all’aria aperta o vicino a un calorifero, in pieno inverno. Lui felice, io di più! Non stirare mai, mi raccomando!!!

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  2. non esistono le stirerie a lavorandia? Sarebbe la soluzione geniale al problema stiro.
    Il lunedì mattina e il venerdì pomeriggio sera sono da bollini rosso, neri, arcobaleno per l’autostrada. L’outlet? da evitare di norma. Un delirio in tempi di saldi.
    Povera Ciotti…
    Comunque siete arrivati sani e salvi a Lavorandia

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  3. Domando scusa ma già alla prima riga di questo post ho pensato…
    ‘O Pilush, no! Non ti trasformare pure tu in Enzo Miccio!!!’
    Assolutamente niente contro ma…omedeus…il caldo fa danni 🤣
    E povera Doduck che deve stirare con 36° gradi acc!
    Io ti capisco, eccome se ti capisco! porge cornetto

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  4. Una crisi consumistica post parto in piena regola! Certo ne conoscevo, ma solo in donne! Invece in questo caso gli è presa a un uomo! :-O Stai molto, ma molto, ma molto attenta! Dovete monitorarlo attentamente, tu e la piccola. Se attacca la solfa che non gli basta più l’armadio per le scarpe e ne vuole uno più grande, siete arrivati alla zona rossa, quella da cui potrebbe essere molto complicato uscire!
    😉 😀

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