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Romanticismo d’oltralpe

“Hi, Doduck! Here is Bepò, from Switzerland, can you remember me?”

“Hi, Bepò, yes, sure, just like it was yesterday…do you understand?”

Bepò abita in Svizzera. È il figlio di una coppia di amici storici dei miei genitori, di quegli amici incontrati negli anni dell’università, ai tempi delle feste a casa e delle spaghettate notturne, ai tempi di euforia, chitarre e di Knock, knock, knockin’ on Heaven’s door. Continua a leggere “Romanticismo d’oltralpe”

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Cibo, segreti & complotti (Tag)

Ebbene, è successa questa cosa: manca esattamente una settimana al compimento del mio quarto mese di blog e ieri sono stata nominata per la prima volta in un Tag.

Un Tag, tra l’altro, che ha come tema, il cibo. E come prima volta, mi sembra emblematico.

Comunque. Il Tag – lo scrivo per chi fosse quasi digiuno di WordPress (come Pilush, per esempio, che ha risposto a questa notizia con “Tag, che?”) – è un elenco di regole e domande da rispettare e a cui rispondere personalmente, per poi taggare, appunto, altre persone invitandole a dire la loro; una specie di test da rivista estiva (con la differenza che in fondo non si trovano i profili finali in cui rispecchiarsi), o una sorta di catena di Sant’Antonio 2.0 (con la differenza che se non si risponde al Tag non sono previsti 7 anni di sfiga o cose simili. O almeno spero).

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“Don’t you wish your girlfriend was hot like me?”

Venerdì sera stavo rientrando a casa dopo la consueta giornata in ufficio e le consuete ore di treno regionale. Neanche a dirlo, uscita dalla stazione, non ho trovato mezza bicicletta di bike sharing disponibile (sì, “mezza”. Mi sarei accontentata anche di una con la gomma a terra o senza freni. E invece, nulla…) e così mi sono incamminata a piedi.

Procedevo nel mio stanco barcollare per le vie quasi deserte di una sera di mezza estate in città ed ero ormai non troppo distante da casa, quando ho scorto, in uno spiazzo un po’ più largo, per strada, vicino a un marciapiede, tra aiuole e macchine parcheggiate, un bel vaso rettangolare con dentro due tipi diversi di piante da appartamento. Continua a leggere ““Don’t you wish your girlfriend was hot like me?””

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Basta un poco di zenzero

Da qualche giorno ho un bruciore di stomaco. Non so bene il motivo. Lo avrei attribuito al lavoro, allo stress, se non fosse che sono assente dall’ufficio da quattro giorni. Quattro giorni in cui, non essendoci Romtas e avendo poco da fare, ho pensato di chiedere un permesso per sbrigare altre faccende pseudo-lavorative con cui non starò qui a tediarvi.

Fatto sta che il mal di stomaco non si spiega. Continua a leggere “Basta un poco di zenzero”

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Pilush

Pilush è uno dei motivi per cui scrivo questo blog. È il fortunato ragazzo che ha l’onore di vivere con me e di prepararmi la cena ogni sera, stirarmi le camicie, fare la spesa per casa, occuparsi delle pulizie e delle bollette, svegliarsi insieme a me all’alba, prepararmi la colazione e il pranzo al sacco e aspettarmi la sera prendendosi anche tutte le sfuriate legate al mio stress-lavoro-correlato (di cui ho già accennato parlando di “rischio”). Insomma, Pilush è il motivo per cui le femministe di tutto il mondo possono essere orgogliose di me! Continua a leggere “Pilush”

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Sciò!

Oggi ho pranzato al parco. Come tutti i giorni, del resto.

Quello che io chiamo parco è in realtà un giardino, anche abbastanza piccolo, però è vicino all’ufficio e questo basta. È un giardino particolare perché lavora solo con gli impiegati. Niente famiglie, niente bambini che giocano, niente cani che corrono. Solo gente in tailleur o giacca e cravatta. E solo dalle 13 alle 14, perché poi si torna in ufficio.

Questa sua caratteristica, al di là di quanto si possa pensare, non lo rende troppo triste. Quella è un’ora delicata, in cui non si vorrebbe vedere nessuno, sentire nessuno, parlare con nessuno, soltanto morire, da qualche parte, in silenzio. E dunque, va bene cosi. Continua a leggere “Sciò!”

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Il fatto è che ho fame.

“Aspetta almeno fino alle 10. Aspetta almeno fino alle 10. Aspetta almeno fin….”

Il fatto è che ho fame.

E all’inizio di questo stagismo-pendolarismo-lavorofuoricasa pensavo che la cosa, prima o poi, sarebbe passata. Che lo stomaco si sarebbe ristretto. Sì, insomma, che con il passare dei giorni mi sarei abituata a vivere con una mezza colazione buttata giù a forza all’alba, un misero pranzo al sacco consumato dopo 7 ore, e nient’altro fino a sera. In fondo, c’è gente che vive anche con meno ed è comunque felice. Credo. Continua a leggere “Il fatto è che ho fame.”